"Erano trecento, eran giovani e forti, e sono morti!"
L'arte più di qualsiasi altra forma di espressione può esprimere la grandezza della storia. L'arte può dar vita a ciò che non esiste più, l'arte è bellezza e mantiene vivido il ricordo e la presenza dei nostri antenati, breve o lungo, comunque fu il loro cammino, essi sono esistiti. Finiti gli uomini, resta l'arte e tocca a lei testimoniare la forza e il coraggio, quando le parole non possono descrivere ciò che l'uomo avverte, ci arriva la potenza inesauribile dell'arte.
L'arte è poesia, mistero, dolore, rabbia, gioia e spesso anche scandalo, l'arte mira ad aprire non solo gli occhi ma anche il cuore e la mente, l'arte emoziona perché è pura emozione. L'opera di Millet testimonia la forza delle spigolatrice che svolgono con dedizione ed eleganza il loro mestiere. Opera intensa che si fa carico della forza che gli esseri umani possiedono, non intendo solo la forza fisica, ma quella che ognuno di noi in sé nasconde: la forza di esistere.
In questi giorni si è parlato molto della statua inaugurata a Sapri pochi giorni fa. La domanda che mi sorge spontanea è: questa è arte? No, solo volgarità. La ricerca rozza e umiliante di dar vita alla femminilità di una donna ponendo in luce il suo aspetto esteriore, in questo caso è impossibile non notare le natiche poste in bella vista ed una veste sottile che non emana alcun tipo di sensualità, solo bruttezza. Non vi è nessun omaggio, nessun ricordo e nessun rispetto, era giusto ricordare le tante vite uccise nel 1857 durante la spedizione di Sapri, e invece il tutto è stato ridotto all'ennesimo scandalo mediatico.
L'arte non può fallire, e se fallisce nel suo scopo, allora non è arte.