"name the most neoliberal pic in your camera roll"
me:
seen from Australia
seen from China

seen from Poland

seen from Poland
seen from China
seen from Mexico
seen from United States

seen from United States
seen from Spain
seen from China
seen from China
seen from United Kingdom

seen from Poland
seen from United Kingdom

seen from Türkiye

seen from Mexico
seen from Germany

seen from Türkiye

seen from United Kingdom
seen from China
"name the most neoliberal pic in your camera roll"
me:
Ofertas para el #blackfriday
#capitalismo #neoliberalismo #humor
"Ci troviamo di fronte a conflitti senza soluzione, come avviene per le guerre in corso. L’unica ‘soluzione’ che s’intravede è appunto quella della semplificazione autoritaria, in cui gli attori più forti decidono come spartirsi il mondo. Con l’attuale alleanza della destra mondiale con le più avanzate tecnologie, non credo si possa più parlare di liberalismo e neanche di neoliberalismo. Ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo – un misto di economia finanziaria e potenza tecnologica – per il quale non abbiamo più neanche le parole. Francamente al momento non vedo grandi spiragli. Inutile ripetere i vecchi slogan. Dobbiamo fermarci un momento a ripensare il nostro vocabolario politico."
Roberto Esposito
“ Il crimine è uno specchio straordinario delle trasformazioni sociali. Non è mai attività delinquenziale fine a se stessa, né semplicemente la manifestazione del male, dell’illecito, della frode, della violenza. I fatti che lo riguardano non avvengono mai sub specie aeternitatis. Il crimine ha a che fare con la produzione di denaro, con la sua accumulazione e la sua redistribuzione. Ha a che fare con i rapporti di forza insiti nelle società che attraversa, con i palazzi del potere politico, con i consigli d’amministrazione delle multinazionali, con l’internazionalizzazione dei mercati finanziari, con la de-localizzazione della produzione, con l’erosione delle funzioni degli stati nazionali, con la privatizzazione del mondo, con il lento processo di deistituzionalizzazione della società occidentale e con la sistematica occupazione “particulare” di ciò che resta del Palazzo. Diventa spesso argine alla miseria e alla disoccupazione, e talvolta leva d’ascesa sociale, creazione primitiva di capitali. Smuove gli equilibri di potere, creandone di nuovi. Utilizza le nuove tecnologie e si serve dell’abbattimento delle frontiere. Lo fa spesso con inaudita facilità, anticipando le stesse dinamiche della globalizzazione liberista. Il crimine è una parte dinamica di questa globalizzazione: l’economia lecita e quella illecita diventano due facce della stessa medaglia, unite dagli imperativi della produzione di ricchezza, della destrutturazione del mondo del lavoro, dell’inseguimento di modelli di vita sempre più danarosi e insostenibili. Il crimine è la faccia sporca della medaglia, ma secondo alcuni produce tra il 5 e il 10 per cento del Pil mondiale. E ciò che porta benessere, difficilmente viene messo in discussione. È stato così nel secolo scorso, è così anche in quello che stiamo vivendo. Quando Pasolini volle occuparsi della mutazione della “malavita”, adottò questa come metafora della più generale trasformazione della società italiana. Attraverso la mutazione della malavita, colta nei fatti di cronaca che la riguardavano, era possibile scorgere la mutazione antropologica degli italiani. Ma era anche possibile scorgere, nel suo farsi, una drammatica e irrecuperabile frattura: mentre il Palazzo implodeva nel tentativo di preservare i propri ossidati equilibri, ciò che avveniva “fuori dal Palazzo”, nella cronaca, era “infinitamente più nuovo, spaventosamente più avanzato”. Oggi dobbiamo concludere che molte delle profezie gridate da Pasolini alla metà degli anni settanta si sono avverate. C’è stato perfino quel processo penale da lui tanto invocato negli ultimi mesi di vita: buona parte dei gerarchi di allora e dei successivi anni ottanta sono finiti dietro al banco degli imputati. Ma questo non ha impedito che i punti di rottura venissero ricuciti, che la Controriforma avanzasse indisturbata, che il popolo italiano plaudesse proprio ai nipotini di quei gerarchi. Ciò non ha impedito che la realtà diventasse molto più drammatica e complessa di quanto lo stesso Pasolini avesse profetizzato. “
Alessandro Leogrande, Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali, prefazione di Gianfranco Bettin, Feltrinelli (collana Universale Economica)
[ Libro elettronico. Prima edizione digitale: aprile 2021; prima edizione originale: L’Ancora del Mediterraneo, 2003 ]
El neoliberalismo no muere sin matar, pero cuanto más mata más muere.
"Da tutta questa situazione si possono ricavare diverse lezioni, soprattutto, sugli aspetti suicidi di un capitalismo incontrollato e sul danno aggiuntivo procurato dalla piaga neoliberista. La crisi mette in luce quanto sia pericoloso trasferire il processo decisionale a istituzioni private svincolate da qualsiasi controllo pubblico e mosse esclusivamente dall’avidità, che è il loro dovere solenne, come ci hanno spiegato Milton Friedman e altri luminari invocando le leggi dell’economia sana.
[...] La crisi ci dà l’opportunità di ripensare e ricostruire il nostro mondo. I padroni stanno già impiegando tutte le loro energie in questa missione, e se non saranno contrastati e sopravanzati da forze popolari realmente impegnate, ci riaffacceremo su un mondo ben più deforme, un mondo che potrebbe non sopravvivere a lungo."
Noam Chomsky, da un'intervista di C. J. Polychroniou del 10 aprile 2020.
David Harvey, Breve Storia del Neoliberismo