John Cage, (1973-1979), Parole vuote. Scritti '73-'78, Edited by Fernando Vincenzi and Antonella Carosini, Translated by Antonella Carosini, «Ricercare», Orthotes Editrice, Napoli, 2015 [© John Cage Trust]
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John Cage, (1973-1979), Parole vuote. Scritti '73-'78, Edited by Fernando Vincenzi and Antonella Carosini, Translated by Antonella Carosini, «Ricercare», Orthotes Editrice, Napoli, 2015 [© John Cage Trust]
“All'inizio del tuo percorso sei il viaggiatore, ma alla fine sei la destinazione.
In realtà, sei sempre stato la destinazione, e quindi, chi era questo ricercatore?
Il ricercatore era quel sé che sognavi di essere.
Tutto questo tempo, sei sempre stato l'Essenza, ma nello stato onirico credevi di essere qualcuno che doveva raggiungerla.”
— Mooji
In questo momento, la vita mi sta insegnando il valore della legge del distacco, nulla è realmente tuo. Devi imparare a sentirti a tuo agio nel non essere emotivamente attaccato, devi semplicemente goderti la vita per quello che è e continuare ad andare avanti. Nessuna ricerca, nessuna lamentela, proteggi la tua pace e accettala per ciò che è.
“Non siamo mai soli al mondo, lo diventiamo se smettiamo di ascoltare e ci asserviamo alla fretta, il vizio capitale del nostro tempo, se ci lasciamo sedurre dalla facile idea che la felicità sia da ricercare, non qualcosa cui prestare attenzione.”
— Lorenzo Marone, “La donna degli alberi”.
La libertà è qualcosa che si è, non è qualcosa che si ha
Corrado Malanga
“RICERCARE” DI DANIELE DI BONAVENTURA. Pochi sanno cosa sia un clavicordo, ma in compenso ogni appassionato di musica antica ne avrà sentito il suono. Il clavicordo è uno strumento barocco, in realtà nato nel XIV secolo, che secondo alcuni ha origini ancora più remote e deriverebbe da un suo parente stretto, il monocordo, inventato addirittura da Pitagora di Samo nel IV secolo a.C. Nel medioevo si trasformò fino a raggiungere l'aspetto odierno, ovvero una specie di pianola dotata sia di tastiera, sia di corde. Benché con lo strumento si suoni più o meno lo stesso repertorio del clavicembalo, il cui suono gli assomiglia parecchio, il clavicordo emette un suono molto più flebile e discreto ed è apparentemente più adatto allo studio che ad un concerto. Una particolare caratteristica tecnica, è che il martelletto è sostituito dalla cosiddetta "tangente" che opera in due modi: divide la corda (come fosse il ponticello del violino), e la percuote, ma a differenza dei martelletti del pianoforte che una volta colpita la corda tornano indietro, la "tangente" continua a farla vibrare fino a che si tiene premuto il tasto. Il suono prodotto risulta essere molto ricco, poiché contiene tutti gli armonici della nota. La lezione tecnica può finire qui. E adesso viene il bello: può un jazzista utilizzare questo strumento? La risposta potrebbe essere affermativa, ma certamente con qualche riserva. La seconda domanda è più impegnativa: può un jazzista utilizzare "in solo" il clavicordo? Qui si potrebbe rispondere, forse. Se poi ci chiedessimo se può un jazzista fare un disco per "clavicordo solo", potremmo essere presi per pazzi. Invece si può e si può farlo, anche ottenendo risultati sorprendenti. Ci ha provato Daniele Di Bonaventura, "bandeonista", pianista, compositore ed altro, che non è proprio il primo venuto, avendo suonato anche con musicisti come Enrico Rava, Dave Murray, Paolo Fresu, Miroslav Vitous e Uri Cane, solo per citarne alcuni e scusate se è poco. Il risultato? Assolutamente eccezionale. Sgombriamo il campo dal fatto che si tratti di un disco facile. Non lo è, ma l'uso della metodologia della sperimentazione e della ricerca jazz, applicata ad uno strumento di un'altra epoca, ha prodotto questo gioiello che va sotto il nome di "Ricercare". Di Bonaventura crea un universo sonoro assolutamente straniante, dove un suono antico si cimenta in armonie non consone al suo "status", producendo suoni surreali nel senso più nobile e storico del termine. Il disco, uscito lo scorso 26 gennaio, è una strabiliante mescolanza di allusioni sonore mai completamente compiute, che evocano un universo musicale colto e raffinato e che ingloba in sé i ritmi della musica afroamericana, minimalismo novecentesco e musica antica. Una ricerca musicale condotta con intelligenza e curiosità intellettuale, non certo comuni. Dieci tracce sonore che celano magnifici segreti musicali, rocamboleschi ritmi, misteriose alchimie, preziosità delicate. Ed è significativo che il lavoro di Daniele Di Bonaventura si chiami "Ricercare" poiché questa è ricerca vera, profonda, mossa dal desiderio e non dalla consolazione. Qualcosa di diverso, di molto diverso, dalle solite cose.
Accettare ciò che è. Il primo passo per ritrovare la pace interiore è imparare ad accettare le cose per quelle che sono. Accettare significa riconoscere quello che è successo nel passato e ciò che sta accadendo nel presente senza giudicare e attaccarsi a questi pensieri. Ci sono cose che puoi cambiare e sui cui è giusto intervenire, ma ce ne sono anche altre su cui non hai alcun controllo e se ti preoccupi di queste perderai la serenità. Impara quindi ad occuparti delle cose che puoi effettivamente cambiare e ad accettare quelle su cui non hai controllo.
Le cinque regole di vita per raggiungere la pace interiore
Tiziana Foglio
mi sono forse persa, continuando a insistere per cercare me stessa?
@eliinsideherhead , marzo duemila e diciannove.