Modern Love, seconda parte.
L'amore e le sue infinite sfumature
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Modern Love, seconda parte.
L'amore e le sue infinite sfumature
So che non ve ne frega niente parte due?
Oggi sono particolarmente felice, una giornata pesante, ma abbastanza tranquilla e normale se possiamo dire.
Ho svolto tutte le mie varie attività, tra lezioni online e attività fisica nel pomeriggio. Considerando il fatto che sono una persona molto pigra :)
Quindi si.
Sono felice.
E alla faccia di tutte quelle persone che vorrebbero il contrario.
Si, tutte quelle persone che non aspettano altro che il tuo declino e crollo emotivo. Sto bene e sono felice.
Quindi un consiglio, anche se non l’avete chiesto: Siate fieri di essere quello che siete, e di essere orgogliosi delle proprie azioni e decisioni. Sempre e comunque, anche quando hai passato una giornata de M E R D A.
Questa la mia perla di stasera :)
My Favorite Pokèmon (parte 2)
Persone subdole #2
Ominide sottosviluppato: Ma come fai ad avere la certezza che la terra sia tonda?
Me: Perché è stato dimostrato scientificamente, tralasciando il fatto che l'abbiamo fotografata dallo spazio.
Ominide sottosviluppato: Ma che significa! La terra è chiaramente piatta! Come fai a non capire che ci stanno mentendo?!
Me: No no, ma io capisco. Capisco che se si è decerebrati è difficile che tu arrivi a comprendere.
La regressione del genere umano.
Una storia senza titolo
Seconda parte
"Devo chiamare una hostess?" chiese il ragazzo, visibilmente preoccupato.
"Mi sta venendo un attacco di panico" disse Liz, cercando di non urlare e alternando respiri lenti a lunghe bloccate d'aria "devo scendere".
"Aspetta, calmati. Hai paura di volare?"
"No, devo recuperare la mia valigia!"
L'aereo iniziò a decollare e il segnale delle cinture si illuminò. Liz spalancò gli occhi e il ragazzo al suo fianco non sapeva più cosa dire: non voleva chiedere nulla di invadente, ma era curioso di capire come mai la ragazza avesse quella fretta.
"Ma che succede?" chiese lui "hai dimenticato qualcosa dentro?"
"Sì" disse lei, respirando lentamente. Le tremavano le gambe.
"Oddio, c'erano delle medicine?"
"No" un altro respiro lento.
"Ci hai lasciato dei documenti importanti?"
"No" cercò di calmarsi.
"Delle prescrizioni? Qualcosa di valore?"
"Sì" continuò a rispondere a monosillabi.
La hostess dagli occhi di ghiaccio si avvicinò. "Signorina va tutto bene?"
"Sì cioè no. Nel senso..." Liz si girò per guardarla "c'è modo di recuperare una valigia?"
"L'ha persa?"
"No, ma c'è dentro qualcosa che mi serve"
"è qui sopra nella cappelliera? Se vuole gliela prendiamo noi"
"No, è in stiva"
"Mi dispiace allora, sino al nostro arrivo non possiamo farci nulla"
"Chi ha accesso alle valigie?"
"Solo il personale aereo" rispose la ragazza un po' interdetta "perché?"
"Niente, per sapere. A posto così" ribatté Liz con voce agitata. Tornò nuovamente a fissare il vuoto e bevve un sorso d'acqua per tranquillizzarsi.
Per i dieci minuti successivi ci fu il silenzio, poi il ragazzo accennò un "Mi dispiace". Vedendo l'assenza di reazione da parte di lei, che continuava a tenere lo sguardo fisso al finestrino, inserì gli auricolari nelle orecchie e scelse una canzone; il poggiatesta del suo sedile era rigido e scomodo, ma ciò non gli impedì di usarlo come cuscino. Chiuse gli occhi, tirò un sospiro e pochi istanti dopo iniziò a tamburellare con le dita sulla gamba destra, a ritmo di musica. Sorrideva, sempre ad occhi chiusi, mentre scuoteva leggermente il capo.
Liz lo osservava con la coda dell'occhio, mentre cercava di tranquillizzarsi. Il ragazzo era talmente assorto nei suoi pensieri da sembrare inesistente, come se lei stesse guardando il protagonista di un film, distante anni luce dalla realtà. Non sembrava turbato dal pianto di un bambino seduto poche file indietro, che invece stava facendo impazzire un altro passeggero seduto di fianco a loro, nell'altra fila; nemmeno gli urti di una donna di mezza età, intenta a prendere il suo beauty case dalla cappelliera e che lo colpì involontariamente, sembravano disturbarlo dal suo concerto mentale. Chissà cosa stava immaginando, chissà che tipo era.
Magari sognava di essere un carismatico ed egocentrico cantante, estasiato dalla quantità abissale di fans presenti sotto il palco, e stava tamburellando per tenere il ritmo di un pezzo a cui avrebbe tanto voluto dare la sua firma. Oppure era un tipo più modesto e semplicemente si immaginava di stare tra la folla, ricordando il suo ultimo concerto. E se invece stesse pensando alle prove con la propria band e cercasse di memorizzare il ritmo di quella canzone per non sbagliare più? O se invece quel pezzo fosse stato in play quando aveva dato il suo primo bacio? O la prima volta che si era ubriacato pesantemente, sino a dimenticare il suo stesso nome? Che poi, qual era il suo nome? Dannazione, lui si era preoccupato per riuscire a farla stare serena e lei nemmeno gli aveva rivolto una parola gentile. Si sentiva un'idiota: magari una conversazione con lui sarebbe stata interessante e sicuramente più utile che fissare le montagne da un aereo in alta quota. Aveva perso anche l'occasione di fare buona impressione, passando per un'isterica agitata per il nulla.
La voce della hostess la riportò alla realtà: "Vuole qualcosa da bere?".
"Sì grazie, un'aranciata".
Il ragazzo non aveva notato il carrello con le bevande e Liz colse l'opportunità per svegliarlo dal suo viaggio mentale ed avvertirlo. Lui tolse le cuffie e si scusò con la hostess, poi chiese un bicchiere d'acqua.
"Scusa, non volevo disturbarti"
"Figurati" rispose lui sorridendo "stai meglio?"
"Sì, grazie. Comunque scusami, non mi sono nemmeno presentata, che maleducata: mi chiamo Liz"
"Avevi altro a cui pensare, stai tranquilla" rispose e fece per mettere nuovamente le cuffie alle orecchie.
"Sì, il mio computer. L'ho lasciato nel bagaglio in stiva. So già che andrà a finire male"
Lui la guardò e accennò un sorriso.
"Che c'è? È così assurdo?" chiese lei, perplessa.
"Se ti racconto una cosa, prometti di non andare in ansia?"
"Non prometto nulla ma ci provo"
"Perfetto" disse lui spegnendo il lettore MP3 "almeno parlo con qualcuno". Arrotolò il cavo delle cuffiette e le mise in tasca. Poi si girò verso di lei e iniziò la sua storia.
(fine seconda parte)
C'è qualcosa che mi affascina
Ascoltare Alessandro è piacevole e interessante. In realtà è la sua vita ad esserlo ed io sono curiosa di ogni argomento che tocchiamo, vorrei scoprirne tutti i dettagli. È una persona che non annoia, la sua voce è spigliata e attenta, decisa. Il nostro primo discorso è stato proprio sulla "coppiadeisedili" finito con "no ma è così dappertutto, in Francia succede lo stesso". Questo già aveva fatto scattare nella mia testa almeno 3 possibili domande che avrei voluto porgli ma era ancora un estraneo che conoscevo da circa venti minuti così ho solamente annuito e aspettato. Ma come avevo da una parte sperato, la conversazione è continuata spontaneamente e con una sua domanda! "Sei stata a Bologna anche tu? per vacanza o studio?"
"Vacanza, e anche prima volta in realtà!" Sorrido, voltandomi verso il finestrino, dentro di me avevo ancora le incredibili sensazioni e le mille emozioni di quella Città che stavo lasciando alle spalle e dal mio viso si capiva. Aggrotta il sopracciglio, come incuriosito e chiede se mi è piaciuta, aggiungo un "e tu?" E mi dice che anche per lui è stata una specie di vacanza, che era più di 12 anni che non la vedeva e gli era mancata, che quel ragazzo che abbracciava poco fa è stato il suo primo amore e che appunto dodici anni dopo si sono rivisti. Mentre ascolto le sue parole e il suo racconto quasi mi emoziono, storie così non se ne sentono tutti I giorni, sembra quasi da libro e non posso non farglielo notare, mi stupisce anche la facilità con cui riesco a parlargli e dire certe cose e poi mi torna in mente l'abbraccio di prima, ciò che avevo colto in quel gesto. Non mi ero sbagliata
Di quell'amore ne parla in modo delicato, come se lo sentisse ancora, come se stesse rivivendo nella testa i giorni appena trascorsi. "Devi tenere molto a lui" gli dico guardandolo in quegli occhi sinceri
E sento di far lo stesso mentre gli racconto le mie di giornate ed in effetti è davvero così. Questo deve notarsi perché mentre parliamo dice che dai miei occhi si vede quanto sono felice, "luccicano" esclama, "deve averti colpito molto e arriva tutto l'amore e le emozioni che provi, è stata un colpo di fulmine.." ammicca e sorride divertito, anche io perché so a cosa si riferisce, gli ho raccontato tutto quanto. È un'altra delle assurdità di questa conoscenza, l'esserci trovati subito in sintonia, sentirsi in quella bolla di complicità da riuscire a raccontarsi ogni cosa, anche le più intime e nascoste e tutto questo mi trasmette vibrazioni bellissime.
Forse è proprio perché in un certo senso sapevamo che poi non ci saremmo rivisti più, o meglio non avremmo proseguito insieme. Le nostre parole sarebbero rimaste su quel treno, custodite sì nei nostri cuori e nella memoria del nostro cervello, la chiusura perfetta di quel viaggio meraviglioso ma saremmo tornati ad essere quasi estranei e a volte aprirsi è più semplice con uno sconosciuto.
Ah ed è proprio lì che ci presentiamo a tutti gli effetti, mi porge la mano "comunque io sono Alessandro", "Gloria". Parliamo di altri mille discorsi, condividiamo pensieri, rimango ancora più sbalordita e colpita quando lo scopro lavorare nel mondo del cinema e dell'arte, due mie grandi passioni e punti fondamentali, cittadino a tutti gli effetti di Parigi. Mi racconta della Francia, del cibo terribile a cui ancora, dopo molti anni, fatica ad abituarsi, di opere e teatro. Imparo nuove nozioni su libri e personaggi celebri, parliamo di scrittura, amore, memorizzo e conservo i consigli, prendo nota delle sue parole, del tempo, ci troviamo d'accordo e simili sul modo di affrontare determinate situazioni, sul come vorremmo vivere la nostra vita, il nostro futuro. A volte mi soffermo, mi ricordo essere su un treno e allora penso alla gente che ci ascolta mentre snoccioliamo tutti questi discorsi, mentre sembriamo vecchi amici. Sembra di conoscerci da anni.
Poi succede una cosa bellissima, che mi lascia senza parole. Davvero non scherzo, sono rimasta muta credo per almeno 2 minuti. Ero girata verso il finestrino, le nostre menti credo stessero assimilando tutta quell'energia positiva e quelle sensazioni d'affetto, pensavo a quanto fosse stato bello quel viaggio, ciò che avevo vissuto, quante cose avevo visto, assaggiato, provato, quanto mi avesse trasmesso quel posto, e a come si stava concludendo adesso. Non sapevo nemmeno bene cosa stessi provando, era troppo e tutto assieme. E in quel momento lì vengo richiamata dalla voce di Alessandro, mi volto distratta dalle sue mani nello zaino, poco dopo un libro tra le mie mani. Lo guardo
"Scusa, poi non ti disturbo più" e ride "ma in realtà ho pensato di darti questo! Vorrei lo avessi tu, è diciamo una specie di regalo, è in francese sì, così dovrai rimetterti a ripassare il francese e non potrai aver scuse!" Mi guarda e ride di nuovo "ed è un modo per ringraziarti, averti conosciuto. Ci tengo a questo libro, ci sono delle cose che hanno un significato e...va beh quando leggerai capirai il perché, ti sarà utile." Mi guarda, forse perché non sto parlando da quando ho il libro tra le mani, le mie dita hanno continuato a sfiorare gli angoli, i bordi, il titolo e la copertina rigida. Lo guardo e basta ma credo che il mio volto ed i miei occhi facciano capire quello che a parole non riesco a dire. Poi dalla bocca mi esce un grazie che non è solo un grazie, gli dico che è un gesto bellissimo, oltretutto un libro. -Diamine amo i libri - che lo leggerò davvero e che mi ha davvero colto di sorpresa, non so non mi aspettavo un gesto simile e soprattutto mai avrei immaginato questo incontro speciale. Ancora tanto assurdo, persino ora che lo sto scrivendo.
Ripenso al primo momento che l'ho visto e ciò che avevo percepito. La sua gentilezza, i suoi modi. Non mi ero sbagliata
Scesi dal treno ci salutiamo come fossimo vecchi amici, persone che si conoscono da tempo e con cui si ha un legame speciale e di questo siamo entrambi sorpresi. Tutto appare come un film, è così bizzarro, mi abbraccia forte e mi bacia, ci auguriamo di rincontrarci, chissà magari la prossima volta a Parigi, mi dice che non mi dimenticherà, le ultime parole le sento lontane, ci guardiamo distanti mentre la folla si accalca in ogni direzione e le valigie pestano piedi. Sorrido - è stato un grande piacere Alessandro - mi volto e incammino verso l'uscita con la grande e pesante valigia rossa.