«Questa è la sala per i minori. Come vedi ci sono giocattoli e libri per bambini. Ogni due ore dovrai passare a controllare se hanno bisogno di qualcosa». «Ah, ok. Se arriva qualche minore, con questi tizi che facciamo? Li spostiamo?». «Scherzi? Sono loro, i minori». «Loro? Mi sembrano... mmmh... senti, come stabilite l'età?». «Ce la comunicano allo sbarco». «E non verificate?». «Cosa? Un bambino, specialmente se fugge dalla guerra, dalla carestia, dalle epidemie e da Casapound, non mentirebbe mai. È troppo provato e vulnerabile». «Non fate nemmeno un controllo... che so, di qualche tipo?». «E che, li tagliamo a metà e contiamo gli anelli, come con gli alberi?». «No, di tipo medico. Immagino ci siano dei parametri ossei... o magari i denti del giudizio...». «Non siamo mica al mercato del bestiame! Sono dei piccoli già provati dalla sofferenza e dal razzismo, vogliamo traumatizzarli ulteriormente con esami umilianti?». «Scusa... e la barba?». «L'Occidente incentiva l'infantilismo negli uomini, fino in tarda età. La loro cultura li vuole subito maturi. È per questo che i bambini si fanno crescere la barba». «Qualcuno ha mai sollevato dei dubbi, riguardo alla loro età?». «Sì, ma i fascisti li licenziamo in tronco». «Capisco. Una domanda un po'... particolare». «Dimmi». «Sono violenti?». «Scherzi? Certo che sono violenti! Se non li accontenti, sfasciano tutto, accoltellano gli uomini, violentano le donne e possono anche ucciderti. Sono bambini, dopotutto». «Ah, e nel caso accadesse qualche incidente? Chiamiamo la poliz...». «No, nel modo più assoluto. Abbiamo fior di avvocati e compagni magistrati che mettono tutto a tacere, tranquilla. Non permetteremmo mai, all'ultradestra, di strumentalizzare qualsiasi problema interno. Su questo puoi stare tranquilla». «E se, mettiamo il caso, dovesse capitare a me?». «Cosa? Di essere violentata o uccisa?». «Per esempio...». «L'importante è che non arrivi ai social. È un ambiente tossico e pieno di odiatori, ci metterebbero un attimo a sfruttare la notizia a loro favore». «Ah, ecco». «Qui da noi incentiviamo l'amore, non l'odio. È la nostra policy aziendale». «Mi sembra giusto. Ascolta, non ci sarebbe un settore con le bambine?». «Non esistono bambine. Le migranti che sbarcano hanno tutte un marito e dei figli». «Anche le minorenni?». «Non devi mai chiedere l'età, alle ragazze». «E come mai?». «Sennò i loro mariti si offendono. E noi non vogliamo offendere nessuno. È la nostra policy aziendale». «Chiaro. È capitato, a qualche operatrice, di essere violentata?». «Scherzi? Certo che sì, ma le compagne preferiscono sempre che sia un migrante a salvarle, piuttosto che un fascista. È la nostra...». «... policy aziendale, ho capito. La realtà è che soffro di cistite e la ginecologa mi ha detto di evitare le violenze sessuali in genere, è molto scrupolosa». «Giusto, la salute è importante. Hai qualche altra domanda?». «Nessuna, però non sono più così sicura di voler lavorare con voi». «Ah, mi dispiace. Come mai?». «Non mi interessa avere a che fare con questa gente e sono convinta che la loro cultura non abbia nulla da insegnarmi. Inoltre, credo che l'inclusività sia un concetto che ha inventato il cazzo per convincere il culo ad aprirsi senza fare troppe storie. Odio voi, odio questa gente, odio questo sistema suicida e, in primis, odio me stessa che sta qui ad ascoltarti dire cazzate e ancor di più mi odio per il dover sguazzare in questa merda, per sentirmi migliore degli altri». «Tranquilla, noi due siamo uguali. Il disprezzo di sé è un requisito obbligatorio per essere progressisti. Piuttosto, andiamo a visitare la mensa? Oggi ci sono le polpette col sugo».
Nikolàj L'vovič Tuzenbach











