I più belli
Accorgersi, dopo molti anni, che quegli stessi giorni che vivemmo con piacevole noncuranza, furono i più belli della nostra vita. – Giovanni Soriano
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I più belli
Accorgersi, dopo molti anni, che quegli stessi giorni che vivemmo con piacevole noncuranza, furono i più belli della nostra vita. – Giovanni Soriano
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idc
Al centro commerciale c’è il Kentucky Fried Chicken. Per anni ho sognato di mangiare al Kentucky Fried Chicken, ma adesso sono vegetariano e allora guardo da lontano i cartelloni. La ragazza alla cassa mi allunga un menu, mi dice, vuoi. Ha un bel braccio: credo sia perché ho letto da ragazzino Nabokov che descriveva la luce della mattina sul braccio di Lolita, che ho questo interesse per le braccia delle ragazze. Consulto il menu, ordino una pannocchia, fagioli alla messicana, la pepsi. Leggo il nome di lei sulla targhetta, e si chiama come me, al femminile. E’ ingiusto che sappia il suo nome: la priva della scelta di non dirmelo mai, della gioia di chiedermi che gliene dia uno.
Quest’anno S. e io sorpassiamo la realtà: tre anni insieme, quattro scrivendoci lettere. E anche a scopare continuamente per tre anni, infine è sempre la parola che ti definisce, è la parola che resta, sono sempre le lettere. Come un peculiare disadattato, ho perso la capacità della chiacchiera vuota, indispensabile per un certo tipo di interazioni sociali: alla cassiera col mio nome potrei dire al massimo, scrivimi qualcosa dentro il menu, nello spazio bianco fra i panini e le insalate, raccontami tutto, come se fossi un biografo, un analista, un prete. Capirete che non può funzionare.
Allora mi siedo. Al tavolo accanto ci sono un negro, un frocio e una punk grassa, sembra fatto apposta. Penso che non sarebbe male essere fascista, fare i saluti romani ai caduti, uscire molto pompati dal concerto degli Zetazeroalfa e menare in superiorità numerica gente a caso. Sicuro meglio di questa vita che mi toccò in sorte. Ma guardo i tre e non registro picchi di rabbia, solo la minima tristezza che mi fa sempre l’altra gente. Parlate d’odio, voi altri, ma non sapete niente. Non sapete, finché la ragazza con cui avete letto poesie sullo stesso libro, schiena contro torace, occhi ugualmente lenti o veloci, non butta nella spazzatura il gattino di peluche che le regalate per Natale e vi scrive anche per dirvelo. Solo dopo, ecco, potreste parlare d’odio. Alla tizia grassa, nella conversazione, scappa un vaffanculo ad alta voce. Si gira verso di me, chiede scusa. Forse mi ha scambiato per una persona educata. Con la pannocchia fra le dita le rivolgo un gesto che significa noncuranza.
Tantissime cose perdiamo per noncuranza, per disattenzione. Poi le cerchiamo ovunque quando non ci sono più: chiavi, monete, accendini, momenti, occasioni, persone.
Massimo Bisotti
Io i tuoi difetti li amavo tutti. Tutti. Uno per uno. Non ho deciso di lasciarti per quelli, perché l'amore che provo per te mi ha resa in grado di amarli. Semplicemente, il motivo è stato la noncuranza. E sai perché? Tu non prestavi attenzione, non ti importava. E per noncuranza, si uccidono gli amori.
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Come l’ulivo
Con noncuranza
la nebbia
si sfalda
miraggio
la calma
insinua
alternative
all’ affanno
e di grazia
il silenzio
culla
i miei brividi
di stella
caduta
come
fossi
il suo figlio prediletto
per la diligenza
con cui
mi ostino
a tacere
come l’ulivo
Considerazioni
Il denaro toglie la memoria. Bellini quelli che con quattro lire racimolate pensano di essere saliti sul piedistallo del mondo, noncuranti degli altri ed immemori di chi li ha sorretti in tempi magri. I conti tornano…al momento giusto.
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(via Susanna Tamaro – Dietro la maschera)
Quanta verità in questa affermazione! Proviamo a pensarci... non capita a tutti la stessa cosa?
"Dietro la maschera della libertà spesso si nasconde la noncuranza, il desiderio di non essere coinvolti. C’è un confine sottilissimo, passarlo [segue]' Susanna Tamaro - Va' dove ti porta il cuore