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“Quando si dice...”: non avere il becco di un quattrino
“Quando si dice…”: non avere il becco di un quattrino
Chi non l’ha mai sentito dire, anche se (si spera) soltanto per scherzo!… Perché questa malinconica espressione significa essere in miseria, ritrovarsi senza nulla (purtroppo, però, quest’espressione sta tornando di moda, introdotta a forza nelle case di centinaia di migliaia di italiani, europei e occidentali. Si può dire, stando a un’analisi filosofico-realistica, che la miseria sta pareggiando…
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pressione
si è sentito scricchiolare qualcosa alla pressione del virtuale tasto "nuovo post" e non è da escludere che google invii un'email che segnala che qualcuno ha riniziato a emettere. ma tutti sanno che sì, certe emissioni complessivamente sono da considerarsi grosso modo regolari, ma si tratta di un fenomeno statistico. tuttavia, non è dell'emettere (o del riemettere) che si sta parlando, ma di qualcosa che, se ho pensato da solo, allora era praticamente sulla bocca di tutti. i recenti avvenimenti greci sono un serio monito: pur non avendo l'aspetto di meretrici, una conventicola di signori ben vestiti e insospettabili data l'assenza di strauss kahn, ha pensato di trattare come tali tutti i greci, comprese le signore più mediterranee dai baffi più o meno folti (ma de gustibus...). certo, è stata sancita la garanzia di una certa impunità se con un gruppo di compari ci diamo delle gomitate d'intesa, indichiamo la preda col mento e imponiamo la nostra volontà più primordiale sulla sua libertà di rinunciare alle avances dei migliori partiti, e sarà per questo che i compari si sono sentiti più tranquilli nel rilanciare sulle vessazioni alla popolazione ellenica. ma, come non ci si può aspettare che una vittima scalci, urli e pianga, i black bloc non sono che una specie di sistema immunitario, forse più un antibiotico dal sapore anarchico, di quelli che non vanno d'accordo con l'alcol (anche se...). e, dato che, pure in ordine alfabetico qualcuno si sente il prossimo, si inizia a ragionare su come fare per evitare di finire nell'ideale linea che parte dal mento del fmi. ma non potendo più domandare (goffamente, tra l'altro), ulteriori prestazioni ai soliti, ci si è decisi a rivolgersi alla chiesa, praticando una strada in disuso molto più del tasto "nuovo post" nel gestionale di blogger. repubblica dà per certo che verranno reintrodotte delle quote di imposizione sulle attività produttive lasciando (condivisibilmente, sia chiaro) non toccate quelle che operano a vantaggio dei più bisognosi. questa scoria termina con la certezza a scatola chiusa che la quota potrebbe essere quadruplicata e il papa continuerebbe a permettersi il suo look stravagante.
ansia
è pur vero che, quando si mette a fare qualcosa di importante, chi ha minimo senso di responsabilità sente la pressione della grandezza che la storia gli riserverà e, volenti o nolenti, governare su una terra che ha quasi tre millenni di passato variamente glorioso e ha raggiunto gli angoli del globo più remoti in virtù di molte belle peculiarità, con la storia deve per forza fare i conti. ma questo è il momento per portare un esempio terreno e quotidiano come comodo specchio del discorso più generale. se ho problemi di gestione del bilancio domestico e sviluppo una certa abilità nel vivere al di sopra delle mie possibilità giocando con i bizantinismi del credito di cui la proprietà transitiva è solo uno degli aspetti più banali, nel momento in cui mi dovessi trovare a navigare in acque migliori, avrò l'incombenza di utilizzare le nuove risorse con una progettualità che può essere banale (accumulo), oppure più complessa (investimento e nuovo lavoro). ma se finora mi sono preoccupato solo di tirare la corda, attività non da tutti, ricordiamolo, cosa potrò fare? sono impreparato all'alternativa che ad altri susciterebbe sospiri di sollievo. analogamente, sappiamo bene dove andare a reperire le risorse per fronteggiare debito e deficit con le loro insidie, senza battere la lingua sempre sul dente dolorante, ma è proprio ora che dubbi dovuti all'incapacità di reggere un peso apparentemente eccessivo dato alla nostra impresa ci attanagliano e ci chiediamo tutti sudati in un angolino a che pro? cosa se ne fa questo paese di conti in ordine e di risorse da investire? siamo in grado di fare uno stato sociale vero, una serie di grandi opere così grandi che neanche ci si accorge che ci siano, come un contrasto al dissesto idrogeologico, una riforma dell'istruzione che guardi alla cultura, alla libertà e alle competenze o anche (ma non sia mai!) il miglioramento delle condizioni di lavoro per tutti? forse il passato non è costellato di errori, forse facciamo bene se lasciamo i soldi illeciti in mano agli evasori. e se siamo fortunati ci assumeranno in nero.
pensare alla famiglia
oggi come oggi, una condizione necessaria per sfangarla è saper fare il proprio lavoro. certo, tutto sta a vedere qual è. ma qualcuno è così bravo da averne un paio, anzi, di più, e cosa c'è di meglio in questi casi di una sinergia tra essi? prendiamo il nostro proprietario, ad esempio, lui presiede il consiglio dei ministri della repubblica, possiede aziende di vario tipo, prevalentemente proiettate nel campo dell'informazione e della comunicazione. naturalmente questa è un'aberrazione e per rimediare le ha girate ai figli, ma trattandosi di politico che ha a cuore i valori della famiglia (pure delle famiglie delle prostitute, sì), non può non pensare alla propria prole quando espleta le proprie funzioni. certo, il piersilvio è a posto, mediaset durerà ancora qualche anno, basta affossare un altro po' la rai e sarà sufficiente un palinsesto da decerebrati; la sorella invece con tutti quei libri è un po' nei guai, oltretutto per sistemarla, il papi ha dovuto compiere delle azioni poco lusinghiere e recentemente gli è toccato risarcire chi aveva fatto le cose meno sporche, ma ormai c'è poco da fare, marina è un'editrice e giustizia è stata fatta. ma l'amore paterno è stato manifestato nella maniera che contraddistingue un'intelligenza tale da giustificare l'accentramento di potere in un unico paio di laide mani. infatti, con un popolo che non se la passa bene, è ovvio che l'aumento di certe tasse orizzontali non sia una strategia attuabile senza un contraccolpo nei consumi, ma badiamo bene, è stata aumentata solo l'iva della fascia alta dei prodotti. possiamo spendere i pochi soldi che abbiamo a disposizione in roba tipo libri e giornali, e vuoi vedere che non andiamo a portare due soldini pure a marina?
strumenti
l'uguaglianza è un obiettivo che i più pigri come i romantici pongono al di là di uno streben, in modo da potersi lamentare che sì, vabè, è lì, ma per colpa di questo o quel limite (pur con tutto l'eroismo), sono costretto a continuare a sognarmela; ed è così che nascono i titani. certo, ora è l'ugugalianza, altrimenti è il confine della sassonia, ora una giovane tutta trine e merletti (ma guarda che la sorella è più disponibile), ma lo streben rimane quel che passa il convento. eppure oggi, anzi, da qualche decennio, stando alle parole vergate nella costituzione, abbiamo un'intera repubblica che deve provvedere a collaborare con chi vuole e può alterare, tipicamente in meglio, certe proprie condizioni nella società. cosa che, una volta conseguita, potrebbe rivelarsi vantaggiosa per la società stessa, a meno di non aver aiutato un figlio di buona donna, ma facciamo ancora finta di essere in un ambito di eroismo, ancorché postmoderno, perché il languore è un lusso che non possiamo più permetterci, abbandonando l'800 l'abbiamo dovuto gettare via insieme a quei baffi fantastici (il proverbiale bambino) e ai pantaloni alla zuava (l'acqua sporca). bene, tra i vari servizi che potrebbe rendere la repubblica in funzione degli articoli che propugnano le direttive per rimuovere gli ostacoli che il caso pone tra noi e l'uguaglianza, se ne potrebbe inserire uno decisamente appropriato alle novità che questa estate declinante ci può riservare. per farla breve, prima di spirare ignorato come uno zio solitario e lontano, lo stato sociale potrebbe darci un'ultima soddisfazione (delle pur poche che ci ha concesso): chi dimostra di non raggiungere un certo reddito (condizione che, si ricorda, potrebbe tagliare fuori dal percorso verso l'ugugalianza), ha facoltà di girare armato. niente di eccessivo, nessuna arma da fuoco, diciamo che, in funzione delle aspirazioni e delle caratteristiche di tali cittadini meno fortunati, si può mettere a disposizione una gamma di lame che vanno dal taglierino a certi coltellacci che in assassin's creed completano l'arsenale. sì, sono meglio le spade, si intonano meglio a quel mantellino, ma pure il coltello, usato come si deve, dà ai vari seguaci del credo una certa voce in capitolo. si sancisce per i più indigenti la sola facoltà di portare tale arma, mantenendo le norme del codice penale che naturalmente tutelano le vittime di violenza e puniscono chi esercita tale violenza. ma nel momento in cui questo o quel padrone incontri qualcuno che non naviga nell'oro di notte o sul posto di lavoro, penserà bene che non è l'unico ad avere qualcosa da temere. e, data la vocazione istituzionale e civile di tali strumenti di agevolare ai loro portatori la strada per certi diritti, l'uso verso altri poveri sarà spaventosamente inferiore alle previsioni di chi cela il terrore per come funziona la democrazia dietro a una cortina di falso buonismo.