"Soverchiante tempesta emotiva e passionale"
Firmato: il nuovo medioevo

#dc comics#dc#batman#tim drake#dc fanart#bruce wayne#dick grayson#batfam#batfamily


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"Soverchiante tempesta emotiva e passionale"
Firmato: il nuovo medioevo
Conoscete la storia del #cappello? Ne abbiamo parlato in un convegno. O meglio, gli altri hanno parlato dei cappelli, io li ho interpretati :-) #senonoraquando #sixtying #lalma #lalmalife #instalife #lifesgram (presso Villa Rendano) https://www.instagram.com/p/B4P7tvzIJ1L/?igshid=t2ildnc0b350
“Amore, andiamo a nuotare?”, mi scrivi.
Quando ci incontriamo tra una vasca e l’altra mi tocchi il sedere.
#agacatphoto #senonoraquando #resistenza #antimafia #impegnocivile
Anche se la violenza contro le donne la dovremmo combattere sempre. Anche se non basta una giornata di post su Facebook, Twitter o Instagram. Anche se il 25 novembre deve rimanere un giorno tra i giorni...in cui lottare per noi stesse....e queste parole ce lo devono ricordare. Sempre #NoAllaViolenzaSulleDonne #SeNonOraQuando #femminicidio #stopallaviolenzasulledonne "Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex. Magari in famiglia. Perchè non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore. La uccide perchè la considera una sua proprietà. Perchè non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l'amore con la violenza e le botte non c'entrano un tubo. L'amore, con gli schiaffi e i pugni c'entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perchè tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L'amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia...Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via."
Perché alla fine non importa quanto potere hai, quanto studi, quanto sei influente, quanto cerchi di migliorare il mondo. Se sei una donna tutto ciò che non riguarda splendidi vestiti è solo audacia.
Brutto scivolone in un articolo interessante (anche se leggermente paternalista). La giornalista Elisabetta Muritti fa molto bene ad accentuare la freschezza di questa lista, pubblicata dall’Arabian Business di Dubai. Una freschezza data da nomi provenienti da tutti i campi - ricerca, imprenditoria, lotte sociali... - e che costringe a interrogare i nostri pregiudizi sulla condizione della donna nel mondo arabo e che allo stesso tempo ci fa sperare in un futuro più semplice per tutte le donne.
Purtroppo, sembra che questa freschezza manchi alla stampa italiana, che si ostina a etichettare come “audace” l’azione delle donne e che sente il bisogno di commentare, sempre e comunque, il loro aspetto esteriore. Insomma, si sa quel che conta, no?
Elisabetta Muritti, Cento arabe di potere, D Repubblica, 4 aprile 2015
Tanto rumore per una A
#donneconlaA è la campagna lanciata da SeNonOraQuando a favore della declinazione al femminile dei titoli professionali; l'iniziativa è stata raccolta dalla Presidente della Rai Anna Maria Tarantola che ha scritto una lettera aperta affinchè nei programmi televisivi quando si parla di donne sia usato il femminile:
http://www.lastampa.it/2015/03/03/blogs/donnet/marzo-donne-con-la-a-AHSz19Apr3w5AQgXMj6peL/pagina.html
Un'iniziativa che si allinea alla lettera della Presidente #Boldrini che attraverso l'hashtag #nonsiamocosì ha richiamato l'attenzione delle Istituzioni chiedendo la declinazione al femminile nella comunicazione istituzionale:
http://www.askanews.it/politica/boldrini-ai-deputati-usare-il-femminile-per-incarichi-donne_711341894.htm
Non appena la lettera è stata diffusa su twitter si è scatenata un'accesa discussione dai toni più o meno coloriti sul fatto che sia necessario lavorare a temi più importanti e sul fatto che le donne non "hanno bisogno di questo", come chiaramente espresso da Giogia Meloni attraverso il suo blog: http://www.giorgiameloni.com/?p=5723.
Ma qual è il problema di fondo? Mettere una "a" finale è veramente uno sforzo troppo grande? Sembra oltremodo giusto e corretto che quando ci si riferisce a qualcuno si identifichi quella persona per quello che è, anche con riferimento al genere di appartenenza.
Forse è vero le donne non hanno bisogno di questo, ma, del resto forse, in un Paese che riconosce e valorizza le differenze, che offre pari opportunità a tutti non ci sarebbe stato bisogno di una legge ad hoc per garantire la presenza del genere femminile in politica.
Varrebbe, forse, la pena riflettere che il linguaggio veicola un messaggio, identifica nel genere, trasmette immagini e quindi, declinando, al maschile sempre e comunque una certa categoria di termini, nascondendosi dietro il paravento di un neutro, si continuano a perpetrare, soprattutto nei giovani e nei giovanissimi, uno stereotipo di genere che divide l'universo delle professioni in maschili e femminili. Così facendo si insiste a riconoscere la predominanza di un genere sull'altro, si condiziona e inibisce la scelta di percorsi scolastici e professionali (perchè quando io parlo di sempre e solo di meccanico al maschile quanto meno favorisco la visualizzazione di un uomo), il tutto senza considerare la connessione tra un visione androcentrica e i fenomeni di violenza sulle donne.
A ben pensarci quindi alla fine non è una questione da poco, non si tratta di mettere una "A" finale, si tratta di agire attraverso il verbale sul non verbale, passando attraverso delle costruzioni culturali radicate. Forse per questo quella A finale fa tanta paura.