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27-29 marzo 2026
La nostra prima uscita fuori che nonostante sembrasse rovinata per l'allerta meteo, alla fine è uscito il sole e ci ha fatto godere di un tempo sì freddo e ventoso ma anche sereno e divertente. Siamo stati in un campo di tulipani, mi aspettavo di meglio ma forse perché hanno appena riaperto, ma c'erano gli animali e appena ho visto i conigli penso che tutti i problemi della mia vita siano scomparsi, credo fermamente che se un giorno mi svegliassi con addosso 20 coniglietti che mi girano intorno, potrei davvero sfanculizzare tutte le pippe mentali che mi faccio, lol
Comunque, è stato un weekend molto bello, tralasciando la crisi della scorsa notte e il mal di pancia che ogni tanto ho avuto, vorrei soffermarmi solo sulle cose belle, ossia tutte: il borgo era davvero carino, piccolo, poco vissuto in questo periodo ma tranquillo, il bnb stupendo con la sala colazioni che si affaccia sul mare, la gente gentilissima, sia in bnb, che al ristorante e al bar, non mi sono mai sentita stanca sebbene la prima notte ho faticato a prendere sonno, idem lui (che odio un tempo facevo addirittura tutta una tirata) ma è stato bello dormire insieme, abbracciati, ma poi lui che ogni volta che mi giravo o respiravo diversamente mi chiedeva "tutto ok? Hai caldo? Stai bene?" sempre preoccupato e io "siii ma se me lo chiedi sempre non mi addormento più, lol". Mi ha sempre riempita di complimenti, soprattutto quando dopo mangiato mi vedevo gonfia. Mi serviva proprio questo weekend.
Ultima tappa, eravamo abbastanza vicini al cimitero dove hanno messo Loredana, la mia ex amica che si è suicidata quasi 2 anni fa, anche lui la conosceva. Le ho fatto una visita e sono crollata un po', sinceramente dopo tutto questo tempo non me lo aspettavo, mi ha preso nuovamente molto ma molto male.
E poi niente, oggi pomeriggio eravamo stanchissimi e abbiamo dormito un po' a casa sua, fisicamente oggi non stavo granché poi ma ecco, l'importante è che sia andato tutto (o quasi) bene 🧡
Termine originario del dialetto gipuzkera, parlato nella provincia di Gipuzkoa nella regione basca settentrionale, dove le antiche tradizioni marinare hanno plasmato un linguaggio ricco di metafore legate ai viaggi e alle tempeste. Zirimola descrive quel momento di sospensione in cui ci si sente sopraffatti dalle difficoltà quotidiane, come se si camminasse in un tunnel apparentemente senza fine. Non è però solo un senso di oppressione, ma contiene in sé il germe della rinascita: è la tensione tra il peso del presente e la tenacia indomita verso un domani migliore. Zirimola racchiude la tempra umana che, anche nei momenti più bui, mantiene viva la scintilla della speranza e la determinazione di correre verso l'uscita. È il riconoscimento che, per quanto profonda sia l'oscurità, c'è sempre la possibilità di un nuovo inizio, di una luce che attende.
USCITA
LIBERO IL PASSAGGIO
USCITA
“I pericoli fuori la gabbia sono mentali.
La paura dentro la gabbia è appannaggio della mente.
La mente ci controlla ed è controllata dall' esterno.
È una tensione continua tra il dentro e il fuori, ma è sempre la paura il grande tiranno.
Un Sé autentico e forte è l'unica via di uscita.”
— Mariangela Ceci
È un vortice calzante, coinvolgente; si muove a ritmo di musica.
Come una valanga da cui non puoi scappare, che scegli di guardare. L'inevitabile vince sul tuo desiderio di cambiare destino, ma la poesia che sprigiona ti fa credere che non sia la fine.
Ha la bellezza degli eventi atmosferici e le conseguenze distruttive che li accompagnano.
“Quelli che parlano d’amore sono convinti di sapere tutto dell’amore. Perché pensano che la loro esperienza faccia testo. Io questa cosa non me la spiego. L’idea che le proprie faccende d’amore abbiano l’autorevolezza del vissuto, voglio dire. Come se il vissuto dei parlatori d’amore (che infatti nei discorsi infilano sempre la parola «vita»: «Si tratta della mia vita», «Ormai è fuori dalla mia vita», «Ho messo la mia vita nelle sue mani e guarda come mi ha ripagato» ecc.) fosse una specie di precedente giurisprudenziale che fa stato nelle faccende amorose degli altri. D’accordo, non esiste una laurea in amore (anche se ci sono dei corsi di grammatica e sintassi amorosa con ausilio di specifici romanzi, come se poi i romanzi fossero bugiardini da consultare al bisogno), ma questo non vuol dire che tutti possono pontificare sul tema. Anche perché l’amore non è un tema. Soprattutto, quelli che parlano d’amore (il loro) sono convinti che lo spiegone ti interessi. Non li sfiora neanche l’idea che tu stia fingendo di ascoltarli mentre in testa ti è partita una fuga di massa dei pensieri che vanno alla ricerca disperata di uscite di sicurezza e frugano nella memoria a casaccio riesumando supplenti di matematica, compagni di scuola di cui hai dimenticato il nome o non l’hai mai saputo, un condomino che non saluta, una cyclette mai usata che forse è ancora a casa dei tuoi, fidanzate stronze, il giorno della tua laurea, Lilli Gruber, pasta patate e provola, King Kong, la prima volta che hai pagato in euro, il setter irlandese di una vicina che somiglia in maniera impressionante a Jeremy Irons. No, loro proseguono imperterriti, espongono, argomentano, commentano, divagano; e non lo fanno perché sono spinti da un bisogno di confidarsi (che almeno avrebbe la nobiltà della richiesta d’aiuto), non ci tengono a raccontarti i fatti loro, non sono pettegoli in quel senso. Quello che vogliono è testarti come uditore per brevettare le loro teorie, qualora superassi la prova da sforzo.”
— Diego De Silva, “Sono felice, dove ho sbagliato?”
La vignetta di Mauro Biani è di otto anni fa, ma è evidente che siamo ancora lontani dal trovarla, la via di uscita.