“Cercare di essere equi con chi non lo è mai stato: non saprei dire se è un eccesso di fair play o la più clamorosa delle rivincite”.
[Michele Serra]


#dc comics#dc#batman#bruce wayne#dick grayson#batfam#tim drake#batfamily#dc fanart



seen from Canada
seen from Türkiye

seen from Sweden
seen from Türkiye
seen from China

seen from India
seen from United States
seen from Israel

seen from United States

seen from United States

seen from United Kingdom
seen from United States
seen from Israel
seen from Uzbekistan
seen from United Kingdom

seen from Canada

seen from Hungary

seen from Germany
seen from United States

seen from Argentina
“Cercare di essere equi con chi non lo è mai stato: non saprei dire se è un eccesso di fair play o la più clamorosa delle rivincite”.
[Michele Serra]
Sono andata in una gelateria e la commessa era tutta intenta a fare le foto da mettere sui social dell'attività.
Mia mamma che non sta mai zitta: "Vi serve un Social Media Manager per quello."
Dopo cinque secondi di silenzio risentito: "E chi sarebbe?"
Mamma: "Lei" indicando me.
La commessa mi guarda con sdegno, io ricambio.
Ribatte: "Guarda non ci serve, noi facciamo da sole" e sbuca un'altra a supporto.
Io: "Se ti dicessi che posso anche non venire più a mangiare il gelato qui perché tanto compro quello Conad, tu che mi risponderesti?"
Dieci secondi di smarrimento.
"È esattamente la stessa risposta che ti direi io in questo momento." e me ne vado.
SIPARIO.
Tutta la giornata è influenzata dalla sana iniezione adrenalinica del mattino: si sente una leonessa che ha difeso con successo la prole, scacciando ferocemente l'infida iena maculata. Affronta tutto con grinta, oggi non le fa paura assolutamente nulla. Torna nella banca delle figuracce, che qualcuno ha deciso di assegnare sempre a lei, e appena aperta la porta si trova alle spalle del direttore, che davanti ad un tablet e un tramezzino smangiucchiato sta giocando ad ammazzare cavernicoli. Altra occasione da non perdere. “Buonasera direttore. L'ha trovata la caverna con la clava potenziata?” “Sì” risponde lui completamente preso, “ora arrivo al vulcano poi passo di livello. Accidenti, non è mica a casa sua...” Si riscuote e si volta con un accenno di paura negli occhi. Non appena riconosce l'interlocutrice l'espressione si trasforma: “ma senti da che pulpito.” Lei gli sorride guardandolo dritto. “Mio figlio, anni dodici, il vulcano l'ha passato due settimane fa. Ora ha il suo clan.” Le esce una bella risata argentina. Meglio non perdere tempo: sempre con gli occhi che le ridono, saltella fino allo sgabuzzino delle scope... "Le piccolissime tragedie" di Cecilia Lombardi @cecilialombardi2111 @innocenti_piccoli_sfoghi #lepiccolissimetragedie #cecilialombardi #soddisfazioni #rivincite #famigliatoscana #vita #lucignano #occasionidanonperdere #figli #toscanadaleggere #toscana #libridaleggere #tragediefamiliari #librileparche #autorileparche #leparchedizioni (presso Naples, Italy) https://www.instagram.com/p/CY562Jqs2_s/?utm_medium=tumblr
Tutto il malessere e le delusioni che ho ricevuto le ho ricevute da italiani doc. Quindi non vedo perchè non possa ragionare da razzista anch'io con tutti gli italiani, visto che una parte di essi mi ha deluso, me compreso eh.
@stefandreus
Ci incontreremo a distanza di mesi o anni ma sò che ci incontreremo un'altra volta. E cambierò. Sì cambierò in tutto e per tutto e non sarai neanche in grado di riconoscermi. Mi vedrai e penserai fra te e te che con quella ragazza ci proverai, ti avvicinerai e cominceremo a parlare. Nel momento che mi chiederai nome e cognome morirai e rimpiangerai di avermi lasciata andare. Come un film ripenserai a tutto quel che abbiamo passato insieme e risparmiati di dirmi di ritornare con te perché caro mio, non lo farò. Non un'altra volta. Penserai che hai fatto male e che dovevi solamente aspettare, ma ahimè hai preso tu la decisione e ora devi portarla avanti. Hai scelto lei? Benissimo continua a scegliere lei o altre ragazze, ma da me non tornare più. Fidati che mi farò più bella e te potrai solo osservarmi da lontano. Perché come si osa dire "guardare ma non toccare" e tu rispetterai quella regola, che lo voglia o meno. Non mi farò mai più abbindolare dalle tue parole dolci o dai tuoi gesti disperati che farai per riconquistarmi perché certe cose semplicemente non cambiano e non si possono cambiare. E se devo dirla proprio tutta sono sicura che non crederò a nessuna delle tue parole e nessuno dei tuoi gesti, perché hai perso completamente la mia fiducia.Ho creduto troppe volte alle tue parole e ai tuoi gesti che ti illudono solamente. E sono arrabbiata con te, molto oserei dire e ne ho tutto il diritto. Ho tutti i diritti di questo mondo di stare lontana da te e hai perso una persona speciale come me, una persona vera e tu hai fatto quel che hai fatto, perciò ora addio e spero che non mi rimpiangerai mai perché se succederà vivrai con i sensi di colpa, rimorsi e credimi non è una bella cosa. Perciò ora addio. Stammi bene, anche perché a quanto vedo stai benissimo senza di me, ma questo ovviamente lo vedremo col tempo. Quando diventerai maturo. Sempre se lo diventerai.
- Me.
Press pause
In questi giorni stavo pensando a quella cosa che si dice sempre per cui si tende a scrivere quando si è tristi, e a vivere quando si è felici. L’ho sempre considerato un pessimo cliché, un modo come tanti per inconsciamente avvalorare l’idea che il dolore e la tristezza rappresentino qualche forma di superiorità morale, quell’ideale romantico di cui lo struggimento è misura di valore. Ci sono cascata così tante volte, ho perso il conto. Tuttavia, essere la feroce giudice di me stessa che sono credo mi abbia infine salvata dal cadere vittima inconsapevole dell’autocommiserazione tipica della maggior parte delle persone tendenzialmente malinconiche. Ho vissuto per molti anni nell’immagine di me riflessa dagli occhi di altri. Quell’immagine era una cosa nera e triste. Era un’immagine che detestavo, ma per la quale ammetto, quasi con vergogna, di aver provato a lungo uno strano senso di orgoglio, quasi come se sentire la sofferenza in punti dove gli altri non la sentivano, o percepire a volte così tangibilmente quello che nella mia testa era lo struggimento dell’esistenza e quello che mi sembrava gli altri non vedessero, mi rendesse in qualche modo migliore. Fino a quando non ho capito che la sensibilità alla sofferenza non è un valore in sé, che lasciata lì, così, è qualcosa che distrugge invece di costruire, che toglie invece che dare, finché tutto diventa sempre meno, sempre meno. Non serve, se non puoi metterla al servizio di un fine altro, se non riesci ad esaltare ciò che di essa ti rende sensibile a quello che vi sta dietro, che ti permette di vedere la gioia dietro il dolore, i successi dietro le fatiche, le conquiste dietro le perdite, il perfetto bilanciamento di questi opposti necessari. E quindi un giorno mi è sembrato così chiaro, che tutto questo magnifico dolore non serve assolutamente a niente se non ti permette di vedere attraverso i giochi d’ombre tutti gli altri famosi colori dell’arcobaleno. E prima di allora non avrei mai pensato di arrivare a contarne così tanti. C’è anche un’altra cosa, che non avrei mai pensato, e cioè che tutto ciò potesse avvenire in gran parte grazie ad una consapevole, mirata, faticosa scelta. Certo, c’è stato un lungo percorso precedente per costruire una strada che mi permettesse anche solo di contemplarla, questa scelta. Ma alla fine, in ultimo, è stata una scelta. Ed è la scelta più faticosa da portare avanti, e cerco di spiegarla a chi mi sta intorno ma non sempre è facile, non lo è quasi mai, perché poi le parole non sono all’altezza mai e quando hai deluso te stessa così tante volte come fai a non pensare che anche stavolta in fondo lo rifarai, deluderai te stessa e gli altri e sarai sempre “la solita Marta”, per te e per loro. Solo che poi, ora, in genere mi fermo. Faccio qualche respiro. E scelgo. Scelgo di accettare, l’ignoto, l’eventualità del fallimento, il fatto che magari mi deluderò, ma magari no. Scelgo di comprendere, me stessa, gli altri, le mie sofferenze e le loro. Scelgo di dar risalto alla luce, di guardarla, ogni tanto, ché altrimenti qualcuno me lo spiega, che senso abbia avuto tutta quell’oscurità?
La vita mi sta insegnando che tornano tutti così li puoi mandare affanculo!
#rivincite (presso Ospedale Cardinal Massaja)