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Potremmo trasferirci via da qua.. magari lontano.
Dove nessuno ci conosce
Non so nemmeno cosa scrivere.
Se mi chiedessero cosa provo per te,non saprei nemmeno rispondere.
Avvolte sto bene,altre volte no.
Mi rendi volubile,molto volubile.
Se non mi vuoi allora dimmi,cosa vuoi?
Perché sprecare altro tempo?
Già lo sai che ho sofferto in passato,quindi,dimmi cosa vuoi?
Se mi vuoi prendimi altrimenti lasciami stare.
Lasciami,proprio come fai con le cose che non vuoi più,con gli oggetti rotti,o mi butti o mi tieni conservata,perché nel cassetto non voglio più starci.
Se proprio mi vuoi,se proprio mi desideri,rischia con me,CAZZO.
Rischiamo insieme,chiamami alle 4:00 del mattino e dimmi “andiamocene per sempre,rischiamo” io vengo.
Io con te ci verrei,perché non m‘importa,dove,come o quando,perché io quando sto con te,sto bene.
Quindi due sono le cose o mi lasci andare o mi tieni stretta a te.
Non posso aspettarti,non questa volta.
“Uno di questi giorni
andiamo via,
dillo pure a tutti
che non torni.
Cosa vuoi che sia.”
-Nek, Uno di questi giorni
Prendi un aereo e partiamo.
Partiamo per un viaggio dentro gli anni 70?
Partiamo?
Andiamo dove ti pare,
Che sia in cima a un montagna,
o su un isola in mezzo al mare.
In qualche campo
con una tenda,
una chitarra e qualche sigaretta.
Potremmo cantare
o addirittura urlare a squarcia gola,
che tanto a noi non ci ascolta mai nessuno.
Ma anche l’idea di stare in silenzio non è male,
che tanto io e te di cantilene ne sentiamo fin troppe,
ma non ci stanchiamo mai di raccontarle.
Ma quindi parliamo o partiamo?
Che sennò finisce come tutte le volte, quattro chiacchiere ed è già mezzanotte.
Il vagabondo muto
Facciamo un viaggio, che ne dici?
Immagina le cicatrici, strade di Parigi
le lacrime e il Tamigi, sarò lì a fianco a te.
Che vuoi che sia?
Ti trucchi un’altra volta,
andiamo via.
Il cielo in questa stanza sembri te,
non vedi che va meglio qui con me?
Mi prenderò io cura di te.
Irama; Che vuoi che sia.