"Erotico prototipo - Ethical burden of causality" - Entity N° 16124
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"Erotico prototipo - Ethical burden of causality" - Entity N° 16124
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“Quando due opposti si completano, creano movimento e viceversa, evolvendosi reciprocamente l'Uno nell'Una. Quando oppongono resistenza, restando distinti, non esiste movimento, solo trincea, divisione, alterità.”
— Fabio Privitera
Stamattina ho consegnato le carte per partire a Marzo per Tokyo. Non credo partirò nemmeno questa volta, ma provarci non mi costava niente. Poi sono andata a lezione, che non ci andavo da un po' in presenza, essenzialmente per pesaculaggine. Quanto è stato bello. Quanto è bello seguire fisicamente la lezione. Che privilegio (ormai). Al pc ci si perde troppo, l'attenzione va a puttane, prendi il cell ogni 3 minuti e poi devi tornare indietro perché non avevi capito niente; in presenza mi sono chiesta che ore fossero quando un'ora era già passata.
Tra l'altro sto corso di Studi Culturali mi sta mettendo un sacco in crisi. Non mi capitava da anni un corso così, precisamente dal corso di Letteratura Inglese 2 della triennale, che sarà per sempre il corso più bello di tutta la mia vita. Mi mettono sì in crisi i contenuti del corso, ma anche il riflesso di quel che si dice nella mia testa. In pratica mi sta portando all'overthinking e, oggi, uscita dall'aula mi sono sentita quasi dissociata (forse per questo ho pensato quella cosa del post prima alla vista del mio riflesso).
In sostanza, il concetto mentale di "Occidente" e "Oriente" è una costruzione culturale. Così come anche l'idea di "cultura occidentale" e "cultura orientale". L'esistenza di una "nazione" è essa stessa una costruzione, perché in ognuna c'è una infinita compresenza di diversità. Questo è ormai assodato.
Sono una che solitamente cerca di non dare più nulla per scontato, che sia un'idea, il comportamento altrui ecc. Non è detto che io ci riesca ma ci provo. A un certo punto il prof fa:"Bisogna mettere in discussione, de-strutturare, per poi (ecc ecc)".
Mettere in discussione. Costruzioni. Se tutto è una costruzione, se la mia appartenenza a una nazione è una costruzione perché una "nazione" non esiste, se devo mettere in discussione il mio essere legata alla "cultura campana" e il mio senso di appartenenza a una terra, a un popolo, a una serie di tradizioni, di cibi, di usanze... Se devo mettere in discussione la mia stessa identità perché è frutto di tutta una serie di costruzioni, cosa mi rimane? Della mia identità, di me, cosa rimane? Se devo mettere in discussione anche la mia identità...
Io, allora, chi sono?
Alterità
Nel linguaggio della filosofia scolastica, l’opposto di identità, cioè ciò che non è soggettività, e quindi il mondo esterno, l’oggettività, il non-io.
La gente le passava davanti, senza nemmeno vederla. Semplicemente per loro non esisteva. Né loro per lei. Eccovi la coesistenza di due mondi distinti, tra i quali non vi può essere alcuna comprensione. Perché andare su altri pianeti, quando per le strade si aggira questa vecchia Ubriaca con la quale, ugualmente, non possiamo stabilire contatto. Né d'altro canto vogliamo farlo.
Aleksandr Zinov'ev, Il radioso avvenire, (traduzione di Isabella Leone), Spirali Edizioni, 1985 [1ª pubblicazione: Francia, 1978]; p. 168
Che cosa c'era prima?
Prima del mio diritto. Prima della mia libertà. Prima della mia autonomia. Prima delle mie conquiste. Prima delle mie opinioni. C’erano altri. La nascita non è un evento neutro. Dietro ogni nuovo essere umano ci sono corpi, relazioni, responsabilità, vulnerabilità e spesso sofferenza. Nessuno di noi è arrivato nel mondo da solo. Siamo tutti il risultato di una dipendenza…
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«Siamo fatti di finestre, non di muri. L’idea di essere isole è solo un’illusione della mente; la verità è che fioriamo solo nell’aria che condividiamo con gli altri. Persino il nostro silenzio cerca un ascolto. Quando ci dimentichiamo di noi stessi, iniziamo finalmente a esistere davvero, perché l'uomo è un dialogo che ha bisogno di una voce speculare. Prima di dire "io", abbiamo imparato a dire "tu". Stare insieme non è un dovere, è la forma stessa della nostra conoscenza. È un’apertura che si fa dono, un "per l'altro" che trasforma il tempo in grazia. E quando due persone diventano una cosa sola, toccano, senza quasi accorgersene, l'orlo del sacro» (Sosio Giordano)
“Perché Hubert Fichte è ancora attuale oggi: etnografia, identità e letteratura
Ci sono autori che non appartengono a un’epoca, ma a un modo di guardare il mondo. Pier Carlo Lava Nel panorama letterario europeo del Novecento, Hubert Fichte occupa una posizione eccentrica e per questo ancora necessaria. Oggi, in un tempo segnato da migrazioni, conflitti identitari e nuove forme di appartenenza, la sua opera torna a parlarci con sorprendente chiarezza. Fichte non ha mai…