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Sono una grande appassionata di libri per bambini e per ragazzi. Di fiabe e di favole. In genere mi prendo per qualunque cosa inserisca un elemento magico, capace di farti sognare ma anche riflettere.
Cosa rende uno scritto veramente grandioso? Cosa lo porta al successo e lo consegna alla storia?
Io non penso sia necessariamente la trama. Credo piuttosto che il successo di un’opera sia dovuto alla creazione di un mondo che le persone hanno voglia di visitare. Un posto in cui sentono la necessità di tornare. Se il paesaggio è bello e il folklore interessante, la trama passa in secondo piano. Perché leggiamo Harry Potter? Per il messaggio di vittoria del bene contro il male? O piuttosto perché, in cuor nostro, desideriamo ardentemente far parte di quel mondo magico?
In questo, secondo me, Roal Dahl riesce benissimo.
Finora ho letto solo tre libri suoi: il GGG, Le streghe e James e la pesca gigante.
Le streghe lo leggevo quando ero molto piccola, preso in prestito alla biblioteca del paese dove passavo l’estate su in montagna. E mi ricordo che mi faceva sinceramente schifo. Non perché fosse brutto, anzi, ma perché la descrizione di queste streghe orripilanti era talmente viva che sembravano vere.
Oggi comunque vorrei provare a parlarvi del GGG. Il mio obiettivo è convincervi a leggere i suoi libri anche se vi sentite troppo grandi per farlo. Sarebbe un errore, da grandi, credere di aver imparato tutte le lezioni che si insegnano ai bambini.
Vi ricordo che io sono il Sir Nessuno e non ho alcuna pretesa di professionalità in quello che faccio. E che ci saranno spoiler.
Iniziamo.
Tema ricorrente dei libri di Dahl è un protagonista bambino, tendenzialmente povero o orfano o entrambe le cose. Quando non lo è in genere vive in una famiglia che è come non avere. Anzi, che se non aveva forse era molto meglio.
L’orfano è un archetipo narrativo e veicola il tema del tradimento e dell’abbandono da parte di una o più figure di riferimento. La lezione che impariamo dall’orfano è di non mollare mai, di rimboccarsi le maniche e ripartire da zero quando necessario. Ciò che l’orfano deve evitare assolutamente è di abbandonarsi alla privazione, diventando freddo e cinico verso un mondo che è stato crudele con lui.
Anche questa volta la protagonista, Sofia, è una bambina piccola che vive in un orfanotrofio. Una bambina che non riesce a dormire e si trova sveglia a tarda notte, a vagare per i corridoi. Sofia è curiosa e non ha paura di niente, questo le consente di fare amicizia con un Gigante di 7 metri.
Io credo che la possibilità data a Sofia di essere amica di un “mostro” non risieda solo ed esclusivamente nel suo desiderio di avere un amico, ma anche (e soprattutto) nell’ingenuità tipica dell’essere infantili. Un bambino è scevro da sovrastrutture tipiche dell’età adulta, che ci allontanano da un coso alto 7 metri. Il bambino è stupore e meraviglia: se gli racconti di soffiare sogni dentro le case tramite una tromba sono disposti a crederci. Tale apertura mentale al fantastico è condizione senza la quale è impossibile vivere grandi avventure.
Il GGG è di certo uno dei libri più apprezzati dell’autore, grazie ad una splendida caratterizzazione del personaggio.
Quindi, l’orfano incontra l’elemento fantastico rappresentato dal Grande Gigante Gentile. Il fantastico letteralmente lo rapisce e lo porta in un luogo tanto reale quanto inesistente. Si potrebbe a questo punto pensare che l’orfano sia stato preso e trascinato nel Paradiso, significativo di qualcosa che ha sempre desiderato. Cosa desidera Sofia? Parliamo di una bambina sola e senza genitori, che non esce mai dall’orfanotrofio. Che vive in una città dall’aria triste e sciupata, ma che viene catapultata in un mondo fatto di verdi spazi aperti. Un mondo che però, ancora una volta, si trova costretta a guardare dalla finestra, perché fuori è molto pericoloso. Questo è un parallelismo con la sua situazione precedente. Il Paradiso in realtà è qualcosa che i nostri protagonisti devono crearsi, rimboccandosi le maniche. Il gioco sta nel rendere ospitale il luogo inospitale e questo richiede un certo impegno.
Sofia rende ospitale non solo il regno dei Giganti, ma anche Londra. Per lei e per il GGG, che non si è mai fatto vedere da nessuno per paura di essere odiato da tutti e cacciato via con le armi. Lo sforzo di rendere abitabile il posto inabitabile consente ai protagonisti di trovare il Paradiso, il proprio luogo fantastico. Il GGG crea un orto in una natura incontaminata e bellissima, mentre Sofia cresce nel palazzo della Regina d’Inghilterra.
Ciò che impara la bambina è che con impegno e un po’ di astuzia questo mondo può essere vissuto, è possibile abitare in esso. Il suo amico, alto 7 metri, si trova nella stessa situazione. A discapito della sua stazza si lascia trattare male dagli altri Giganti, molto più grossi, cattivi e orrendi di lui. Nonostante il GGG sia molto alto e molto vecchio non dista poi così tanto da Sofia, piccola contro i grandi, in un mondo che rispetta le proporzioni. Anche lui, come Sofia, vive chiuso in casa, ed esce solo quando è certo che i bulli non lo infastidiranno.
Il GGG e Sofia crescono insieme. Anzi, è la bambina a insegnare al vecchio come affrontare la vita e dargli coraggio, studiando un piano per liberarsi degli oppressori e vivere felici nel mondo.
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