Sorella: Cioè fammi capire, stai studiando? Stai facendo i compiti come una secchiona?! mah!
Io: ...ma ti fa' i cazzi tò?
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Sorella: Cioè fammi capire, stai studiando? Stai facendo i compiti come una secchiona?! mah!
Io: ...ma ti fa' i cazzi tò?
Natale: giorno per ipocrisie parentali di tutto il parentame assortito.
Parentame. Mi piace come espressione, la utilizzava zio Paperone nei fumetti, quando doveva rivolgersi ai propri parenti in ambito natalizio. Mai 'na gioia. Oggi le note positive sono state date dal risveglio alle undici del mattino, dal cane che mi leccava in faccia e dal pranzo al ristorante cine-giapponese, dove ormai camerieri e proprietari ci conoscono e ci sorridono sempre. Nota positiva per stasera: mega partitone a carte con i miei genitori, il mio ragazzo e i miei nonni. #soldi# La nota negativa è quella che invece dà il titolo al post: l'ipocrisia dei miei parenti. Tutti quanti pensano che il Natale sia fatto a posta per riunire le famiglie, per rivedere persone che non si vedono mai, per riallacciare legami che in alcuni casi non sono mai esistiti. Ciò che voglio dire è che molti miei parenti si lamentano che non mi vedono mai e che almeno a Natale desiderano vedermi; io vengo pure per farmi vedere e poi? Voglio dire, non sono mai stata così legata da saper di cosa parlare, anche solo per lasciar passare il tempo. Io voglio bene ai miei parenti e sono interessata a loro, a sapere che stiano bene, ma non sento il bisogno di far percepire la mia presenza fisica, se poi, a livello umano, ciò che ci si scambia sono due parole e tre sorrisi. Ciò che intendo è che mi sembra un po' da ipocriti lamentarsi del non vedermi mai e di chiedere di vedermi un solo giorno all'anno; bah, forse avrò io la testa bacata, credo di non essere riuscita ad esprimere il concetto che volevo comunicare. Per me il Natale non è un momento di riunione o un momento religioso: Natale è il momento dell'albero e delle luci, dei regali che si fanno quando lo si sente con il cuore e non per convenzione. Del regalare una speranza a chi ne ha bisogno, sebbene lo si faccia anche durante l'anno (almeno, io lo faccio. Solo che a Natale è più facile trasmettere il proprio messaggio). Diciamo che come festa in sé è un poco ipocrita. Un'altra cosa che mi ha infastidito non poco è stato il fatto che i miei nonni si sono arrabbiati con i miei genitori per non averli ringraziati del regalo di Natale (quando io li avevo cercati per ringraziarli e non li avevo trovati a casa) piuttosto che dirmelo direttamente a me; diamine, non sono più una bambina, ma una donna adulta e vaccinata, sono in grado di sopportare un rimprovero (di che, poi?). Ce l'ho già in classe la gente che mi parla alle spalle, guarda te se me li devo ritrovare pure in famiglia. Per quale assurdo motivo i legami umani sono così complicati, quando per te sarebbero semplicissimi? Perché la gente attorno a te tende a renderli sempre complessi e senza motivo? Un'altra nota amara è stata quella datami dai miei "compagni di classe" che evidentemente non mi considerano più una di loro, per ovvi motivi che non sto qui a spiegare. Ma alla fine me ne sto facendo una ragione, anch'io non mi sento più parte di quel mondo da sin troppo tempo. Forse sono riusciti a capirlo. Devo solo fare attenzione a non farmi portar via le uniche due amiche che mi son rimaste là dentro. Comunque, che tristezza di post che ho scritto. Non sono proprio capace a scrivere qualcosa di decente; quando sono felice, molto spesso non sento il bisogno di scrivere, quando devo riflettere scrivo storie e quando sono triste, amareggiata o arrabbiata scrivo 'sta roba indecente. Beh, ragazzi, spero vivamente che il vostro Natale sia migliore del mio, che i vostri rapporti siano più dolci e maggiori dei miei e spero soprattutto che stiate mangiando tanto. Bella regà, se beccamo domani (forse). __
So, you found out today your life's not the same,
not quite as perfect as it was yesterday, but
when you were just getting in the groove,
now you're faced with something new.
And I know it hurts and I know you feel torn,
but you never gave up this easily before.
So, why do you choose today to give it all away?
(Crossfade, No giving up)
"anna dalia, sorridi alla mamma..."
(o "la voce del parentame") anna dalia, da ieri ha due anni. è una bambina indipendente e dalle idee chiare, che esprime in modo deciso. infatti, ha vomitato sulla torta. le candeline le ha spente e il desiderio vale (per tutti): "marì, lo vedi? la panna non piace a nessuno. la prossima volta, la torta al cioccolato vogliamo."
come non detto.
Io ci provo, ma veramente eh, ci provo sul serio, ma chissà come, comunque, c'è sempre qualcosa che durante le feste mi (ri?)trasforma nel Grinch. baaah.
[madre] se esco e guido "non bere che devi guidare", se resto a casa e mi vede con una bottiglia di birra in mano (schifata) "che stai facendo?! ti fa male! ingrassa". Il nuovo mantra ora è "ti ricordo che hai la visita dal dietologo!". Quale migliore occasione dunque per bere una birra, PRIMA di iniziare la dieta?!
Travolta dal solito destino nell'azzurro mare di un pomeriggio di Giugno.
Lacrime di rabbia, asfissia, desiderio di allontanarmi, la voglia di gridare che riesce a sfogarsi meglio solo nel silenzio. La strada la so, c'è solo un posto dove andare. E' quell'amica che non ha bisogno di parole. Ma è lontana. Vado dove ho sempre saputo ripararmi del mondo. Guido con gli occhi appena umidi e tanta rabbia a riempirmi. La velocità non mi ha mai spaventata quando a guidare sono io. Eccolo, lo vedo tra le case ed il canneto. Più che vederlo so che c'è. Quando sono stanca del mondo, il mare è la soluzione. In assenza di esso, un prato. A Milano è il prato, qui è il mare, la solitudine di una spiaggia semi-deserta. Pian piano, mentre cammino sulla sabbia, ad un metro o due dello schiumare, spengo tutto. Voglio fermare i pensieri di angusta convivenza, di pentimenti, di litigi, di livori, di ritorsioni, di incomprensioni, di silenzi e di parole. Spengo la musica nella mia mente. Andava (e continua ad andare a tratti) "If I were a boy" di Alicia Keys. (Chissà perché poi!!) Voglio soltanto ascoltare il mare, la risacca, il vento, l'infrangersi, l'andirivieni, le pietre accanto e sotto i miei passi. Il mare mi racconta il tempo che passa, la pazienza che incombe, la vita in un ciclo di maree, di vuoti e di pieni. Non voglio sentire i miei pensieri, le mie delusioni, le mie angosce, le mie castrazioni quotidiane. Voglio sapere quale sarà il prossimo scricchiolio, il prossimo muoversi di pietra, il prossimo assestamento.
[Un piede dopo l'altro, un metro cento metri duecento metri, ho camminato finché non sono arrivata davanti al Sole per portargli i miei ossequi. Dritto negli occhi fino a dover distogliere lo sguardo. E' l'unico che ci riesce, anche se non è forte: fra poco sarà il tramonto.]
Ascolto quel che hanno da raccontarmi le pietre e la schiuma. Vite morti miracoli. Acqua e terra sono come due amanti che fanno sempre l'amore. Sempre con gli stessi rituali eppure sempre con passione. E l'una lascia l'azione all'altra con una carezza perenne che dura troppe vite perché un solo uomo possa realmente capire cosa sia l'amore per loro. Non mi soffermo nemmeno un poco sulle pochissime persone che incontro, qualche anziano pescatore e qualche ragazzino. I miei occhi sono delle pietre, delle onde, dell'orizzonte. Scivolano via. Non mi interessano le loro storie. Cosa pensano di me, tuta, scarpe da ginnastica, canotta bianca coperta da un nero giacchino svolazzante che devo tener chiuso per non farlo spalancare per non farlo spalancare dal vento, una borsa rossa che colora il tutto.
Non voglio parlare con me stessa delle loro storie. Voglio parlare soltanto di me. Di quanto sia facile dare e così difficile ricevere, per questo a volte decido che non attenderò nulla per non rimanere delusa, per non dare di matto quando le porte si richiudono sul mio muso, per non nutrire rancore. Ha un brutto odore. E' morte dentro. Di quanto vorrei qui con me una delle persone che amo di più e che mi conosce di più. Quella che è come il mare. Con la quale condividere tempi spazi vita, sommandoli e spartendoli in parti uguali, ha reso uno dei miei tanti sbagli uno dei miei migliori sbagli. Un regalo della vita che ho potuto farmi. Di quanto anche io possa avere "momenti no". E intanto i passi si rincorrono con la calma di chi sa che la strada non sparirà, è certezza, fondamento. L'incognita sono io. Ma non ha senso parlare di ciò che mi ha spinta a staccare il contatto col mondo. Perché è banale. Banale come un susseguirsi di grazie mai nati. Di conforto mai pervenuto. Di momenti non condivisi, di parole non dette, di idiosincrasie non sanate. Per scrivere mi son fermata.
Intanto gli insetti mi assaltano. Mi rialzo in piedi dal mio angolo di sabbia: dopo aver ripreso fiato posso immergermi di nuovo.
Il vento si è acquietato.
Madre 0.0 (stamattina mi ha telefonato chiedendomi come si aprisse un documento open office) cerca di convincere fratello a ripassare parlando un po' in inglese con la motivazione: "dato che da grande vuoi vivere in Australia ti conviene esercitarti, altrimenti non potrai comprarti nemmeno il pane". (Mamma terrona pensa alla sopravvivenza fisica del figliuolo).
Intanto il bastoncino della loro vecchiaia se ne sbatte altamente dell'esame di domani. Tra 4 ore però gli verrà un attacco di panico.
"Avresti dovuto studiare prima" si trasformerà però in "Ripeti un po' le regole e non ti agitare"
Ripenso alla notte scorsa, e alla chiacchierata col cugino americano di x° grado (x > 5)... Abbiamo parlato per un'ora di caccia, caccia e belle ragazze italiane. Poi mi ha invitata ad andare a caccia (del resto Boston è ad un tiro di schioppo eh!) per insegnarmi anche a tirare con l'arco. Unisci i puntini.