Sei in viaggio verso casa.
Dopo sei mesi e mezzo, sei di nuovo in viaggio verso casa. Mentre ti rifaccio il letto ancora non ci credo. L'ultima volta era dicembre e faceva un freddo siberiano, io ne avevo già le palle piene del Natale e l'unica vera festa era venirti a prendere al treno il 23. Poi in tre minuti tutte le lucine si sono spente e sei ripartita e io ho ricominciato a ingollare i giorni uno dietro l'altro a rotta di collo, lavorando e poco più. Giugno sembrava lontano un millennio, l'inverno una sequenza infinita di temporali, le telefonate già troppo noiose e brevi. Invece la primavera all'improvviso ha preso la rincorsa ed ecco le rondini, il caldo, le lucciole, le cicale. E tu che torni. Ora sei in viaggio e mi chiami per dirmi dell'ennesimo ritardo, treno fermo a Genova, arriverai tardissimo, mangi un panino al volo ci vediamo al binario dopo mezzanotte. La mia cenerentola con le Vans puzzolenti e la valigia piena di magliette stropicciate, che appena arriva a casa si affaccia al frigo in cerca delle ciliegie, ché tanto lo sai, te le faccio trovare sempre. Metto in bagno i tuoi asciugamani preferiti, ti ho preso il dentifricio nuovo e il bagnoschiuma che costa un botto e a Milano non lo compri mai. È il mio modo di dirti "bentornata", insieme ai miei abbracci stritolaossa che dopo tre minuti già non sopporti più "ma' mollami dai". Perché è vero, non sono capace di farti il ragù né la torta di mele, tanto meno mettere insieme una teglia di lasagne, ma per quella c'è tua nonna, io so solo abbracciare. Anche Buck mi sa che ha capito che torni, stasera è sveglio come un grillo, salta dal tiragraffi alla finestra come una ranocchia impazzita. Lo senti già miagolare nell'ennesimo vocale che ti mando per chiederti ancora dove sei, quanto manca, quando arrivi.













