Dovrei già essere nel mondo dei sogni.
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Dovrei già essere nel mondo dei sogni.
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Gli occhi dovrebbero essere chiusi e la mente dovrebbe essere già a riposo e invece continua a girare e pensare a cose. La verità è che vorrei scrivere cosi senza un senso tutto ciò che ho nella testa ora. Senza virgole e punteggiatura così tutto d'un fiato perché stasera stavo riflettendo su molti aspetti e cambiamenti che ci sono stati in questo ultimo periodo e ho compreso e mi sono soffermata su cosa non mi facesse star bene creando una sorta di elenco puntato nella testa come per ricordare a me stessa di non ripetere gli stessi errori o rifare le stesse scelte e quindi eccone alcuni di questi puntini che serviranno più a me come promemoria che a voi che state leggendo Il primo riguarda proprio la punteggiatura perché scrivere così sta facendo malissimo sia al cuore che agli occhi e anche alla grammatica il secondo riguarda il non voler più provare sentimenti amari che è forse uno dei più importanti e aprirebbe parentesi graffe tonde e quadre il terzo non volere persone che non si meritano la mia pazienza e non sanno nemmeno cosa siano i sentimenti ma soprattutto che non sappiano apprezzarmi punto quattro la superficialità con cui si affrontano certe situazioni penso davvero che non si dia più significato a certe cose ed è un vero peccato punto cinque il continuo pensare ai se e ai ma punto sei pensare ai giudizi esterni e poi ce ne sono altri ma ora è tardi e questo testo è già abbastanza senza senso così. Ora posso tornare alle mie amate virgole e concludere allegando questa foto scattata oggi, in cui i miei capelli sembrano apparentemente spaghetti, dopo una giornata ventosa.
@mynameis-gloria
Settenari Scrivere settenari, / sette: tre nasi e mezzo // E allora mi domando / dove li han visti mai / tre nasi e mezzo, quelli?
‘Me lo porto via,
nelle narici.
Con il rimpianto
di non poter
far scempio,
accettando di
aspettare.
Ed amplificare.’
- Victor Fidelio
#narici #rimpianto
#scempio #aspettare
#amplificare
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#morso #anima
#emozione #emotion
Una notte di emozioni dense.
Poi una notte, finalmente, dormiremo insieme, accoccolati. Saremo corpo a corpo nello stesso letto, calore contro calore. Bocca contro bocca. Passerò la notte a guardarti dormire. A osservare il lento movimento del tuo petto, le tue sottili labbra socchiuse e le palpebre mosse dai tuoi sogni. Ascolterò il rumore del tuo battito rimbombare nella stanza e l’odore della tua pelle invadermi le narici. Sarà una notte d’amore. Una notte di emozioni dense.
Un vacuo odore assale le narici. Chiudo gli occhi. Sono una farfalla israeliana. Sbatto le ali su ghetti di donnole in calore. La farfalla vomita un grido divino su litri di latte di pecora divisa in settori di attività su pescatori di cinghiali in umido radioattivo. I quali ringraziano il Signore pregandolo di mandare anche sciroppo di noci e prostitute di mandorle affumicate al gusto di vacca boia.
Il merlo indurito dalla lunga castità soffre di priapismo laterale, quindi se la passa tutta la giornata coll'erezione del becco a sinistra, verso il PD.
Un semaforo rosso mi regala una pianta di rosmarino per guardare al di là della mia ombra, ma non mi trovo. E non trovo neanche te, ma sento il tuo sguardo e vedo la tua anima saltellare da un punto all'altro dell'universo in una cantilena di gioia incantata e rabbia repressa.
Un ramo di alloro vola senza ragione dal tuo cuoio capelluto al mondo dell'aldilà per assassinare i valori morali e la morale del valore in uno specchio d'acqua scintillante sotto le spore di alluminio che piovono assurde da un cielo negro e razzista, giù per il midollo spinale della freccia nera.
Un grido di dolore riassume in centinaia di parole la purga della mezzanina in uno iato finale della caccia al tesoro di un'umanità che si rinnova come pulci in un universo cane. Il senso è senza senso a meno che non ci si gratti ogni tanto e si faccia pulizia delle pantofole che guardano una televisione immortale come Dio.
Mi rifugio in un sottoscala cadaverico mentre mi isolo dalla società accorata in una sifilide assassina e sorridente che mi guarda dal filo spinato mentre si mastica le unghie piene di smalto corrosivo. Un iconico latente si profila a mezzo posta e lava i vetri dell'ufficio mentre possiede il grano con un afflato di spavento nero.
Mi appendo alla parete in una crocifissione con chiodi di ragù al salmone e resuscito in una torta di compleanno per una beata mucca fatta di diodi e transistor che viene montata da un dirigente profumato di tangenti e liquidazioni milionarie. Mentre i militari muoiono nel deserto dell'India, là dove le belve si compiacciono della loro immagine dai toni fecondi e suonano la lira per comunicare il loro amore all'amato pan grattato.