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"La vida es un lienzo en blanco, y debes lanzar sobre él toda la pintura que puedas"
Danny Kane
In uscita il 12 Settembre per Einaudi, DFW Portatile è la versione italiana del DFW Reader, un’antologia (di quasi 800 pagine) che raccoglie estratti dai romanzi, racconti e saggi di DFW.
L’introduzione a cura di Stefano Bartezzaghi in edicola oggi (3 Settembre 2017) sull’inserto Robinson de La Repubblica.
Dalla quarta di copertina:
Curata da Bonnie Nadell, Karen Green e Michael Pietsch, questa antologia raccoglie una scelta delle opere piú celebri e straordinarie di David Foster Wallace: stralci di romanzi, pezzi di saggistica, racconti e materiali didattici. Uno spaccato dei personaggi, temi e paesaggi che hanno reso Wallace uno degli scrittori piú ammirati della scena contemporanea.
Una raccolta pensata per chi fino ad ora si è lasciato intimorire dalla mole di alcune delle opere di Wallace e dal fatto che sia considerato un autore «difficile». Ma anche un breviario per chi è già adepto di un culto internazionale che non accenna a scemare.
[Un grazie al blog Recensire il Mondo per la segnalazione]
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DJI Power 1000 Mini è una power station che non sembra una power station - recensione
C'è una cosa che ho imparato in questi anni passando da una recensione all'altra: le power station sono un mondo strano. Sulla carta sembrano tutte uguali, una scatola con una batteria dentro e qualche presa fuori. Poi le porti sul campo, in un contesto reale, e capisci che la differenza la fanno i dettagli. Pochi watt qua, un secondo di switchover là, un cavo retrattile dove non te l'aspetti. Insomma, le piccole cose. La DJI Power 1000 Mini è arrivata in casa mia in un periodo strano. Avevo appena restituito un'altra unità (non dirò quale, per non finire fuori tema subito) e mi serviva qualcosa che facesse tre cose insieme: starsene in macchina senza occupare mezzo bagagliaio, fare da gruppo di continuità per la postazione di lavoro nei weekend in cui Roma decide di sperimentare blackout creativi, e accompagnarmi al campo di tiro con l'arco quando ci sono allenamenti lunghi e la batteria del laptop comincia a fare i capricci. Tre scenari diversi, tre richieste diverse. E qui sta il punto: una power station da un kWh deve sapersi adattare. Non basta che eroghi watt come una pompa idraulica. Deve essere pratica. Silenziosa quando serve. Robusta quando la sbatti in macchina la mattina presto, mezzo addormentato, e ti scappa contro lo stipite. Anticipo subito una cosa: il giudizio finale è positivo. Ma con qualche asterisco. Non è il prodotto perfetto che certe schede tecniche lasciano intendere. Ha un paio di scelte progettuali che mi hanno fatto storcere il naso, e una in particolare che mi ha sorpreso in negativo durante la ricarica veloce. Detto questo, c'è anche tanta sostanza, soprattutto in un dettaglio che a prima vista sembra quasi un gimmick e che invece, dopo qualche settimana, diventa la cosa che apprezzi di più. Andiamo con ordine. Tre settimane di test, scenari misti, e una domanda di fondo: vale i 579 euro che DJI chiede sullo store ufficiale? Attualmente è disponibile su Amazon Italia. Unboxing: minimalismo dichiarato La confezione è quella tipica del brand, e qui devo ammettere una cosa: DJI sa fare i pack. Cartone marrone riciclato all'esterno, niente plastica inutile, modello illustrato sopra senza fronzoli grafici. La prima cosa che ho notato aprendo è la solidità della struttura interna: l'unità è incastrata in un fitting di cartone piegato con precisione quasi maniacale. Niente polistirolo, niente sporcizia. Dentro la scatola trovi questo: la power station, il cavo di alimentazione AC (lungo il giusto), un manuale cartaceo multilingua e una guida rapida. Punto. Niente cavi extra, niente accessori per drone, niente pannello solare incluso. Volendo essere onesti, è una dotazione essenziale al limite del minimalismo. Per chi viene da BLUETTI o EcoFlow è una piccola sorpresa: alcuni concorrenti riempiono il box di adattatori e cinghie. Qui no. Personalmente ci ho fatto pace abbastanza in fretta. Il ragionamento di DJI è chiaro: chi compra una Mini probabilmente ha già il proprio ecosistema. Se ti serve un pannello solare, lo compri a parte. Se ti serve un cavo per il drone, lo aggiungi al carrello. Logico, ma se cerchi un kit "tutto incluso" questo dispositivo non fa per te. Per chi sta entrando nel mondo delle power station per la prima volta potrebbe essere un piccolo shock. Per me, che ho una casa già piena di cavi e adattatori, è stato quasi un sollievo. Una scatola pulita, senza roba di cui non sapevo cosa farmene. Il packaging in sé è curato. C'è anche una sigillatura di sicurezza all'apertura, e l'unità arriva con la batteria carica intorno al 30 percento (lo dice il display, non l'ho misurato io con strumenti seri). Pronta per essere riempita prima del primo utilizzo serio, comunque. Design e costruzione: 11,5 kg di sostanza Pesa 11,5 kg. Lo dico subito perché è il numero che conta. Sembra tanto? Sembra poco? Dipende da cosa si confronta. Rispetto alla Power 1000 standard ci sono circa 2 kg in meno, e si sentono. Soprattutto quando la sposti dal sedile posteriore della Cupra Formentor al portellone, o quando la prendi dalla soglia di casa per portarla in macchina prima di un'uscita lunga al CUS. La maniglia integrata è ben posizionata. Stampata direttamente nello chassis, non un'aggiunta posticcia. Riesco a sollevarla con una mano, anche se per spostamenti più lunghi di una decina di metri (tipo dal parcheggio alla zona allenamenti) la seconda mano la metto sotto la base. Una mezza maniglia laterale aggiuntiva non avrebbe guastato, e in effetti è una delle critiche più ricorrenti che ho letto in giro. Non è un dramma, ma in un'eventuale Mini 2 ci starebbe di lusso. I materiali sono solidi. Plastica spessa e ignifuga, finitura opaca grigio scuro che non prende impronte come quelle lucide di certi competitor. La superficie sembra resistere bene ai graffi, e dopo tre settimane di trasporti e appoggi vari sui sedili dell'auto non vedo segni evidenti. DJI parla di un involucro capace di sostenere fino a una tonnellata di carico statico. Non l'ho testato (non avevo voglia di metterci sopra il SUV), ma la sensazione di solidità c'è eccome. Le feritoie di ventilazione sono tre: una sotto la maniglia, due laterali sul fronte. La parte bassa ha una nervatura rialzata che dovrebbe aiutare la dissipazione e tenere l'unità leggermente sollevata su superfici piane. Tutte le porte sono concentrate sulla faccia anteriore, scelta che apprezzo molto: niente "giro intorno per cercare l'AC in", tutto a vista. Il display LCD è in alto a sinistra, nitido, leggibile bene anche con luce frontale (al sole pieno c'è qualche riflesso di troppo, ma succede a tutti i prodotti di questa categoria). Esteticamente è sobria. Non è bella come può essere bello uno smartphone, non c'è da illudersi. Ma in salotto non dà fastidio, sta in un angolo della scrivania come un piccolo monolito tecnologico. Sul sedile posteriore della macchina è discreta, non sembra un oggetto abbandonato lì per caso. Funzionale, in sintesi. Onesta. Specifiche tecniche Riepilogo dei dati ufficiali, integrati con quelli verificati sul campo durante il periodo di prova. Specifica Valore Capacità batteria 1.008 Wh (celle LFP, litio ferro fosfato) Cicli batteria 4.000+ all'80% di capacità residua Potenza continua AC 1.000 W (800 W continuativi in alcune regioni) Potenza picco / Bypass 1.200 W picco, fino a 2.200 W in modalità bypass (220 V) Prese AC (versione EU) 2 USB-C fissa 1 (100 W) USB-C retrattile integrata 1 (cavo da 100 W estraibile circa 70 cm) USB-A 2 (12 W ciascuna) Porta SDC 1 (input/output, fino a 300 W, ecosistema DJI) Ricarica AC veloce 80% in 58 minuti, 100% in 75 minuti Ricarica auto 400 W, 100% in circa 160 minuti Ricarica solare MPPT integrato 400 W UPS switchover 0,01 secondi Connettività Wi-Fi 802.11 b/g/n + Bluetooth 5.0 App di controllo DJI Home (iOS / Android) Sensori temperatura BMS 10 Dimensioni 314 x 212 x 216 mm Peso 11,5 kg Carico statico chassis Fino a 1.000 kg Quota operativa massima 5.000 m Materiali Involucro ignifugo, inverter sigillato Prezzo di listino 579 € Componentistica interna: filosofia LFP Sotto la scocca DJI ha messo celle al litio ferro fosfato, le ormai familiari LFP. Scelta che approvo senza esitazioni. Le ragioni sono tre, e nessuna ha a che fare con il marketing: stabilità termica nettamente superiore alle vecchie litio-ioni, longevità dichiarata di 4.000 cicli prima di scendere all'80 percento di capacità, e minore rischio di propagazione termica in caso di danni meccanici. Tradotto in parole povere: se prendi questo dispositivo, lo sbatti malamente o lo lasci al sole per ore d'estate, è meno probabile che combini guai rispetto a un equivalente NMC tradizionale. Il BMS integrato gestisce dieci sensori di temperatura distribuiti nei punti critici. Non è una novità in senso assoluto (anche la Power 1000 standard ne aveva un set simile), ma qui DJI ha lavorato sull'efficienza nei carichi medio-bassi. Un dettaglio interessante: tra i 100 e i 400 watt di consumo, la Mini è dichiarata circa il 10 percento più efficiente del modello full-size. Sembra poco, ma in un weekend in villa, dove il consumo medio è proprio quello (laptop, router 4G, qualche luce LED, una bouilloire ogni tanto), un'ora in più di autonomia ci sta tutta. L'inverter è sigillato. Letteralmente. Incapsulato per resistere a umidità, pioggia leggera, e secondo DJI persino a nebbia salina. Non l'ho buttata sotto la doccia per verificarlo (non sono pazzo, ricordiamolo), ma in un'uscita al campo di tiro durante una giornata di pioggerellina la cosa è stata rassicurante. Chassis ignifugo, certificazioni multiple, e una capacità di operare fino a 5.000 metri di altitudine. Quest'ultimo dato per me è poco rilevante (al massimo arrivo sui 1.500 metri di Campo Imperatore in primavera), ma per chi gira in alta quota può fare la differenza. C'è un dettaglio progettuale da sottolineare: l'unità non è espandibile. Non puoi attaccarci un modulo batteria extra come permettono alcuni concorrenti. Per qualcuno è un limite pesante, per altri (me incluso) è una scelta coerente con il posizionamento del prodotto. Se serve più capacità, salgi di taglia nella gamma. Se ne serve meno, scendi. Logico. Software e app DJI Home: una piacevole sorpresa L'app DJI Home è una piacevole sorpresa. Lo scrivo senza giri di parole. Anche perché di solito le app companion delle power station sono quel tipo di software che apri tre volte e poi dimentichi. Qui no, almeno nel mio caso. Pairing veloce via Bluetooth la prima volta, poi connessione Wi-Fi locale per il monitoraggio remoto. Schermata principale pulita: stato di carica in grande, tempo residuo (sia in input che in output), temperatura della batteria, e un flusso visivo di watt in ingresso e in uscita. Niente menù labirintici, niente schermate di marketing tra te e i dati che ti interessano davvero. Roba che, in un settore dove molte app sembrano fatte da stagisti, fa rumore. Da app puoi fare praticamente tutto. Regolare la velocità di ricarica AC (utile per ridurre rumore della ventola, ne parlo dopo), controllare l'accensione delle prese, gestire la luce LED (regolare la luminosità, attivare la modalità SOS lampeggiante), monitorare la temperatura interna e i parametri del BMS in tempo reale. Anche da remoto, una volta abbinata al Wi-Fi di casa, riesco a vedere quanta carica residua ha l'unità quando è in villa e io sono a Roma. Comodissimo. Aggiornamenti firmware OTA, gestiti senza traumi. In tre settimane ho ricevuto un update minore, installato in cinque minuti senza interruzioni di servizio. Non posso dare un giudizio definitivo sulla qualità del supporto a lungo termine (servirebbero mesi di prove), ma DJI ha una buona reputazione su questo lato e non vedo motivi per essere pessimista. Una piccola critica: qualche traduzione italiana dell'interfaccia è un po' approssimativa. Termini tecnici tradotti letteralmente che suonano strani in lingua. Niente di grave, ma si vede che sotto c'è un'origine cinese e una traduzione automatica passata sopra senza troppa cura. In inglese fila tutto liscio. Se sei un perfezionista del lessico tecnico noterai qualche stranezza, ma è un dettaglio. Prestazioni e autonomia: cosa significano davvero 1.008 Wh I 1.008 Wh sulla carta sembrano tantissimi, ma cosa significano nella vita reale? Provo a tradurli con qualche esempio concreto, basato sui miei utilizzi durante queste settimane. Il MacBook Pro 14 da lavoro lo ricarico mediamente 9 o 10 volte completamente prima di esaurirla. Detta diversamente: in un weekend in villa, con il laptop sempre carico e qualche ora di videoconferenza, consumo circa il 25 percento. Il router 4G TP-Link Tapo che porto sempre con me (assorbe meno di 10 watt continuativi) potrei alimentarlo per oltre 24 ore filate, anche se in pratica lo accendo solo quando serve. Per scenari più pesanti il discorso cambia. Una piastra elettrica per cuocere qualcosa al volo (350 W reali) tira giù la batteria in circa due ore e mezzo. Un asciugacapelli da viaggio a media potenza dura una decina di scariche brevi. Un piccolo frigo portatile che assorbe sui 30 o 40 watt continuativi può girare tranquillamente per quasi venti ore. Dipende sempre dal mix di consumo, ovviamente. Niente magia, solo fisica. C'è un dettaglio importante sull'efficienza. DJI afferma che la Mini è ottimizzata per i carichi tra 100 e 400 watt, dove l'inverter lavora nel suo range ideale. Sopra i 700 o 800 watt continuativi l'efficienza scende leggermente (è normale, succede a tutti gli inverter di questa fascia), e la ventola comincia a girare più forte. Sotto i 50 watt c'è invece un piccolo overhead (consumo dell'elettronica interna) che mangia qualche percentuale all'ora anche se non stai facendo praticamente nulla. Banale, ma se la lasci accesa in attesa di fare da UPS senza nulla collegato di significativo, in 24 ore può perdere un 5 o 7 percento. Non è un bug. È fisica, appunto. La ricarica AC è il vero punto di forza. Da 0 a 80 percento in meno di un'ora collegata alla rete domestica. Da 0 a 100 in poco più di 70 minuti. Numeri che DJI dichiara e che, almeno nel mio caso, ho verificato a grandi linee con un cronometro mentale e qualche occhiata al display. Niente ore di attesa, niente ansia da pianificazione. La attacchi prima di pranzo, finisci di mangiare, te la porti dietro per l'uscita pomeridiana. Game changer. Test sul campo: tre scenari, tre verità Ho pensato di dividere i test per scenario, perché l'uso che ne ho fatto è stato volutamente eterogeneo. Nessun test sintetico, niente carichi fittizi creati ad hoc. Solo situazioni reali che mi sono capitate. In automobile, durante un viaggio Roma-Sabaudia con tappa intermedia per pranzo, l'ho usata per ricaricare due iPhone, un iPad e il MacBook contemporaneamente. Cavo USB-C retrattile per il MacBook, cavetto USB-C nella porta fissa per l'iPad, due USB-A per gli iPhone. Risultato: tutti carichi prima di arrivare. La cosa che mi ha colpito è che la ventola, in questo scenario, non è praticamente partita. Carichi così bassi non sollecitano l'inverter e il sistema resta sostanzialmente passivo. Silenzio totale. Diversa la situazione a casa, in modalità UPS. Ho collegato la postazione di lavoro principale (monitor, MacBook in dock, router, NAS Synology) attraverso una multipresa filtrata in passthrough. Per due settimane ha gestito un assorbimento medio sui 90 o 110 watt continuativi senza problemi. Quando, una sera tardi, ho avuto un blackout vero (di quelli brevi, durato meno di un minuto, ma sufficienti a far crashare il NAS), la transizione è stata invisibile. Letteralmente. Ho capito che c'era stato un blackout solo perché si è spento il faretto della cucina che non era collegato. La luce della scrivania, il monitor, il NAS, tutto è rimasto attivo senza un microsecondo di interruzione percepibile. Quei famosi 0,01 secondi dichiarati da DJI sembrano davvero tali. Notevole. E qui torna però il difetto che accennavo all'inizio. Quando l'unità è in ricarica veloce (modalità standard, oltre i 600 watt di assorbimento), la ventola è chiaramente fastidiosa. Lo dico senza filtri perché è la verità: il rumore è ben percepibile, soprattutto in una stanza silenziosa. Non è un sibilo da motore d'aereo, ma è una ventola che gira sostenuta, con una frequenza che attira l'attenzione. Per fortuna dura poco (poco più di un'ora), e si può abbassare via app la velocità di carica per ridurre il rumore. Ma in modalità standard è uno di quegli aspetti su cui DJI dovrebbe lavorare in una versione futura. La Power 1000 normale, almeno secondo le specifiche dichiarate, lavora più in silenzio anche perché ha un volume interno maggiore per la dissipazione. Qui hanno dovuto comprimere e si sente. Una volta carica e in uso normale, però, il rumore sparisce completamente. L'uso al campo di tiro con l'arco al CUS Roma è stato il banco di prova più curioso. Allenamenti lunghi, pomeriggio e sera, con il MacBook acceso per gestire i fogli di calcolo dei tempi di trazione e dei punteggi degli atleti, più una piccola luce LED per la sera, più la ricarica di smartphone vari miei e di altri istruttori. Cinque ore filate, consumo medio probabilmente sui 60 o 70 watt totali, ho terminato la sessione con la Mini ancora al 78 percento. Più che sufficiente. Anubi, il mio Malinois belga, l'ha annusata diffidente per i primi cinque minuti, poi le ha girato attorno e si è messo a dormire accanto. Forse è il miglior test di tranquillità acustica che potessi fare in modalità standby. Zero rumore in scarica passiva, conferma sul campo dal giudice canino. In tutti questi scenari la solidità costruttiva si è confermata. L'ho urtata almeno un paio di volte contro lo stipite dell'auto durante carico/scarico, è caduta una volta da circa dieci centimetri sul pavimento del garage, e nessun segno di cedimento. Plastica che tiene, niente scricchiolii, niente parti che ballano in giro. Costruzione seria, che si vede. Si sente. C'è stato anche un episodio che voglio raccontare per onestà di cronaca. Una sera di temporale a Roma, quando l'Enel ha deciso di fare la voce grossa con tre microblackout consecutivi nell'arco di mezz'ora. Tre cicli di switchover, tre transizioni in pochi millisecondi, batteria a un ottavo di scarica e poi ricarica appena la rete tornava. Tutto gestito senza un singolo crash a valle. La parte interessante è che la ventola, anche durante la ricarica post-blackout (tre cicli ravvicinati significano stress termico maggiore), è rimasta su un regime moderato. Niente piena potenza, niente rumore da elicottero. Il BMS modula evidentemente in funzione della temperatura interna e non semplicemente della velocità di carica richiesta. Buon segno. Approfondimenti Ricarica AC e modalità di alimentazione DJI dichiara 80 percento in 58 minuti, 100 in 75. Cifre che, partendo da batteria scarica e con la modalità rapida attiva, ho verificato grosso modo. Alla seconda settimana di test l'ho lasciata scaricare quasi del tutto (display segnava 5 percento) e ricaricata in modalità veloce: ho cronometrato 71 minuti per arrivare al 100. Margine di errore mio, non del prodotto. Performance reali allineate con quanto promesso, cosa che non è scontata nel mondo delle power station, dove i dati di marketing spesso evaporano al primo test serio. C'è un'opzione che apprezzo molto: la possibilità di scegliere via app (o tramite un selettore fisico sulla scocca) tra modalità rapida e modalità silenziosa. Quest'ultima rallenta la ricarica a circa il 50 percento della velocità massima, riducendo drasticamente il rumore della ventola. Ottimo per quando vuoi caricarla durante la notte senza svegliare la casa o il vicino di pianerottolo che sente passare anche le formiche. La uso quasi sempre quando rientro la sera e so che la mattina dopo non mi serve presto. Modalità UPS in casa: una funzione sottovalutata Lo switchover in 0,01 secondi è uno di quei dati che leggi sulla scheda tecnica e ignori. Poi un giorno arriva il blackout, e capisci. Per chi tiene un NAS sempre acceso (io ne ho uno, Synology, che gira ventiquattro ore su ventiquattro), un router che non puoi permetterti di riavviare durante una videocall importante, o semplicemente una postazione di lavoro che vorresti restasse online durante interruzioni brevi, questa funzione vale da sola buona parte del prezzo. Punto. Configurarla è banale: colleghi i dispositivi che vuoi proteggere alle prese AC dell'unità, colleghi questa alla rete domestica, e attivi la modalità UPS dall'app. Quando salta la corrente, la batteria prende il comando senza che i dispositivi a valle se ne accorgano. Quando torna la rete, ricomincia a caricare senza interrompere l'output. Non è una vera UPS line-interactive certificata per data center, sia chiaro, ma per uso domestico funziona alla grande. Per chi non ha mai sperimentato cosa significa avere un NAS che non si pianta dopo un microcalo di tensione, è una rivelazione. Read the full article