Cronache dall'Inferno 2 - l'orrore delle fiamme
Vengo condotto su una specie di bassa gabbia di metallo, troppo bassa perchè ci potessi entrare. Pesanti catene pendono ai lati. Come ho la forza di farmi ancora domande, sinceramente non lo so. Ma sono Dean Winchester, il cojone che si è andato a cercare da solo di essere ficcato in quel buco di merda.
Comincio a sentire la spossatezza, ormai saranno più di 100 giorni che vengo rivoltato peggio di un calzino. Devo dargli atto, ancora hanno tanta fantasia, non mi ripetono mai le stesse cose. La cosa che mi rincuora è che ancora faccio questi pensieri, che ancora non mi sono arreso. Perchè Sam mi salverà, non devo dubitare di lui. Mi incatenano sopra la gabbia, a gambe e braccia aperte. Una volta ho visto un porno che è iniziato in maniera simile, ma non mi illudo, avrò ben poco da godere in questa situazione. Anche se il pensiero di una signorina che mi lecca il corpo potrebbe aiutarmi a stare meglio.
Mi volto a guardare i volti dei miei carnefici, tra di loro riconoscono l'uomo che mi infligge le torture peggiori, Alastair il più grande figlio di puttana di tutto l'Inferno. Uomo poi, anche l'aspetto ha ben poco di umano. Alto e magrissimo, capelli corti e biondicci, occhi infossati e viso a punta. Mi dà l'idea di un coltello, affillato e letale. Guarda in silenzio mentre vengo incatenato da quei viscidi bastardi dei suoi sottoposti. Cosa non darei per avere la Colt carica e riempire le loro teste con il piombo dei miei colpi.
-Che lo spettacolo, abbia inizio- disse solamente. Anche la sua voce era terribilmente sinistra, ma sinceramente a me non faceva paura. So perfettamente che a breve succederà qualcosa di doloroso e orrendo probabilmente, il tormento di non sapere cosa fa ansimare velocemente il mio petto. Controllati Dean, basta. Dovresti esserci abituato, ormai.
Improvvisamente un forte calore e una luce crescente provengono da sotto il mio culo. Mi volto scorgendo una fiamma che cresce.
-Figli di puttana, state tentando di cucinarmi!- urlo con rabbia, stranito da quella situazione.
Mi stanno cucinando come un hamburger sulla griglia. Porca puttana, questa è una griglia creata apposta per arrostirmi.
Questo giro di pensieri dura ben poco, perchè il calore sale velocemente, come le fiamme che colpiscono guizzanti la mia parte posteriore. Sento il fuoco colpire la mia schiena, culo, polpacci e talloni. E da là smetto di pensare a qualsiasi cosa. Ma che cazzo penso a fare, porca troia brucia da morire. Ste maledette fiamme infernali sciolgono la mia pelle, creano vescice e consumano il mio povero corpo. Sono in balia di quel dolore, non penso a nulla, urlo e tento di dimenarmi. Nemmeno avverto le varie presenze intorno a me. Che stiano assistendo al mio supplizio, che ridano e si beffino di me o che se ne siano andati lasciandomi nel mio strazio profondo non saprei dirlo. Ma che cazzo me ne frega? Tanto anche se urlo nessuno avrà pietà di me e fermerà questo inferno. Brucia terribilmente, il mio corpo cede sempre di più sotto questa terribile agonia. Invoco con disperazione la mia morte. Urlo il nome di Sam, anche se non potrà sentirmi. Porca puttana vienimi a salvare.
Sento il fiato mancare, la voce trema ormai, sono allo spasmo delle forze. Non so nemmeno quanta parte di me sia rimasta ancora integra, non che cambi qualcosa. Ho la sensazione che le catene si siano allentate e provo a muovermi. Un fortissimo dolore mi blocca in quella posizione. Giro gli occhi e trattengo il respiro alla pietosa visione che mi trovo davanti. Il mio braccio e la mia mano si sono quasi del tutto sciolti. Resta un fragile velo pastoso a coprire quel che resta dei muscoli e delle mie ossa. Ma la cosa tremenda è che questa sostanza molliccia che si scioglie ogni momento che passa, un tempo formava la mia pelle. Carne e qualsiasi altra zona del mio corpo non più esistente si sono espanse per tutta la gabbia. Vedo alcune parti gocciolanti che cadono pesantemente verso il mio bruciante nemico, ormai in una forma densa come un pezzo di carne masticato a lungo e sputato a terra. Sono praticamente incollato alle sbarre di ferro. Non posso nemmeno girarmi per tirarmi fuori da questa posizione e cercare un sollievo per quella parte del corpo, anche se significherebbe torturare quella ancora sana, se così si può dire. Sento quel che resta del mio cuore battere forte appena scoperto questa atroce verità. La mia mente fatica ad accettarlo. Credo che tra le cose più disgustose del mondo si possa inserire anche l'assistere inerme e dolorante allo scioglimento della propria carne.
Una fitta forte su un fianco mi riporta alla realtà da quei pensieri vomitevoli. Con una pala di acciaio vengo spinto verso destra. Vogliono ribaltarmi, vogliono cuorere ogni parte del mio corpo. Ma soprattutto sanno il dolore tremendo che sto provando. Questi stronzi non lasciano che le mie sofferenze si fermino sul solo sciogliermi come neve. Troppo facile Dean, pensavi che si accontentassero di vederti arrostire per bene?
Con un gesto secco riescono a strappare i miei pezzi doloranti da quel brodo umano, vedo schizzi di colore scuro uscire da me stesso, colpire quello che si trova intorno. Il dolore di questo primo strappo è forse più terribile delle fiamme. Quello che resta di me penzola vergognosamente, mentre con un altra pala strappano la parte che rimane insistentemente attaccata. Vengo rigirato di continuo da una parte all'altra, come una pannocchia sulla brace, ormai talmente impregnato dal dolore che mi sembra quasi di perdere conoscenza. Fosse possibile, ne sarei felice. Se mai dovessi uscire da questo cesso lurido, giuro che porterò rispetto per tutti gli hambuger che cucinerò sul mio barbecue.
Non so quanti giorni mi hanno lasciato sopra quella graticola. So solo che continuavo a liquefarmi e a ricompormi, senza distinguere cosa fosse più doloroso tra le due sensazioni. Ora i pezzi di me stesso sono gettati nella mia camera del dolore, la cella dove passo il tempo a ricompormi. Letteralmente. Non provo nemmeno più la sensazione di orrore nel vedere la mia carne muoversi e ricostruirsi, lentamente, con un dolore acuto, ricordandomi che dovrò prepararmi per il prossimo round.
E, come accade in questi momenti, sento bussare alla mia cella.
-Ancora mi bussi, nonostante non abbia alcuna intenzione di guardare la tua faccia da cazzo?-
Alastair, il capo dei miei suppliziatori, mi guarda beffardamente.
-Come ben sai, sono un signore-
-Accomodati pure- rispondo ironico.
-Deve essere poco piacevole sentire le tue parti ricomporsi eh?- disse indicando con la testa la mia gamba sinistra, che stava subendo quella innaturale ricostruzione.
-Mi sto abituando ormai, non è così male- mi spiace ma non ti darò altre soddisfazioni.
-Allora, la tua risposta è cambiata?-
Da quando sono qui, ogni momento in cui cerco di riposare le mie membra, lui passa a trovarmi. Sempre chiedendomi la stessa cosa. Unisciti a noi. Diventa un demonio e tortura le anime perdute. E io do sempre la stessa risposta.
-Puoi scordartelo, cojone-
Io cedere? No mai. Anche se i giorni passano e Sam ancora non è riuscito a fare un cazzo no, non mi arrendo. Papà è qua dentro, come me, e lui resiste ne sono sicuro. Prima o poi lo incontrerò e magari riusciremo ad uscire da qui. E prenderemo a calci nel culo Sam, che non ci ha tirati fuori da qua dentro. Stavolta ho un piano di riserva, o per lo meno una parvenza di piano.
-Tanto cederai prima o poi- risponde senza mostrare alcuna emozione.