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THEY CHANGED THE LINK THEY ARE LIVE
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I THOUGHT MY PRESENTATION WAS ON WEDNESDAY BUT APPARENTLY IT'S ACTUALLY ON MONDAY FUCK FUCK FUCK FUCK FUCK
Uno spritz con Claudio Bedino tra reward-based e risvolti tecnologici del crowdfunding
Ci puoi introdurre brevemente il funzionamento della tua piattaforma?
Starteed è una piattaforma che opera effettivamente dalla fine dell’anno scorso. La nostra piattaforma parte da subito come reward-based e revenue shares con il programma Influence.
I progetti che partecipano al programma Influence, nel momento in cui sono realizzati e mettono in vendita il prodotto online sulla nostra piattaforma, danno la possibilità ai propri finanziatori di guadagnare una percentuale sui ricavi delle loro vendite.
Chiaramente è stato necessario un lungo lavoro di verifica legale poiché quando abbiamo iniziato la nostra attività questo tipo di funzionamento era qualcosa di molto difficile da attuare, soprattutto rispetto alla parte fiscale italiana.
Il rapporto Massolution proprio per queste nostre caratteristiche inserisce Starteed all’interno di un settore un po’ a parte, che è una sorta di “via di mezzo” tra reward-based ed equity-based crowfunding che si chiama royalty.
Saresti interessato a far diventare Starteed una piattaforma di equity-based crowdfunding?
Noi non faremo equity-based crowdfunding o, per lo meno nell’immediato, non lo faremo noi direttamente.
Siamo fornitori di tecnologia e quello che non si vede rispetto Starteed è la parte più corposa della nostra attività. Quello che si vede è un sito di crowdfunding, quello che non si vede è che noi lavoriamo pesantemente e costantemente per fornire tecnologia a chi le piattaforme di crowdfunding le deve fare.
Un po’ di mesi fa abbiamo intercettato la grande esigenza di alcuni soggetti (tipicamente noi l’abbiamo avvertita nel mondo delle ONG, delle associazioni, dei grandi gruppi) i quali non erano interessati a mettere i propri progetti su piattaforme di terze parti ma volevano una propria piattaforma perché una community già l’avevano e necessitavano però di uno strumento per ingaggiarla.
Da qui nasce il portale platform.starteed che mette a disposizione di terzi soggetti la tecnologia necessaria affinché essi abbiano la propria piattaforma di crowdfunding.
Questo vincola un po’ il nostro operare come Starteed nel senso che, poiché stiamo realizzando già piattaforme di equity-crowdfunding per alcuni soggetti, non andremo a fare concorrenza operando noi per primi come piattaforma di equity. Non faremo concorrenza ai nostri clienti.
Il percorso che stiamo facendo è quello di aver creato una piattaforma reward-based con cui abbiamo sicuramente capito tante cose di questo mercato, abbiamo strutturato la parte tecnologica in funzione di quelli che sono stati i feedback di questi mesi. Ora stiamo facendo un processo per cui forniamo tecnologia in white label, soluzioni PaaS (platform as a service). Sostanzialmente la tecnologia rimane sui nostri server e diamo al cliente la possibilità di avere una propria piattaforma con un vantaggio in termini di costi, tempi e di strategia/ conoscenza rispetto al fatto di crearsi una piattaforma stand alone.
Questi soggetti hanno già grandi communties intorno a loro, non hanno bisogno di crearle, sono attratti dal crowdfunding e vedendo che è un trend che può essere utile anche a loro ma non dispongono della conoscenza adeguata per creare la propria piattaforma, hanno bisogno di consulenza strategica e di tecnologia.
Parte di questa soluzione -che consiste nel fornire tecnologia e consulenza- stiamo cercando di investirla anche per il “do it yourself “ ovvero per le piccole campagne fatte al di fuori delle piattaforme che i soggetti fanno direttamente sul proprio sito. Cerchiamo di fornire soluzioni “light” che non consistono nel mettere in piedi una vera e propria piattaforma, ma ad esempio widget da embeddare sul sito che permettano di fare raccolte fondi.
Quello che stiamo cercando di fare è svincolare le persone dall’avere problematiche tecniche nel fare raccolta fondi, tutto questo rimanendo comunque una piattaforma reward-based.
Se domani venisse da te Kickstarter per comprare Starteed cosa faresti?
Bè dipenderebbe dagli accordi :) ma credo che Kickstarter non avrebbe interesse a comprare una piattaforma come la nostra. Noi siamo più appetibili, in realtà, a chi fa un po’ il nostro mestiere -quello dietro le quinte intendo- ad esempio potremmo interessare a una piattaforma come Crowdvalley, che già opera nella fornitura di consulenze e white label.
Non vedo Kickstarter come un soggetto che possa fare acquisizioni qui in Europa a breve, e se lo farà avrà come target soggetti già molto strutturati con una base utenti molto ampia. Kickstarter non ha bisogno di fare acquisition in Europa …e poi credo che se fino ad ora è stato lontano dagli altri mercati sia innanzitutto perché reputa che il mercato italiano (oppure quello di altri stati europei) non siano ancora pronti per fare grandi volumi, e poi perché ha un timore dal punto di vista legislativo.
A livello legislativo, quindi, che cosa potrebbe agevolare il reward-based crowdfunding?
Io credo che al momento il reward-based crowdfunding non abbia particolari bisogni, finché non arriverà un caso, che temo arriverà prima o poi, di qualche agenzia delle entrate che contesterà il fatto che in realtà i soldi che vanno a finanziare i progetti, in vari casi, non sono delle donazioni liberali, ma sono una sorta di prevendita.
Le somme versate attraverso tutte le piattaforme reward vengono ora inquadrate come donazioni liberali. Il confine però è labile poiché se il soggetto che fa raccolta fondi utilizza i soldi ricevuti in donazione per produrre un bene e poi quel bene lo manda al donatore come regalo- oggetto di reward- tecnicamente, e noi per primi ci siamo informati presso studi legali, ci potrebbe essere – da parte degli organi addetti -qualcosa da obbiettare.
Come vedi il reward- based crowdfunding fra 1-2-10 anni?
La mia visione è che il mercato andrà in saturazione e rimarranno molte meno piattaforme di quelle che ci sono oggi.
Secondo me ci sarà un consolidamento delle grandi come Kickstarter, Indiegogo.
Credo si ritaglieranno un grande spazio le piattaforme verticali, dove in cui vi è una grande personalizzazione e focalizzazione su determinati settori e piattaforme con grande conoscenza del mercato.
Starteed attualmente è impegnata nel programma di accelerazione di Working capital. Ci vuoi raccontare qualcosa rispetto a questa esperienza?
E’ un esperienza molto interessante.
Working capital offre un percorso interessante sotto molti aspetti: testimonianze molto interessanti, moltissimi impegni, tanta possibilità di fare networking, tanta contaminazione sana tra le startups.
E’ un buon programma sia per trovare la strada giusta sia per stabilire i contatti giusti per crescere.
Siete stati anche selezionati per il Web Summit mondiale che si terrà a Dublino a fine ottobre, esatto?
Esatto. Probabilmente la selezione per il Web Summit ha tenuto in conto che fossimo già selezionati da Working Capital qui in Italia.
Dicono che sia l’appuntamento del settore più importante in Europa. Sarà una grossa conferenza mondiale con speech tenuti dai maggiori esperti del mondo del digitale unita ad una fiera dove ognuna delle startups selezionate avrà uno stand attorno cui graviteranno i maggiori investitori ed angels del settore.
E’ dunque un evento con grande copertura mediatica e che offre una enorme possibilità di networking e di farsi conoscere.
L’equity-based crowdfunding spopolerà?
L’equity ci metterà il giusto tempo a svilupparsi e molto dipenderà dall’esperienza americana- da come l’equity-based crowdfunding crescerà sul suolo americano - anche se noi siamo partiti con la regolamentazione prima.
Qui per il momento rimarrà un fenomeno di nicchia.
Nel momento in cui non sarà soltanto più riservato alle startups altamente innovative- se l’opinione pubblica sarà adeguatamente educata al fenomeno e quindi recettiva- si potrà assistere ad una crescita dell’equity-based crowdfunding. A tutti gli effetti stiamo parlando di un cambio di paradigma consistente nell’approvvigionamento di fondi nella fase iniziale di vita di un'impresa.
Non vedo questo in competizione con il sistema bancario: le banche non vogliono finanziare la fase seed di un’impresa perché è un rischio troppo alto e richiede un processo di valutazione ed analisi che non è loro e non è nei loro canoni. “Smarcargli” quel lavoro e generare impresa non può che far bene al sistema bancario che poi farà vero credito d’impresa e fornirà servizi.
Dal punto di vista culturale, non credo che l’italiano ora sia pronto a queste cose ma sono convinto arriverà ad esserlo!
(Silvia Casale)
Toolbox Festival: la parola agli smart consumers
Inizia tutto, come sempre, dalla colazione: quattro chiacchiere, un croissant e networking. Questa volta però anziché trovarci in un angusto locale di San Salvario masticando gli avanzi dell’aperitivo della sera prima, beviamo un caffè all’interno della cornice Toolbox in compagnia dei relatori che tra poco ci proietteranno nel mondo intraprendente delle startup, in quello creativo dei maker e soprattutto in quello smart della sharing economy.
Nelle 12 ore del Festival, dalla Social Breakfast all’Aperitivo Toolbox, ascoltiamo storie di giovani startup torinesi come il progetto Missoftheday; prendiamo appunti sui prossimi eventi e workshop organizzati dal Fablab per la primavera 2013 e intanto, grazie all’intervento di Starteed, cerchiamo di capire come organizzare al meglio una raccolta fondi tramite crowdfunding.
Alle 18.00 ecco finalmente arrivare il nostro turno: WeToom, nelle persone di Marco Zappia e Pamela Pelatelli, intervista 3 power users di servizi di consumo collaborativo in “Vita da smart consumer”.
Ecco cosa abbiamo capito:
Una volta provato non si torna più indietro! Nonostante qualche piccola disavventura, come dare un passaggio a una ragazza appena mollata dal fidanzato che passa tutto il viaggio Torino-Milano a piagnucolare, oppure ritrovarsi sul soppalco di casa una coppia un po’ troppo rumorosa che forse non ha ben compreso la funzione essenziale dei muri divisori, il bilancio dei nostri power-users è tutto al positivo. I servizi offerti da Blablacar, Airbnb e Starteed sono sicuri: il sistema di feedback da parte degli utenti ci aiuta a conoscere un po’ meglio lo sconosciuto che ci chiede un passaggio o un letto per qualche giorno.
I nostri power-users non solo non tornano più indietro, ma hanno iniziato a cercare nuovi servizi da utilizzare in ambiti diversi della loro quotidianità: c’è chi si è avvicinato a Gnammo, chi organizza attività ricreative su Gidsy e chi sta pensando di farsi finanziare una tournée teatrale in Nord America attraverso Kickstarter.
Le tre esperienze smart che abbiamo raccontato hanno tutte un plus in comune: l’opportunità di conoscere persone nuove e stringere nuove relazioni semplicemente continuando la nostra vita quotidiana. In un mondo dove le occasioni di socialità sono sempre meno e sempre più dispendiose in termini di tempo e denaro, questa possibilità vi sembra poco?
Unico neo: gli utenti di questi servizi, per quanto in crescita, sono ancora troppo pochi. I nostri power-users sono stati dei precursori, ma è necessaria la massa critica per lanciare definitivamente questo nuovo modello di consumo smart. In questo tutti noi possiamo fare la differenza. Per darvi una mano ad orientarvi in questo mondo, WeToom continuerà a raccontare nuove idee ed esperienze di consumo collaborativo! Stay tuned!
Francesca C.
Toolbox Festival - Vita da Smart Consumer
Tutto è pronto la macchina del ToolBox Festival a Torino è partita questa mattina, Sabato 6 Aprile alle 10.00. Dalle 18.00 alle 18.30 WeToom ha organizzato l'intervento "Vita da Smart Consumer": una tavola rotonda per conoscere da vicino i nuovi utilizzatori dei servizi della sharing economy e le loro esperienze sul territorio.
Perché ospitare degli sconosciuti con Airbnb? Perché un passaggio al primo che capita con BlaBlaCar? Oppure, peggio ancora, perché sperare di raccimolare migliaia di euro con Starteed?
Gli ospiti, Emanuel ed Enrica power users di Airbnb, Claudio Vaccari carpooler di eccellenza di BlaBlaCar e Giancarlo Baraldo esperto nel crowdfunding su Starteed ci racconteranno le loro storie da “smartsumers”.
Moderano Marco Zappia di WeToom e Pamela Pelatelli giornalista pubblicista esperta di consumo collaborativo.
Nei prossimi giorni pubblicheremo anche le interviste complete dei nostri ospiti: smart consumer d'eccellenza. Intanto per darvi un assaggio vi consigliamo la lettura dell'intervista di Emanuel ed Enrica pubblicata Martedì.
A presto!
Marco A.
Intervista a Claudio Bedino, CEO e Founder di Starteed.com
Parlaci un po' di te, cosa fai e cosa ti lega al mondo del crowdfunding. Cosa ti ha spinto a lanciare Starteed?
Sono un giovane imprenditore, ho creato la mia prima azienda dieci anni fa, un’agenzia di comunicazione specializzata nel digitale e nei social media. Da sempre interessato alle nuove tecnologie e geek per passione, ho trovato l’ispirazione per creare una piattaforma web con cui creare valore intorno alle idee, grazie a una Community, in un sogno di una notte del dicembre 2011. Ho così scoperto il crowdfunding e i modelli di successo esistenti in America e in Europa. Da quel giorno mi sono dedicato completamente al progetto, con l’obiettivo di definire e realizzare un modello innovativo e renderlo di successo.
Perchè un comune cittadino dovrebbe dare il proprio contributo per finanziare un progetto?