“ Guardò lo stemma sopra il caminetto della famiglia illustre da cui discendeva questo Galvano: un leone incoronato ritto su due zampe e con l'altre due che grattava l'aria. «Ma come, come, - si chiese il Mandralisca, - questi nostri antenati sono diventati nobili, per avere badato ai proprii o agli interessi d'altri? E se è vero il primo caso, com'è vero, allora tutta l'umanità risulta nobile... o pure, ahimè, gli uomini siam tutti ignobili!... Tranne, tranne qualcuno», ammise il Mandralisca. E pensò ai poeti, agli scienziati, ai filosofi, agli uomini di studio, avulsi e distaccati dalla lotta per procurarsi beni...
«Ma no, ma no! - si disse. - C'è quasi sempre qualcuno dietro a loro, un padre o un mecenate, che ha arraffato e provveduto a riempirgli il ventre, dandogli agio cosí di poetare o inseguir ricerche, idee, esperimenti. E io, io stesso, - pensò, - se non avessi avuto da mio padre Colombo, Giarrizzello, Musa e tutti gli altri fondi, avrei potuto scapricciarmi a inseguir uccelli, uova di palma, lumachelle; a raccogliere reperti, tesori d'arte, monete, quadri?...» E il pensiero gli andò al suo gioiello, al ritratto d'ignoto d'Antonello. E, dal viso dell'ignoto, scivolò naturalmente a quello, vivo, acuto, singolare, d'un marinaio sconosciuto, d'uno scaltro mercatante, d'un rivoluzionario acceso... «Forse, forse l'Interdonato è un nobil uomo...» concluse il Mandralisca. E guardò fuori dal balconcino, nel vuoto, senza vedere la corona di colline che si stagliava tra il cielo e la pianura su cui giaceva questo castello con il villaggio attorno “
Vincenzo Consolo, Il sorriso dell'ignoto marinaio, Einaudi (collana Supercoralli), 1976¹; pp. 72-73.













