‘Preferisco una pericolosa libertà piuttosto che una tranquilla schiavitù.’
— Jean-Jacques Rousseau
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‘Preferisco una pericolosa libertà piuttosto che una tranquilla schiavitù.’
— Jean-Jacques Rousseau
“ Se dovessimo tener conto delle letture importanti che dobbiamo alla Scuola, ai Critici, a tutte le forme di pubblicità e, viceversa, di quelle che dobbiamo all'amico, all'amante, al compagno di scuola, vuoi anche alla famiglia - quando non mette i libri nello scaffale dell'educazione - il risultato sarebbe chiaro: quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici. Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla fra le righe, cercare i suoi gusti, i motivi che l'hanno spinta a piazzarci quel libro in mano, i segni di una fraternità. Poi il testo ci prende e dimentichiamo chi in esso ci ha immersi: tutta la forza di un'opera consiste proprio nel saper spazzar via anche questa contingenza! Eppure, con il passare degli anni, accade che l'evocazione del testo faccia tornare alla mente il ricordo dell'altro: alcuni titoli sono allora di nuovo dei volti. E, siamo giusti, non sempre il volto di una persona amata, ma anche quello (oh! raramente) del tal critico o del tal professore. È il caso di Pierre Dumayet, del suo sguardo, della sua voce, dei suoi silenzi, che nelle Letture per tutti della mia infanzia dicevano tutto il suo rispetto per il lettore che grazie a lui sarei diventato. E il caso di quel professore la cui passione per i libri sapeva dotarlo di un'infinita pazienza e regalarci perfino l'illusione dell'amore. Doveva proprio preferirci - o stimarci - noialtri allievi, per darci da leggere quel che gli era più caro. “
Daniel Pennac, Come un romanzo, traduzione di Yasmina Mélaouah, Feltrinelli (collana Idee), 1998²⁶, pp. 70-71. (Corsivi dell’autore)
[1ª edizione originale: Comme un roman, éditions Gallimard, 1992]
“Mi dico che voglio vivere una vita felice e che le circostanze per viverla non si sono semplicemente presentate. Ma se non fosse vero? Se fossi io che non riesco a concedermi di essere felice? Perché ho paura, o perché preferisco crogiolarmi nell'autocommiserazione, o perché credo di non meritarmi qualcosa di buono, o per qualche altra ragione.”
— Sally Rooney, “Dove sei, mondo bello”.
Preferisco la lealtà all'amore, perché l'amore non significa molto. L'amore è solo un sentimento, puoi amare qualcuno e pugnalarlo comunque alle spalle. Non ci vuole molto per amare, puoi amare qualcuno anche solo affezionandoti. La lealtà invece è un'azione, puoi amarmi o odiarmi e comunque coprirmi le spalle.
Mi fanno un po' ridere tutte quelle persone che ostentano indifferenza e superiorità, quelle che si ergono dall'alto dei loro piedistalli e ti lasciano sempre in sospeso, lì sul filo, come a voler dimostrare che alla fine per loro sei tutto fuorchè importante. Mi fanno un po' ridere perchè spesso sono proprio quelle le uniche persone a conoscere di te vita, morte e miracoli. Ecco, a quelle io preferisco di gran lunga le persone che invece di tenerti sulla corda ti tengono nel cuore e basta, preferisco i sentimenti, le attenzioni reciproche e le persone che ti guardano negli occhi e non dall'alto in basso
Chi striscia non inciampa. 💭