4 dicembre, santa Barbara
Immagine: minatori al lavoro in una galleria della miniera di pirite di Gavorrano (GR) 1950/52. Fonte: LombardiaBeniCulturali.
Più di ogni altro, forse, il minatore può rappresentare il prototipo del lavoratore manuale, non solo perché il suo lavoro è così esageratamente orribile, ma anche perché è così virtualmente necessario e insieme così lontano dalla nostra esperienza, così invisibile, per modo di dire, che siamo capaci di dimenticarlo come dimentichiamo il sangue che ci scorre nelle vene. In un certo senso è umiliante osservare dei minatori al lavoro: suscita in noi un dubbio momentaneo sulla nostra condizione di “intellettuali” e di persone superiori in senso generale. Infatti ci si convince, al meno nel momento in cui si guarda, che è solo perché dei minatori sudano sangue che le persone superiori possono rimanere superiori. Voi e io e il direttore del “Times Literary Supplement“ e i poetini effeminati e l’arcivescovo di Canterbury e il compagno X, autore di un “Marxismo per gli Infanti“, tutti noi dobbiamo “realmente” la relativa decenza della nostra vita a quei poveri schiavi sotterra, anneriti fino agli occhi, con le gole piene di polvere di carbone, che spingono avanti le loro pale con braccia e ventre dai muscoli d’acciaio.
G. Orwell, [The Road to Wigan Pier, 1937], La strada di Wigan Pier, Milano, Mondadori, 1960 [Trad. G. Monicelli]














