La potenza stessa è atto, [e] è l’atto della piega.
La statua di Santa Cecilia risponde pienamente ai tre aspetti fondamentali della piega barocca individuati da Deleuze nel suo libro. Il primo è lo stiramento - “un massimo di materia per un minimo d’estensione” (…). Il secondo è l’intensificazione, aspetto già colto da Warburg nei panneggi rinascimentali: “In tutti questi casi, le pieghe delle vesti acquistano autonomia, ampiezza, […] per esprimere l’intensità di un’energia spirituale che si esercita sul corpo, sia per rovesciarlo, sia per rialzarlo o per elevarlo, ma sempre per rivoltarlo e per modellare il suo interiore.
Idea, o finzione teorica, affascinante: qual dispiegamento tessutale è, in sostanza, nient’altro che il volto visibile di una grande modellatura d’interiora? Comunque sia, il rapporto stabilito da Deleuze tra l’estensione e l’intensità finisce col fissare un terzo aspetto della piega: l’inerenza. La piega “è un viluppo d’inerenza; […] ciò che è piegato è l’incluso, l’inerente. Pertanto, conclude Deleuze, “ diremo che ciò che è piegato è solamente virtuale e non esiste effettivamente che in un inviluppo, in qualcosa che l’inviluppa”.
Georges Didi-Huberman











