LA LUNA DI STANOTTE
.
.
Dei miei sei anni, ricordo le fughe nei campi, sopra casa, poi il grande pendio erboso della collina e proprio in mezzo, un ciliegio gigante, piantato dal Nonno.
.
Dei miei sette anni, mi viene in mente l'altalena.
Mio padre, l'appese ad un grosso ramo nero del ciliegio, un ramo con la corteccia liscia e quasi lucida nel punto dove le corde lo stringevano.
E poi c'ero io, poco più sotto, che imparavo a gettarmi contro il cielo.
L'azzurro, certe mattine mi portava via
Mi riempiva e abbagliava gli occhi.
Nel ricordo, la luce è sempre quella di fine aprile, forse, inizio maggio.
Fra le foglie, le ciliegie pallide cominciano a rosseggiare, ma se le assaggi sono acerbe. Qualche farfalla bianca lampeggia ancora, nei miei occhi chiusi di adesso, mentre stanotte, ripenso a tutta quell'erba calpestata... Il fruscio di quell'erba alta che attraversavo, per scappare da casa subito dopo mangiato.
La campagna deserta, piena soltanto del suono delle cicale.
Il campo d'erba medica (la "spagnéra": l'erba spagna), tutto mio, che friggeva sotto il sole.
Il pomeriggio di maggio che cuoceva la terra e il tempo si fermava dopo le due.
Mi stendevo nell'erba alta, e da quel nido guardavo le nuvole fino a domandarmi dove andassero, appena oltrepassato l'orizzonte, e chi... chi le chiamava in quella direzione.
.
.
.
.













