“ Di fronte a tanti equivoci che vi sono nel definirsi filosofo, un filosofo non può fare altro che continuare con forza a definirsi tale. Il carico del nome gli ricorda che egli è legato alla filosofia dai voti che pronunciò quando entrò nella disciplina. Anzi devo dire che è la filosofia che lo definisce tale o no. Il nome di filosofo è misterioso e grande nello stesso tempo e conviene viverlo nella pienezza delle sue lacerazioni. Ma la filosofia oltre ad essere una disciplina, è un genere letterario. Voglio dire che poiché essa non ha altra vita - oggi sembra anzi l'univita [sic] possibile - che nel " libro ", bisogna farsi scrittori. Lo "scrittore di filosofia", così come io l'intendo, è una figura che esiste da quando esiste la filosofia. Ma l 'attenzione verso questa figura deve ancora nascere. Abbiamo la massima attenzione verso un grande scrittore di letteratura. Nessuna per un grande scrittore di filosofia. Va da sé che non penso alla bellezza dello stile e simili. Ma alla forza della sua costruzione, alle peripezie " narrative " adoperate, alla arditezza della trama compositiva. “
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Brano tratto dall’articolo di Manlio Sgalambro Diario parigino pubblicato sul numero monografico dedicato a Franco Battiato di Nuove Effemeridi - rassegna trimestrale di cultura, Edizioni Guida, Palermo, n° 47, 1999/III, Anno XII; p. 66.












