A volte vorrei essere una strega
C’è un’edera che mi cresce nel petto, incontrollabile.
Sono dolci giorni in cui ogni minuto mi prendo cura del mio corpo come se fosse il mio cuore. La piazza e il corso la notte sono affascinanti, penso che prenderò la bicicletta e quando non avrò sonno passerò il tempo proprio lì. Sto aspettando che il tempo passi e passi anche questo mio nascondermi. Il solo pensiero di qualcuno di diverso mi disgusta.
Mio padre mi ha mostrato le foto della sua seduta di laurea oggi. Ne era soddisfatto. Poi mi ha mostrato quelle in cui teneva in braccio me, e poi mio fratello, e poi i figli di suo fratello, Stefano e Ludovica. Si, c’era anche Stefano. Quanto era bello, e lo è ancora. Quanto sei bello Stefano... chissà se ti salverai mai, chissà come ha fatto quella donna a stregarti. Come fanno certe donne a farlo? Io non ci sono mai riuscita. Per stregare un uomo bisogna essere streghe forse… è per questo che io non ci riesco (mia madre direbbe il contrario). Da piccola ho sempre immaginato come sarei stata da adulta: una gonna lunga, sandali bassi di cuoio, capelli chiari e lunghi con qualche fiore o perlina intrecciati, gli occhi severi e penetranti; camminare leggera tra la gente, incurante di tutti e di tutto, nessuna emozione, nessun sorriso regalato. Fiera e silenziosa, concentrata in chissà quale pensiero, in chissà quale mondo. Sola. Ed è proprio così che sto diventando…Vorrei che non mi piacesse, e invece…
I miei non si amano. Ne sono sicura. Non sarebbero così apatici. E io saprei avere un’immagine dell’amore che per adesso non ho. Non so se l’avrò mai.
Leggerò per la prima volta una mia poesia in pubblico sabato, e non sono sicura di volerlo fare. È un mettersi troppo a nudo… e poi di sicuro finirò per balbettare e nessuno capirà una parola. Ho sempre voluto leggere in pubblico una mia poesia. Esporrò anche alcuni disegni in una mostra, disegni di donne (l’evento è un evento contro la violenza di genere, organizzato dall’associazione di volontariato a cui appartengo "Frida"). Vorrei che mia madre venisse a vederla e vorrei che ascoltasse la mia poesia. Vorrei che non preferisse fare altro come ogni volta che le chiedo di esserci. Ricordo quando dovevo lottare per far sì che Alessio venisse ai miei saggi di danza o a prendermi a scuola (la sua casa era a 20 m dal mio liceo). E non veniva. Sorgeva sempre un problema: non poteva farsi sostituire al negozio, non poteva lasciare da sola la madre a pranzo, non poteva interrompere la partita all’Xbox perchè sennò perdeva i progressi di gioco. Non ho mai chiesto tanto; anzi, ora non chiedo, non pretendo più niente. Mi scoccio e mi vergogno di sentirmi delusa dalle persone più care. Ho imparato così bene a non chiedere che addirittura sembra che il posto riservato a me nei loro cuori rimpicciolisca ogni giorno che passa. Perchè forse funziona al contrario, perchè forse loro conoscono questo tipo di amore qui: più chiedi e più ti viene dato. Come fa mio fratello: più chiede e più gli viene dato. Come fanno le ragazze normali con gli uomini: più pretendono, più ottengono. Ma questo è forzare l’amore. Questa è violenza. Piuttosto io scompaio e scompare la mia voce. L’amore non si pretende, non si chiede. E io non voglio chiedervelo. Infatti non te lo chiedo.
E mi sento scoppiare, perchè l’unica persona che diceva di amarmi è scomparsa dalla mia vita da più di un anno e nessuno mi accarezza il viso con la stessa dolcezza, la dolcezza che volevo esistesse nella mano di mia madre. E forse, forse… se l’avessi avuta da lei, non l’avrei cercata in lui. Forse adesso non ne sentirei la mancanza. Ma soprattutto non sentirei questa paura matta d’innamorarmi di nuovo… perchè so che sarebbe diverso. So che non cercherei una mamma adesso, nè un padre. So che potrei pretendere quello che non ho mai avuto… so che potrebbe essere devastante. Io sono devastante da amare.
Ma anche non amare adesso lo è.
Sembra quasi di non esistere…