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"Cercavo er sole e m'hanno dato i fiammiferi, poi sei arrivata tu e hai dato foco a tutto."
study for culture and for the future 📖❤️
Liam Millar (Hull City)
“Per caso sente delle voci?
(Dì di no)
No Dottore”
Ma la battuta serviva solo da incipit.. andiamo al sodo.
Ho letto un articolo che sostiene il dialogo interiore di ognuno di noi sia continuo ed influisca sul nostro benessere a seconda della piega che prendono gli “argomenti trattati”.
Ci rassicura, ci é d’aiuto per schiarirci le idee, scioglie la tensione e così via se ha toni positivi.
Agli antipodi, quando assume connotati negativi, può addirittura sfociare in un rimurginio ossessivo disfunzionale, e se persiste, indebolisce addirittura le strutture neuronali.
Ecco, praticamente io sono la personificazione di quel rimurginio, e le mie strutture neuronali sono probabilmente oramai un mucchietto di macerie.
Da che ho memoria, io vivo con l’ansia. E talvolta l’ansia vive con me. Quando mamma, quella santa donna, mi accompagnava all’asilo,non poteva andarsene fino a che non arrivava la “mia” suora, altrimenti: vomitavo. Non mi fermavo al pomeriggio e non mangiavo alla mensa, chè l’ansia saliva sopra la soglia di attenzione, altrimenti : vomitavo
Una volta insistettero perché sempre lei, la santa, era in ritardo, sicché mangiai, eppoi: vomitai. Nel piatto.
Alle elementari il giorno prima della gita, puntualmente pagata, iniziava a salirmi un rimescolamento dentro, sentivo un peso sul petto ed avevo il respiro corto; non dormivo, ed il giorno dopo piangevo supplicando la genitrice di non mandarmi. Dopo aver ovviamente : vomitato.
Non andavo neppure a dormire da mia nonna, figurarsi. Separarmi da mamma mi creava insicurezza ed ansia.
Stessa storia dalle mie cuginette, stessa età, giocavamo e ridevamo. Ma di giorno. Quando arrivava sera dovevo andare a casa.
E via così.
Forse mi pseudo normalizzai un po’ alle superiori, ero impegnata con le prime nottate fuori e lo smalto…sebbene quando cominciai ad uscire con i ragazzi, ed arrivava il momento di chiudere… bé, c’é il post amori che ve lo racconta. Quell’ansia concentrata a quegli episodi soltanto passó presto, e ricominció ad occuparmi mente e vita in toto , come da sempre.
In tutto ciò, le vocine avevano un ruolo fondamentale: mi suggerivano incidenti tragici, maestre che mi obbligavano a mangiare i piselli, mamma che stava male ed io l’avevo lasciata sola. Quando non era mamma ad esser morta in una qualsiasi maniera, a seconda del contesto.
Insomma, qualsiasi evento secondo le mie vocine é un’ipotetica catastrofe, e non mancavano né ancora mancano mai di dimenticarsi di bisbigliare anche solo una volta
Era ed é tutto un “ e se..?” “Magari…?” ‘“…eppoi…? “e tanto altro, di continuo, alimentando sintomi di attacchi d’ansia
Tutto ciò da una vita intera, tanto da farmi pensare che in realtà sia una dotazione fornitami durante lo sviluppo embrionale: un’area proprio del mio cervello é adibita all’ansia.
Ce l’ho per la paura di arrivare tardi, per portare i gatti dal veterinario anche solo per tagliare le unghie, per il timore di non trovare parcheggio, per il dubbio di non aver chiuso casa, per la paura mi sia scappato un gatto sebbene io non abbia aperto la porta, per dover fare il cambio dell’armadio …per il timore di non aver girato la manopola del gas, che fra l’altro é in sicurezza…. Se un gatto non mangia un giorno penso ad un brutto male, ora ad uno di loro é venuta qualche piccola macchia nell’occhio, chiamo la genitrice “ non sarà un glaucoma?” E via così.
Quest’estate!! feci una vacanza in barca: nell’ordine, ansia per risalire dalla scaletta, ansia per camminare sulla passerella, ansia per muovermi lungo tutta la chiglia..ansia di non riuscire ad usare il bagno senza aprirmi il cranio in due….. ansia di scivolare, ansia di scivolare in acqua…e potrei continuare per un bel pó.
Ho persino l’ansia che mi venga l’ansia, se devo fare qualcosa di particolare.
Per certi versi, dico davvero, mi ci sono un po’ abituata…sulle cose più banali.Le solite. ( con l’aiuto del lorazepam, sicché credo sia lui a fare il lavoro “ sporco”)
Ma se la situazione é abbastanza “importante “, neppure lui funziona, ma proprio mi fa ‘na cippa
In sintesi,é un dramma.
Che se mi agito per esorcizzare a volte parlo e parlo e parlo e spiego il (mio) problema a tutti: commessa del supermercato, tabaccaio, barista, idraulico,, portinaio..
Da non credere.
Altre volte mi blocco totalmente, mi irrigidisco, mi tremano le mani, parlo e mi si arrotola la lingua ( come se avessi bevuto ), e se proprio proprio va male ho attacchi di mal di pancia che mi fanno correre al bagno.
Vabbè. Meglio raccontarla con ironia, questa onnipresenza che trasforma questa vita in vitaccia.
“La nostra ansia non viene dal pensare al futuro, ma dal volerlo controllare.”
Seguimi.
Ti devo parlare!
Sasha👗More🧥
Raccontare le mie paure questo e quello che accade quando devo incontrare qualcuno la paura di non essere all'altezza la paura di essere poco bravo nell'atto o semplicemente la paura di non piacere e sentirsi inutile
Capita di far cilecca e normale questo lo so ma bloccarsi così nel momento in cui dovresti dare il massimo è snervante come un senso di colpa una paura che ormai dovrebbe essere sparita e da anni ma niente questo senso di colpa a volte mi snerva mi toglie le energie
Più che una fantasia è una considerazione
Riconosco che nei maschi, probabilmente per modelli culturali, educativi, l'ansia da prestazione sia molto forte e soprattutto evidente.
Ti assicuro che ne soffrono anche le donne. Mi è capitato di chiedermi della volte se la causa di alcuni "far cilecca" fossi io, se non fossi abbastanza attarente, se avessi fatto o avessi detto qualcosa che non andava.
Da quando ho cessato di farmi queste domande vivo tutto con molta serenità: "cilecca" o "non cilecca" se ho scelto di scopare con qualcuno è sempre un piacere.