[Il borghese] non vuole ricevere senza dare, non vuole dare senza ricevere. Egli scambia. Il suo diritto è il contratto privato, la sua economia è il mercato. Dice: «lasciatemi fare». [...] Il borghese crede che il mondo sia sempre da cambiare, da migliorare: non si contenta mai, non si rassegna. Ma sempre su scala individuale, senza vaneggiare di palingenesi sociali. Se fa le palingenesi è senza pianificarle: le ottiene senza premeditazione, come somma di innumerevoli atti indipendenti di innumerevoli individui liberi; gradualmente, a tentoni, e di solito sono le uniche palingenesi non catastrofiche. [...] Il borghese ha fede in Dio, il Dio creatore, ma gli sfugge una dimensione del cristianesimo. Non può ammettere che il mondo terreno sia nulla, e l’altro mondo sia tutto. Al contrario, il borghese ama la vita, questa vita. La vuole gustare tutta, vuole trarne tutte le possibilità, e così facendo crede di rendere omaggio a Dio, crede di pregare. [...] Il borghese è tutt’altro che un profeta, è uno sperimentatore, è un seguace di Popper anche se non lo ha mai letto. È liberale e liberista perché vuole la libertà di tentare, di provare (e, se è onesto, sulla sua pelle, non sulla pelle di altri che non vogliono). [...] Per lui, la vita è sacra perché riguarda l’individuo, è la sua prima proprietà intoccabile. [...] I borghesi (e non se ne trovano due identici) sono individualisti più qualcosa e meno qualcosa. Più il buon senso e meno l’estremismo degli anarchici individualisti. I borghesi sono tentati dall’anarchismo e fanno sforzi per resistere alla tentazione. A ognuno di essi si attaglia la definizione data a Borges: «un liberale che crede sacrificare molto al socialismo non chiedendo l’anarchia pura». [...] Vogliono lo «Stato minimo» («severamente minimo», aggiunge Borges), più o meno quello teorizzato in filosofia da Robert Nozick, non lo Stato nullo. Per abolire le carceri aspettano il giorno in cui non vi siano più delinquenti, non si aspettano che non vi siano più delinquenti il giorno che le carceri siano abolite. I borghesi vanno in chiesa, a differenza degli anarchici. Adottano la divisa di Goethe: «Curiosità per il conoscibile, riverenza per l’inconoscibile». [...] Ma il borghese chiede nulla alla società se non conta di restituire alla società, e di restituire con gli interessi. Egli vuole essere magari in credito versa la società, non in debito, al momento di fare i conti. Farsi da sé non è farsi per sé. Andandosene da questo mondo (il più tardi possibile), il borghese ama lasciare ai posteri un regalo, così come egli nascendo ricevette un regalo dai predecessori. [...] tutti possono inventare qualcosa o almeno provarcisi. Qualcosa che, se non è grande, potrebbe un giorno forse diventarlo, dopo secoli. Quando si chiese a Faraday a che servisse una sua scoperta appena fatta, la risposta memorabile fu: «A che serve un bambino?».
Nessuno meglio di Sergio Ricossa, in "Straborghese", ci ricorda cosa sia un borghese. Cos'è che siamo noi.