No breakfast!
29 marzo 1943 Dormitori maschili di Corvonero Denis René M. Bennett e Perseus Alois Crabbe
Uno dei lati positivi della domenica è la possibilità di dormire un po' di più rispetto agli altri giorni ed era, questo, ciò che Denis apprezzava sopra ogni cosa dei weekend. O, per essere più precisi, amava dormire tanto quanto amava mangiare. Fu proprio per questo grande amore per il cibo che quella mattina si svegliò quasi terrorizzato non appena, nel dormiveglia, si rese conto che la maggior parte dei suoi compagni di stanza non era presente, a giudicare dal silenzio che regnava nella vasta camera. E se gli altri Corvonero non si trovavano nel dormitorio /probabilmente/ erano già scesi in Sala Grande per fare colazione ed altrettanto /probabilmente/ si sarebbero divorati il meglio nel giro di poco. E questo era inaccettabile. Eppure, mentre la sua mente elaborava questo triste pensiero, realizzò di non essere completamente solo: qualcuno era ancora lì, sentiva i rumori dei suoi passi e il frusciare degli abiti. Condividere per sei anni la stanza con altre persone aveva fatto si che Denis riconoscesse i suoi compagni anche quando questi non parlavano e perciò non fu difficile comprendere che si trattava di Perseus Crabbe.
Il giovane Bennett era solito infastidirsi quando le persone insistevano con il volerlo aiutare di continuo, pensando che non fosse capace di far da solo anche le cose più semplici. Tutta via, malgrado questo dettaglio, Denis aveva qualche volta giocato la carta del "ragazzo bisognoso di aiuto" in circostanze straordinarie. E mettere le mani — o la bocca? — sulla succulenta colazione preparata dagli Elfi rientrava /decisamente/ nelle suddette circostanze.
« Perseus. Fermo dove sei ... aspettami ... »
Quelle parole, più che essere pronunciate dalla voce di Denis, parvero uscire dalla bocca di un morto che ritorna in vita dopo secoli. Il fatto che il giovane avesse parte del viso ancora premuta contro il cuscino, poi, non aiutò a rendere il tutto meno inquietante. Come se non bastasse, per enfatizzare l'urgenza della propria richiesta, Denis rivolse al ragazzo un indefinito gesto col braccio prima che quest'ultimo ricadesse a penzoloni fuori dal letto.
Perseus aprì gli occhi e si guardò intorno con fare annoiato. Le prime ore del mattino erano probabilmente ormai sfumate, lasciando il posto a quelle centrali della giornata. Sebbene il giovane studente non fosse abituato a rimanere a lungo nel letto, quella mattina non aveva potuto farne a meno. Per motivi non del tutto noti, aveva avuto difficoltà ad addormentarsi, per cui aveva preferito recuperare le ore di sonno perdute durante le prime di quella domenica mattina. Tale era la stanchezza che non aveva badato al rumore provocato dai suoi compagni, né aveva prestato attenzione ad ogni possibile necessità fisica, prima di tutte quella di nutrirsi. Solo dopo alcune ore passate tra le braccia di Morfeo aveva avuto la forza e la prontezza di alzarsi, stupendosi di non essere solo nel dormitorio. Non sapeva che ora fosse di preciso, e la cosa lo interessava poco, ma lo sorprendeva il fatto che Denis non fosse sceso con gli altri per la colazione, come era solito fare. Cercando di fare il minor rumore possibile, Perseus si mise a sedere, strofinandosi gli occhi ancora arrossati, e si guardò intorno alla ricerca di qualche vestito a portata di mano. Per sua sfortuna, nulla si trovava nelle vicinanze e lo studente si costrinse ad alzarsi e ad avvicinarsi al baule in cui gli abiti erano riposti. Mentre iniziava a vestirsi, la voce del compagno, i cui sensi erano sin troppo vigili perché lui riuscisse a svignarsela senza essere notato, interruppe i suoi pensieri, concentrati sui sogni confusi della notte, o meglio della mattina, appena trascorsa. Il tono così affaticato, cadaverico, e il gesto che aveva accompagnato le sue parole provocarono un sorriso sul volto di Perseus, che lasciò cadere nuovamente sul bordo del letto mentre si infilava una maglietta. «Va bene Denis, non vado da nessuna parte. Ma, forse, per te sarebbe meglio sbrigarti»
« Cinque minuti e sono pronto, giuro. » Anziché sedersi e salutare con un sorriso il giorno ormai maturo e stirare le membra indolenzite dal sonno, Denis si tirò le coperte fin sopra la testa e borbottò le suddette parole con scarsa convinzione. Con tutta probabilità i cinque minuti sarebbero potuti benissimo diventare un'ora, ma la colazione che lo attendeva era ben più attraente del letto caldo. Con quello che parve uno sforzo infinito, il ragazzo riemerse dalle coperte e si stropicciò il viso, sistemandosi subito dopo i capelli con le dita. Si lasciò sfuggire un piccolo sbadiglio che si premurò di nascondere con una mano ed allungò poi questa a raggiungere i vestiti adagiati ai piedi del letto. Pigramente si spogliò del pigiama e con altrettanta lentezza si rivestì. Dovette lottare con tutte le proprie forze per non lasciarsi ricadere sul cuscino e riprendere a dormire. Si chiese come fosse possibile che durante la settimana riuscisse ad alzarsi presto e avere le energie necessarie per affrontare la giornata e, invece, somigliare ad un cadavere ambulante quando aveva addosso molte più ore di riposo. « Pronto. Visto? Cinque minuti! » Esordì fiero, alzandosi dal letto ed assumendo una posa degna della statua di un antico guerriero. Come se alzarsi la mattina potesse /davvero/ essere comparato ad un'impresa in guerra.
Perseus lasciò vagare lo sguardo attraverso stanza mentre il compagno si preparava. Nonostante inizialmente Denis sembrasse stare nuovamente tornando a dormire, cosa che provocò un piccolo sbuffo da parte sue, dopo alcuni istanti lo vide alzarsi in maniera svogliata. Alla vista della posa assunta da questi, lo studente non potè fare a meno di scoppiare a ridere. « Denis, mio eroe, sarebbe ora di andare allora!» Si rivolse a lui con tono divertito, consapevole che alzarsi quella mattina era stata una vera e propria impresa. Senza attendere una risposta, si sollevò e si diresse verso l’uscita del dormitorio. Scese scala fino alla sala comune totalmente desolata, e li attese l’arrivo del compagno, il quale si affiancò a lui con fare silenzioso. Perseus lo scrutò di sfuggita, incerto se rivolgergli o meno alcune domande. C’erano stati giorni in cui Denis gli era sembrato distrutto, moralmente distrutto. Da alcuni giorni a quella parte, invece, sembrava stare molto meglio. Non voleva, da un lato, buttarlo giù di morale, ma dall’altro non poteva neppure rimanere in silenzio. Era sempre stato un ragazzo piuttosto diretto e deciso, ma al contempo a volte temeva di essere eccessivamente indiscreto. «Allora..come stanno andando questi giorni?» La domanda era, apparentemente, banale. Abbastanza da non essere considerata troppo invadente, o almeno Perseus era convinto di ciò.
Si abbandonò ad una leggera risata appena accennata, accompagnando quella del ragazzo alla propria. Denis era un ragazzo serio, ma con la guerra e con tutto ciò che aveva dovuto sopportare nei giorni precedenti, quella minuscola e quasi inudibile risata era un traguardo enorme. Era la prima volta che si alzava e la sua unica preoccupazione era scendere il prima possibile in Sala Grande per non rimanere a stomaco vuoto; constatò che era bello, per una volta, lasciarsi alle spalle l'ansia dei doveri e i tormenti che ormai erano diventati dei fedeli compagni di vita. Scese lentamente, ma con sicurezza le scale ed affiancò Perseus una volta giunto in Sala Comune. Non si accorse dello sguardo che il ragazzo gli rivolse ed interpretò il suo silenzio come un attimo di riflessione, indecisione o, comunque, di qualcosa che non lo riguardava personalmente. Non disse nulla e rimase in attesa, ma quando il ragazzo gli porse quella domanda ne restò quasi colpito. Si chiese, come sempre, il motivo di quelle parole poiché faticava a credere che qualcuno gli chiedesse come stava semplicemente per che la cosa lo interessava sul serio. Esitò, cercando di rispondere in modo da non lasciar trapelare ciò che davvero sentiva dentro, ma che non fosse falso: sapeva che se avesse mentito Perseus se ne sarebbe reso conto, non era affatto bravo a dire bugie. « Beh ... direi meglio dei precedenti. E i tuoi? »
Il ragazzo annuì silenziosamente alle parole di Denis. Come si aspettava, il compagno era rimasto sul vago, eppure la risposta che aveva dato sembrava sincera. A Perseus questo poteva anche bastare. In fondo, come poteva anche solo osare fare domande? Cosa poteva capire lui, apparentemente al sicuro tra le mura del castello? «Come al solito, direi. Diciamo che lei mie giornate sono state piuttosto banali» Scrollò le spalle nel rispondere, incurante delle parole che uscivano dalle sue labbra, mentre lanciava un’occhiata di sbieco al compagno, chiedendosi cosa passasse per la sua mente. Non voleva fare altre domande del genere. Dopo sei anni passati nello stesso dormitorio aveva ormai capito qualcosa del carattere piuttosto chiuso di Denis, così preferì che fosse il compagno a parlare, cambiando discorso se così preferiva. Dal canto suo, continuò il suo percorso fuori dalla sala comune, a passi lunghi, fino al corridoio, attendendo sempre che il Corvonero lo affiancasse, ogni qual volta rimaneva indietro. Non sapeva se lo facesse per abitudine o per altro. Ma sperava che a Denis non dispiacesse. In fondo, era stato lui a chiedergli di attenderlo, e Perseus odiava camminare da solo, preferendo di gran lunga che ci fosse una qualche compagnia accanto a sé.
« Potresti sempre provare a passare le tue giornate in maniera differente. Una persona una volta mi ha detto che noi siamo gli unici artefici del nostro destino ... un po' complicato, ma credo si possa applicare anche alla quotidianità. » Rispose con semplicità, mentre camminava a qualche passo di distanza dal ragazzo. La necessità di cambiare argomento non era scaturita tanto dalla voglia di nascondere la verità a Perseus tanto quanto da quella di non essere sempre al centro dell'attenzione altrui. Dopotutto aveva risposto alla domanda del ragazzo, sperava che fosse abbastanza. Per gran parte del tragitto restò in silenzio, raggiungendo il ragazzo tutte le volte che si ritrovava indietro. Camminava sempre piuttosto lentamente e con cautela, onde evitare incidenti dati dalla fretta o dalla poca attenzione. Si rese conto che forse questa sua lentezza potesse essere motivo di fastidio per Perseus e quando fu nuovamente al suo fianco si fermò. « Non sei costretto ad aspettarmi ... ti ho chiesto di accompagnarmi, ma se hai fretta puoi lasciarmi indietro. »
«Fretta? Ma di che parli Denis? » Perseus imitò il compagno nel fermarsi, interrompendo bruscamente il cammino e voltandosi verso Denis. « Smettila di farti di questi problemi. Non ti avrei atteso se non avessi voluto. Mi fa piacere avere compagnia» Il corvonero fu costretto ad ammetterlo. Non era solito dimostrare il proprio apprezzamento per i compagni. L'essere crescito in una famiglia purosangue, per quanto i rapporti con questa non fossero proprio dei migliori, lo aveva reso abbastanza spavaldo.Perseus tendeva a mostrare al mondo esterno un'aria di superiorità, che non aveva alcun riscontro nel carattere del ragazzo. Senza dire altro, riprese a camminare, rallentando il passo per evitare che il compagno rimanesse indietro.
« Dicevo per dire ... » Replicò alzando leggermente le spalle, quasi messo in soggezione dalla risposta ricevuta. Tendeva spesso a pensare che gli altri si sentissero costretti ad aiutarlo, ma lui desiderava solo che lo facessero semplicemente qualora ne avessero avuto voglia. Spesso, come in quel caso, si sbagliava e non era la prima volta che gli capitava di ricevere una risposta di quel genere. Non se la prese con Perseus, solo si sentì lievemente in imbarazzo. Alle parole del ragazzo annuì leggermente, riuscendo stavolta ad andare di pari passo con quest'ultimo, senza restare indietro. « A volte le persone si sentono in dovere di aiutarmi anche se non vogliono ... per questo l'ho detto. Non mi va di costringere qualcuno. » Aggiunse, subito dopo, sentendosi quasi in dovere di spiegare al compagno cosa lo avesse spinto a dirgli quelle parole poco prima.
Perseus sorrise in maniera sincera al compagno. Dopo sei anni passati insieme, c'erano ancora alcune cose che lasciavano l'uno o l'altro perplesso. In fondo erano sempre state due persone piuttosto restie a parlare di sé. « Denis non devi darmi spiegazioni » si rivolse a lui, sottolineando la frase: « ma ormai dovresti aver imparato a riconoscere chi fa qualcosa perché si sente in dovere di farla, e chi, invece, si comporta in una certa maniera perché vuole. Sta pur certo che io, che noi non siamo gentili con te perché pensiami di doverlo fare. Ma perché desideriamo farlo. Perché sei un nostro amico. Io...» Perseus si interruppe. Avrebbe voluto dire che lo capiva, che capiva quello che Denis provava. Ma sarebbe stata una menzogna. Come poteva lui, discendente di una nobile e ricchissima famiglia di purosangue, comprendere quello che provava il compagno? Capire quello che aveva passato, quello che aveva subito e i timori che aveva sviluppato? Non poteva. Non poteva aiutarlo o rassicurarlo come aveva sperato. Men che meno capirlo.
Cacciò le mani dentro le tasche in quello che forse voleva essere un gesto di ostentata indifferenza anche se, in realtà, il giovane provava un leggero imbarazzo. Quando qualcuno lo poneva di fronte alla realtà era sempre così: anche se le persone smentivano le sue convinzioni nel modo più gentile possibile Denis non riusciva a fare a meno di sentirsi irrimediabilmente stupido. « È solo che non è sempre facile capire cosa abbiano davvero in mente le persone. E io ... basta che qualcuno sia carino con me e ci casco come un allocco, difficilmente capisco chi mi mente e chi no. Penso che qualcuno sia gentile nei miei confronti perché magari gli importa qualcosa di me, e invece ... » Scosse la testa e fece un veloce gesto con la mano, come a voler dire che la cosa non era poi così importante, ormai passata. Come a voler sottolineare nuovamente il concetto, cambiò argomento ancora una volta: « Tu cosa? Che stavi dicendo? » Domandò, incuriosito dalla frase iniziata e non portata a termine dal giovane compagno.
« Invece a loro non importa nulla » concluse per il compagno, il tono di voce pieno di amarezza. Interruppe per qualche istante i suoi passi e si appoggiò alla balaustra della scalinata mentre ascoltava le parole di Denis. Per sei anni aveva vissuto fianco a fianco con quel ragazzo, e aveva visto come tutto, anche le azioni più semplici, fossero state per lui le più complicate. Aveva visto la delusione dipinta sul suo volto e, da questo punto di vista, poteva comprendere cosa significasse essere illuso. Anche lui, a volte, si era illuso che a qualcuno importasse di lui. Prima di tutti la sua famiglia. Ma poi era stato costretto a scontrarsi con l'amara verità. « Niente di che, Denis. » Lo disse senza convinzione. Solitamente non se la cavava male a mentire, ma in quel momento non ne aveva voglia. Avrebbe voluto parlare, aprirsi a quel compagno che stava cercando di vincere il lato più chiuso di sè. E invece non ne era capace. Perchè temeva che qualunque cosa potesse dire sarebbe stata fuori luogo in quella situazione. Si portò le mani alle tempie, massaggiandole appena, cercando di scacciare tutti quei pensieri. Com'è che non riusciva a essere se stessi? Che fine aveva fatto il Perseus sfrontato e ironico? Quello che non faceva altro che fare domande? Era sparito, sostituito dal vero se stesso, il ragazzo che, in fondo, temeva di essere di troppo e, al contempo, di non essere abbastanza per chi lo circondava.
Si ritrovó ad annuire non appena udì Perseus completare la frase per sé. Avrebbe voluto lasciarla incompiuta perché sapeva che questa avrebbe riportato alla mente ricordi non troppo lontani, ma che ancora aveva un sapore amaro a distanza di mesi. All'improvviso la smania di raggiungere la Sala Grande per fare colazione s'affievolì fino a scomparire tanto che al ragazzo parve che i morsi della fame cessarono all'improvviso. Il fatto che, all'improvviso, la sua mente avesse rivangato vecchie questioni che ormai considerava chiuse ma che, in realtà, per lui erano ancora aperte gli aveva tolto l'appetito e la colazione non sembrava più così urgente. Sospirò leggermente e piegò le labbra in un piccolo sorriso che voleva essere rivolto al giovane. « Ti ho annoiato con le mie chiacchiere, che razza di amico sarei se non ascoltassi ciò che hai da dire? Coraggio, sfogati, puoi stare tranquillo con me: non dirò assolutamente nulla ad anima viva. » Decretò, quasi solenne, enfatizzando quelle parole cosicché il ragazzo comprendesse che era sincero, ma soprattutto che di lui poteva fidarsi.
« Annoiato? Questo mai, Denis! » Perseus apprezzò la gentilezza e la cordialità del compagno. Era da tempo che desiderava riuscire a parlare di sè a qualcuno che non fosse il suo gufo, ma non vi era mai riuscito. In quel momento, invece, Denis si stava proponendo di ascoltarlo. Emise un piccolo sospiro, prima di lasciar uscire le parole. La mano destra salì a scostare una ciocca di capelli dal viso, mentre la sinistra artigliava ferocemente la maglietta. Era chiaramente nervoso. «Non vorrei essere io ad annoiarti. Hai già abbastanza pensieri per la testa.. » lasciò cadere la frase, sperando di venire interrotto da un gesto o da una frase del compagno «Semplicemente, ho alquanto chiara la situazione che descrivi. Forse non è propriamente la stessa, ma anche un\maledetto\Crabbe come me sa esattamente cosa voglia dire il fatto che le persone che sembrano interessarsi a te sono le prime che farebbero a meno di averti conosciuto. O peggio, generato. » Tacque immediatamente, quasi pentendosi di quelle parole che erano trapelate dalle sue labbra.
« Suvvia, non mi offenderei mica se ammettessi che ciò che ho detto nell'ultima mezz'ora ti ha annoiato. » Replicò con un sincero sorriso stampato sulle labbra, con il solo tentativo di cercare di rincuorare un po' il compagno che sembrava improvvisamente giù di morale. Era abbastanza bravo, Denis, ad ascoltare le persone, cercava sempre di dare buoni consigli o restava in silenzio qualora gli altri desiderassero solo sfogarsi e dar voce ai loro pensieri, senza che venisse loro risposto alcunché. Fece un lieve cenno del capo a Perseus, incoraggiandolo a parlare. Le parole del ragazzo furono inattese e per qualche istante Denis non proferì parola alcuna, le sopracciglia leggermente inarcate per lo stupore. Si costrinse ad assumere un atteggiamento neutro e provò a mettersi nei panni del giovane, ma fu impossibile: aveva una madre quasi ossessionata e un padre amorevole, una famiglia numerosa di cui adorava ogni singolo membro. « Beh ... Perseus, sarò sincero, non so cosa significhi avere questo genere di problemi perché sono stato fortunato e sono cresciuto in una famiglia affettuosa ... » Si interruppe, non voleva certo scatenare l'invidia dell'altro o vantarsi, si schiarì leggermente la gola e proseguì come se niente fosse: « "Famiglia" non è solo sangue, una fede all'anulare sinistro o non so cos'altro. Capita a volte di crescere con persone con cui non stiamo bene, ma di incontrarne altre nella nostra vita che invece diventano importanti ed indispensabili. "Famiglia" possono diventarlo anche queste persone, Perseus. Troverai sicuramente qualcuno che ti apprezza per come sei e che sta bene con te. Io ... io ti considero un mio amico. »
Perseus osservò dapprima il compagno, per poi fissare lo sguardo a terra, mentre le parole gli arrivavano all’orecchie vaghe, come echi distanti. Si chiedeva perché avesse parlato. Ma quella domanda si perse tra i mille pensieri che vorticavano nella sua mente, pensieri che erano scaturiti a seguito del discorso fatto a Denis. Il giovane Corvonero non sapeva bene cosa fosse una famiglia. Non lo aveva mai saputo. O meglio, non lo aveva mai sperimentato. Aveva osservato attentamente il modo in cui la madre si rivolgeva ai due fratelli maggiori, con affetto, con dolcezza. Non ricordava di essere stato trattato allo stesso modo. Sin da piccolissimo rammentava le occhiate sospettose dei genitori, che lo rimproveravano ogni volta lui rimanva affascinato dagli oggetti babbani. Sua sorella lo prendeva in giro per quelle scelte, discutibili ai suoi occhi, ma lui non capiva la ragione per cui ella li definisse tali. Con gli anni aveva compreso. L’ultima frase scosse Perseus dai suoi pensieri, da quell’improvviso immergersi nei ricordi infantili. Amico.. lo considerava davvero tale? Automaticamente le sue labbra si incurvarono in un sorriso, gli occhi si sollevarono e si posarono sul viso di Denis. Nonostante i brutti i periodi, nonostante i problemi che quel ragazzo aveva dovuto affrontare per tutta la vita, era stato proprio lui a trovare una parola di conforto per quella strana malinconia che da un po’ attanagliava l’animo del neo diciassettenne. « Denis.. » non sapeva bene come rispondere. Si sentiva impacciato. « Ti ringrazio infinitamente per queste parole. Era da tanto che non mi sfogavo con qualcuno» ammise lui, ancora imbarazzato. Sinceramente, non si era mai sfogato con nessuno. Aveva sempre preferito tacere. « Per non dire che queste cose non le avevo mai rivelate a nessuno. Sei il primo che mi sta ad ascoltare. E che mi riesce ad aiutare.. io.. sei un vero amico Denis» Concluse la frase, incapace di aggiungere altro. Sperava che, nonostante il silenzio, il compagno riuscisse a comprendere la gratitudine che provava per quelle poche e semplici rassicurazioni.
« Non mi devi ringraziare per averti detto ciò che realmente penso, Perseus. Non si trattava di una frase di circostanza detta così giusto per tirarti su il morale. » Denis non era abituato a mentire e neppure era bravo a farlo: chiunque avrebbe captato una sua bugia. Odiava le menzogne, forse perché lui aveva delle difficoltà non indifferenti nell'accorgersi quando qualcuno gliene rifilava una, almeno per quanto riguardava gli sconosciuti. Per questo motivo aveva parlato sinceramente a Perseus, dicendogli ciò che pensava senza nascondere nulla. Se da una parte odiava le bugie, dall'altra non sopportava neppure doversi esporre tanto: non voleva che gli altri lo vedessero vulnerabile o conoscessero i suoi punti deboli. Tuttavia si trattava di Perseus, che conosceva da sei anni e che — come gli aveva appena rivelato — considerava un amico. Malgrado la propria diffidenza, quindi, si fidava del giovane. « A volte abbiamo bisogno di sfogarci con qualcuno anche se ciò non è semplice, credimi, lo capisco perfettamente. Ma è bello quando finalmente trovi qualcuno che ti sa ascoltare e capire ... » Denis fece una piccola pausa e restò in silenzio. "Sei un vero amico", un sorriso si fece spazio sulle sue labbra per poco tempo, poche volte si era sentito rivolgere simili parole e doveva ammettere che era una bella sensazione. « Se avrai bisogno di qualsiasi cosa, sappi che io ci sono. A questo servono gli amici, no? »
Sentiva l’autenticità di quelle parole. Sentiva che erano vere e non mere frasi di consolazione. Se fosse stato così, probabilmente Perseus se ne sarebbe andato senza rivolgergli più un’occhiata: non se ne faceva nulla della falsa compassione e delle frasi di circostanza. Per tutta la vita era stato costretto a recitare quelle frasi, così come molte persone gliele avevano rivolte. E adesso ne era piuttosto stufo. «Hai ragione... ci si sente davvero meglio dopo aver parlato con qualcuno. » Non sapeva neppure cosa dire. Le parole erano quasi superflue in quel momento: dopo sei anni passati a condividere esperienze e avventure, finalmente avevano dimostrato la stima che provavano l’uno per l’altro. Per la prima volta, Perseus sentì di poter essere totalmente sincero, di poter raccontare tutto quello che passava per la sua mente. Non che fosse un ragazzo eccessivamente riservato, o una persona abituata a mentire, ma solitamente tendeva a nascondere certi particolari, come quelli riguardanti la sua famiglia. Ricambiò il sorriso di Denis quando questi incurvò le labbra, smettendo improvvisamente di rigirarsi tra le dita un lembo della maglietta. Sentiva di aver scaricato la tensione che lo attanagliava. « Proprio a questo » disse lui « Per cui se anche tu dovessi avere problemi, non esitare a parlarmene. In qualunque momento del giorno e della notte »
« Già, è così. Alla fine serve solo un po' di coraggio. » Sapeva quanto, a volte, potesse risultare difficile aprirsi con qualcuno, ma sapeva anche quanto risultasse semplice dopo aver trovato la persona giusta, quella che ispira fiducia e sulla quale si può fare completo affidamento. Sperava di poter essere quella persona per Perseus: non che desiderasse farsi gli affari suoi e conoscere i suoi segreti, ma sentiva quando il ragazzo avesse bisogno di sfogarsi ed essendosi trovato più volte in quella situazione, voleva solo essere d'aiuto e farlo stare meglio. « Ti ringrazio. Per tua fortuna la notte dormo come un ghiro perciò non c'è alcun rischio che ti svegli nel cuore della notte. » Rispose ridendo per la prima volta da quando il clima fra i due era diventato teso. Aveva raccontato una piccola bugia, ma non gli sembrava il caso di sprofondare nuovamente nella malinconia per parlare degli incubi che avevano iniziato a tormentarlo. « Ho un'idea. Ormai si saranno mangiati tutto in Sala Grande, quindi ciao ciao colazione. Perché non andiamo a fare due passi? Mi sembra che oggi sia una bella giornata. » Propose, sperando così di riuscire a mantenere il buonumore fino a quando si sarebbe trovato in compagnia del ragazzo.
« non che io abbia un sonno leggero.. » rispose ridendo il ragazzo. Lui era una di quelle persone che, decisamente, amavano dormire, e, soprattutto, che difficilmente si svegliavano una volta preso sonno. Per tale ragione la sua frase sarebbe potuta suonare lievemente strana, ma a lui non importava più di tanto. Era il concetto che importava: Perseus per gli amici ci sarebbe sempre stato. Perchè loro erano la sua vera famiglia. « Per me andrebbe benissimo un giro. non ce la farei a guardare i tavoli privi delle vivande. Mi chiedo perchè non riesco mai ad essere puntuale » Accettò la proposta di Denis con un sorriso, pensando che, magari, non sarebbe poi andata così male quella domenica mattina. Certo, il fatto di non aver potuto mettere nulla sotto i denti era leggermente fastidioso, ma la conversazione che aveva avuto con il compagno valeva molto di più. Lo aveva fatto sentire meglio in un periodo non proprio felice. E di questo gli era infinitamente grato. E, soprattutto, sperava di riuscire a ricambiare il favore in un modo o nell'altro.












