♠️_Il silenzio è sempre bello, e una persona silenziosa è sempre più bella di una persona che parla.🖤🌹
©️Licaonia Lupe
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♠️_Il silenzio è sempre bello, e una persona silenziosa è sempre più bella di una persona che parla.🖤🌹
©️Licaonia Lupe
“Prenditi del tempo per celebrare i silenziosi miracoli che non cercano attenzione.”
— John O’Donohue
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“La luce fa sempre quello che vuole”
Tra i carruggi liguri, dove il profumo di mare lascia un velo di sale sulle pietre e si mescola a quello del basilico e delle cucine casalinghe, lui camminava con le spalle leggermente curve.
Il passo era lento, stanco.
Portava addosso settimane di lavoro che non perdonava, riunioni infinite, notti troppo brevi. Le responsabilità si erano accumulate come sassi invisibili, pesando sul petto a ogni respiro.
Aveva scelto quel borgo quasi per istinto, come chi segue un richiamo più antico della ragione. Diceva a se stesso di essere lì per caso, ma in realtà cercava un luogo che gli concedesse un lusso dimenticato: pace, silenzio, un tempo che non si consuma in fretta.
Quel pomeriggio, mentre percorreva un vicolo stretto che odorava di focaccia appena sfornata, vide una donna appoggiata al muro, intenta a sistemare il cavalletto della sua macchina fotografica.
Lei , non lo notò subito; era concentrata nel catturare la luce che filtrava tra due case color ocra.
Il suo gesto era delicato ma deciso, come chi vede il mondo con un’intensità che gli altri hanno dimenticato.
Lui rallentò. Non voleva interromperla, eppure qualcosa lo spingeva ad avvicinarsi. Forse il bisogno di sentire qualcosa che non fosse stanchezza.
Voleva solo fermarsi lì, in quell’istante che per un attimo non gli chiedeva nulla.
“Sta venendo bene?” chiese con voce un po’ roca, quasi timorosa di spezzare la magia.
Lei si voltò, sorpresa ma non infastidita , da quell’interruzione soffice.
“Dipende… la luce fa sempre quello che vuole.”
Sorrise…, e quel sorriso fu la prima cosa che, da giorni, gli tolse un grammo di pesantezza.
Un sorriso lieve, che attraversò il vicolo come una brezza.
Lui lo sentì sfiorargli la stanchezza, alleggerirla appena, come una mano che gli togliesse un peso dalle spalle.
Lei chiuse il cavalletto e, come se fosse la cosa più naturale del mondo, gli propose di fare un pezzo di strada insieme. Lui accettò senza pensarci troppo.
I carruggi li accolsero come un intreccio di destini sottili. Mentre scendevano verso il mare, lei parlava della passione per la fotografia. Raccontava di come amasse cogliere i dettagli: una porta scrostata che conservava ancora una storia, un gatto addormentato su un gradino di pietra, una finestra blu che sembrava trattenere un pezzo di cielo.
Lui ascoltava. E mentre lo faceva, si accorgeva che la sua mente, sempre tesa, sempre piena, cominciava lentamente a cedere, ad aprirsi. Le responsabilità lasciavano spazio agli odori, ai colori, al suono dei suoi passi.
“È strano, disse a un certo punto. Non mi fermo mai a guardare le cose così.”
“Allora oggi è un buon giorno per iniziare”, rispose lei.
Arrivarono a una piccola piazza da cui si vedeva un tratto di mare calmo, azzurro come vetro. Un bar serviva vino bianco fresco e torte salate profumate. Si sedettero all’ombra di una vite.
Lui prese un sorso di vino e sentì qualcosa sciogliersi.
“Non ricordo l’ultima volta che mi sono seduto senza controllare l’ora.”
“Qui il tempo si allarga”, disse lei.
“Se lo lasci fare, ti respira dentro.”
Lui si lasciò andare allo schienale della sedia. Era strano, quasi sospetto, quanto bene si sentisse in quel momento semplice.
Poco dopo, mentre lei fotografava i riflessi dell’acqua sulla ringhiera, lui parlò senza preavviso:
“Sono stanco.”
Lei si fermò, lo guardò con attenzione. Non con pietà, ma con quella rara presenza che fa sentire ascoltati senza bisogno di parlare.
“Di cosa?”
“Di correre sempre. Di dover tenere tutto insieme. Di sentire che ogni cosa dipende da me. Ho la testa piena… come un cassetto che non riesci a chiudere più.”
Lei annuì piano, semplice , profonda.
“Allora forse non ti servono risposte. Ti serve uno spazio dove lasciare andare, dove lasciar cadere quello che ti pesa...”
Le sue parole lo attraversarono come una luce improvvisa, capace di sciogliere nodi invisibili.
Quel concetto, semplice e quasi banale, lo colpì come una brezza improvvisa. Forse era per questo che era venuto lì. Forse era per questo che l’aveva incontrata.
Scendendo verso il porticciolo, si fermarono su un muretto. Il sole calava morbido, tingendo tutto di arancio.
Lui inspirò profondamente. Il mare, il vento, il rumore delle onde… e la presenza silenziosa di lei al suo fianco.
Non c’era tensione, né promessa, né bisogno di definire nulla.
Solo un momento vero.
Lui inspirò profondamente. Sentì la vita entrare dolce, senza sforzo, come se finalmente avesse trovato un ritmo che non lo voleva schiacciare.
Un piccolo angolo di pace, finalmente.
Lei gli scattò una foto senza chiedere.
“Per ricordarti come sei quando ti lasci andare, disse.”
Lui sorrise.
E non era un sorriso di circostanza.
Era il sorriso di un uomo che, per la prima volta dopo mesi, si sentiva intero, anche solo per un respiro.
Per la prima volta da mesi, un sorriso che
sentì sincero.
La mia personalità confonde le persone. Mi piace molto stare da solo, ma spesso so anche essere estroverso e socievole, a volte sono molto silenzioso, altre volte sono rumoroso, a volte non ho niente da dire e altre volte invece sono schietto. Percepisco l'energia e mi regolo di conseguenza, riesci a capirmi?
Le persone che scrivono ad un essere che non risponde mai si dicono credenti: credono che prima o poi "qualcosa si materializzerà" nella loro messaggeria a forza di invocare.
Il monoteista scrive ripetutamente solo ad una divinità silenziosa; il politeista insiste con più divinità silenziose, convinto di aumentare le sue possibilità.
Entrambi sono masochisti ortodossi: più è impossibile la cosa, più scrivono.
Due donne ho trovato dentro di me,
scavando nel profondo;
una è forte, decisa, lucida:
lei sa cosa è giusto, sa cosa deve fare.
La muove la passione, la spinge l’emozione.
Non si accontenta di ciò che ha
e sa quanto vale.
Segue la sua strada, risoluta,
lascia indietro ciò che non le è necessario.
Non vive d'amore: ama vivendo.
E non chiede nulla.
L’altra è come il mosto: profuma di primavera,
di giornate di sole.
Piange nella pioggia per non farsi vedere.
È fatta di mancanze e di malinconia.
Il suo cuore è malato: non è a pezzi,
ma gonfio da esplodere.
Sai che mi sgomenta,
questa duplice me stessa;
e forse è per questo che mi cammini accanto,
silenzioso, in attesa di scorgere un sorriso
sul volto di entrambe,
e riconoscermi di nuovo intera,
come mi hai sempre vista tu.
Due donne, Word Shelter
[illustration Kawasaki]
“Si dice che il cuore è come la neve. Audace, silenzioso, capace di sciogliersi con un po’ di calore. Da dove vengo io ci credono in tanti. E’ il proverbio dei vecchi, dei bambini più piccoli, di quelli che brindano alla felicità. Ognuno di noi ha un cuore di neve, perché la purezza dei sentimenti lo rende terso e immacolato. Io non ci avevo mai creduto. Anche se lì ci ero cresciuta, anche se avevamo il ghiaccio intarsiato nelle ossa, non ero mai stata tipo da certe dicerie. La neve si adatta, è gentile, rispetta ogni spigolo. Ricopre senza deformare, ma il cuore no, il cuore pretende, il cuore urla, stride e s’impenna. Poi un giorno l’avevo capito. L’avevo capito come si capisce che il sole è una stella, o che il diamante è solo una roccia. Non conta quanto sembrino diversi. Conta quanto sono simili. Non importa se uno è freddo e l’altro è caldo. Non importa se uno stride e l’altro si adatta. Io avevo smesso di sentire la differenza. Avrei preferito non doverlo capire. Avrei voluto continuare a sbagliarmi. Ma nulla avrebbe riavvolto il tempo. Nulla mi avrebbe restituito ciò che avevo perso. Allora forse è vero, quello che dicono. Forse hanno ragione: il cuore è come la neve. Con un po’ di buio, diventa ghiaccio.”
— Erin Doom , “Nel modo in cui cade la neve”.
Nelly Sachs, serie bianca Enaudi
Io soltanto un filo d'erba