Alterità
Nel linguaggio della filosofia scolastica, l’opposto di identità, cioè ciò che non è soggettività, e quindi il mondo esterno, l’oggettività, il non-io.
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Alterità
Nel linguaggio della filosofia scolastica, l’opposto di identità, cioè ciò che non è soggettività, e quindi il mondo esterno, l’oggettività, il non-io.
Da una finestra dai vetri appannati
Perché quando mi guardo intorno
il mondo è spento?
Perché mi vedo vivere
ma non mi sento vivere?
Lo Streben nella dialettica di Io e Non-Io. Chi ha paura di Fichte?
Lo Streben nella dialettica di Io e Non-Io. Chi ha paura di Fichte?
Fichte non è semplicissimo da capire, ma neanche impossibile. Lo Streben, la tensione continua dell’IO verso il NON-IO rappresenta l’essenza dell’IO stesso per Fichte. Per capire cosa sia lo streben Bisogna però cominciare da Kant e dalla Critica della ragion pratica. L’io di cui parliamo e infatti un IO PRATICO, che agisce, fa cose, per intenderci alla buona. Solo in questo modo assume un…
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Riconciliazione
Con l’avvicinarsi dell’estate, con l’allungarsi delle sere, a chi era vigile, a chi era pieno di speranza nel camminare lungo la spiaggia e nell’agitare l’acqua d’una pozza, si presentarono le visioni più strane: di carne trasformata in atomi sospinti dal vento, di stelle balenanti nel cuore, di scogli, di mari, di nuvole, e di cieli, radunati apposta per ricostruire all’esterno gli sparsi frammenti della visione interiore.
In quegli specchi - le menti degli uomini - in quelle pozze d’acqua inquieta, in cui senza sosta passano nuvole e si formano ombre, sopravvivevano i sogni ed era impossibile opporsi allo strano annuncio proclamato da ogni gabbiano, fiore, albero, uomo e donna, e dalla stessa bianca terra (questo annuncio non reggeva a un esame approfondito): trionfa il bene, prevale la felicità, regna l’ordine. Era impossibile resistere allo straordinario impulso di vagare in cerca d’un bene assoluto, d’un cristallo di intensità, remoto dai piaceri noti della vita domestica, qualcosa di unico, di duro, di brillante, simile a un diamante nella sabbia, fonte di salvezza per chi lo possieda.
cit.: Virginia Woolf, To the Lighthouse (1927). Traduzione: A. L. Malagò. “Virginia Woolf, Gita al faro” - pp. 128-129 - Newton Compton (1993)