A volte sogno di lasciare un biglietto sul tavolo e sparire.La scritta direbbe: «Vi voglio bene, siete voi a non volermene davvero e io sono troppo viva per morire» La scrittura è tutto il mio mondo.Ci sono giorni in cui credo davvero di superare il limite per quanto mi senta alienata da ogni contesto.Quando confesso che ho l’impressione di respirare davvero parlandoti, è vero. Ed è la stessa verità che mi inquieta nel profondo nel momento in cui mi desto e non so bene cosa stia guardando, se tutto ciò che mi circonda mi rallenti o mi spinga a essere chi sono. Se tale contrasto si fa forte scappo da chiunque. La gente non ne comprende il motivo.Trovo pace solamente di notte, come un demone. È solo allora che riesco a scorgere ciò che sto cercando : nell’istante in cui le persone smettono di cercare nessi ,di coinvolgermi in cose che non voglio fare, di attrarmi verso di loro quando desidero soltanto l’invisibilità o avanzare lungo i miei sentieri.È così ovunque, non c’è tregua.Al lavoro, quando il datore pretende ascolto continuo. Con gli amici, nell’istante in cui mi rimproverano che preferisco stare sempre un passo indietro, distante.Con i parenti, quando mi accusano di non saper comunicare.Ho riflettuto spesso su come appaio in società e la conclusione a cui sono giunta è anche la più semplice: so per certo che sono in pochi a vedermi per quella che sono e io, annoiata dalle convenzioni, dai ruoli, dalle maschere, non ho neppure la pazienza di fingere che mi importi. Osservo e la mia osservazione è un tentativo di sopravvivenza.Non mi interessa granché delle loro vite. Non mi importa di costringermi ad apprezzare questo o quello. Il mio mondo è fatto di silenzi e di notti insonni.C’è più vita in ciò che trovo il coraggio di confessarti che in tutto il resto. mentirei se dicessi che non voglio sia così.Ci sono nata, in questo modo.Ho citato Banana Yoshimoto perché conosco la sensazione di ricomporsi in un sogno e disintegrarsi nella realtà. Chiudere gli occhi, per me, è terapeutico. Non perché creda nelle illusioni. Non perché cerchi l’irreale. Ma perché la realtà spesso mi confonde; ruba il tempo necessario a essere. Mi rallenta, mettendomi davanti situazioni e verità che non mi appartengono. Universali, dicono.Io sono un animale solitario come i lupi…Non voglio sentirmi obbligata, bensì partecipe. Non voglio essere costretta a sorridere o a parlare quando in me sento il gelo. Non sono sicura di abbracciare ciò che gli altri si aspettano che faccia. Dici che siamo spezzati e non interi, crepe e frammenti che non smettono di ricomporsi. Non so se sia vero. vado oltre le dicotomie e aggiungo che -forse- siamo tutto ciò che ci tocca nel profondo; non necessitiamo di una forma, né di una parola che ci delinei. Forse …non siamo neppure pezzi di qualcosa ma incorporei: logos; soffi vitali che, se non nutriti nel modo giusto, rischiano di estinguersi.Questo slancio vitale, questa follia, questa voglia di non cedere davanti a nulla e a nessuno -di restare viva e non morire -la trovo nei libri. Nel cinema in bianco e nero. Nelle fragranze dei fiori in primavera. Nella vista del mare agitato; nelle canzoni ascoltate in cuffia, negli istanti in cui chiudo la porta di casa e non esiste nient’altro che la nuda verità.Nei silenzi che porto dentro.In ciò che non so spiegare.In quel che ometto quando mi accorgo che è inutile dilungarsi. Negli occhi dei cani.Negli abbracci dei bambini il cui universo è un dono immenso ,raro; tra le note stonate del pianoforte che ancora suono nel tentativo di recuperare un ricordo troppo lontano e nel modo in cui comunichiamo:
Mai costruito.
Mai finto.
Mai perfetto.
Sempre reale. Sempre sentito.Vero …come l’unica cosa di cui mi importa: la verità, in ogni sua forma , la verità che porto scritta persino nel nome.
“Chiara”:
Limpida, cristallina. Luminosa.
Una C. che somiglia a una porzione di luna. La mia lettera perfetta, perché non poteva esisterne un’altra più giusta.Lo spicchio di un cerchio che disegna anche il mio destino: essere spesso -per molti-solo una parte del tutto.













