Nuovo Post pubblicato su Milano Post Quotidiano ONLINE di Informazione e Cultura #Calvino, #EccedereNellaMusica, #EccedereNellaScrittura, #Prince, #Sovrastrutture, #Trash
La verità è che l’eccesso, le sovrastrutture, nella musica e nella scrittura ci fanno godere da matti
Milano 14 Agosto – “E’ come diceva Calvino, a volte bisognerebbe non mettere, ma togliere. Togliere le sovrastrutture, fare a meno delle parole. E ora basta, non parliamo più, ché sta iniziando il film”. Non ho risposto, lasciandogli credere di essere ragionevole e convincente. In realtà pensavo a Calvino. (No, stavo pensando: che stronzo, ma anche a Calvino). Che sia meglio togliere, piuttosto che mettere, non è mica calviniano, pensavo. C’è un’ampia letteratura orientale in merito, dal vuoto e il pieno nel taoismo fino al “metti la cera, togli la cera” del maestro Miyagi (i riferimenti culturali sono importanti). Non per tirare sempre acqua al mio mulino, ma nelle arti marziali per anni si studia come togliere ciò che si mette, si impara a dimenticare, si fanno delle tecniche per non doverne fare più neanche una. Ma quale Calvino.
Poi ho aperto Facebook, e Fabio Viola metteva il link a un pezzo di Slate scrivendoci sopra: “Ecco, questa è una cosa meravigliosa. La registrazione dal vivo (audio e video) di Purple Rain, nel 1983, al First Avenue di Minneapolis”. In genere è bene fidarsi poco dei link su Facebook, esistono delle applicazioni per eliminare troll e bufale, ma tenderei a fidarmi di Fabio Viola, scrittore e musicomane, non solo perché ha scritto un’ode alla città di Osaka nel romanzo “Sparire” (Marsilio, 288 pp., 17,50 euro da comprare, subito, qui), ma perché come Calvino, come il maestro Miyagi, conosce l’arte. Io meno, dunque non mi spiegavo cosa ci fosse di meraviglioso in una versione live di Purple Rain del 1983 al First Avenue di Minneapolis: “Si tratta di una registrazione live della versione del brano che poi è andata a finire sul disco. Nel senso che nell’album Purple Rain appare quella versione, registrata quella sera. Prince ha fatto solo alcuni tagli, infatti quel live dura 13 minuti mentre la versione del disco non arriva a 9. Se guardi il video, l’utente di YouTube che l’ha postata ha aggiunto un commentario in cui spiega quali parti sono state tagliate e quali sono andate a finire in quel disco meraviglioso che è entrato nella storia della musica”. E quindi? “E quindi è proprio quella lì, capito in che senso? Io avevo i brividi guardandola, mi sono pure commosso. Sarà che sono un fan di Prince da quando avevo 13 anni”.
Se Calvino avesse ascoltato Prince, se Prince avesse letto Calvino, se avesse conosciuto la sua metafora della letteratura come scultura, per cui togliere peso perfeziona l’opera, se fossi sicura che Prince ha visto “Karate Kid”, direi che c’è un collegamento. Il fatto è che prima che riuscissi ad ascoltare la versione da tredici minuti senza i tagli (i tagli!), Slate ha rimosso il video. Mi spiega Fabio che “Prince è in conflitto con YouTube da anni, fa rimuovere tutto ciò che non è direttamente lui a caricare”. Mi tocca accontentarmi della versione più perfetta, quella dell’album. Quella a cui sono state tolte le imperfezioni, il peso in eccesso, quella che poi è diventata capolavoro. Ma avrei tanto voluto ascoltarla, l’altra. E il motivo è che a volte le frasi ridondanti, le sovrastrutture, l’inutilità assoluta di certe note, le versioni eccessive ci fanno godere da matti.