L’ultimo evento di Ottobre all’Accademia Valdarnese del Poggio di Montevarchivedrà la presentazione del volume di Andrea Borelli “Nella Russia di Putin. La costruzione di un’identità postsovietica”. Dalla sintesi d

#dc comics#dc#batman#bruce wayne#tim drake#dick grayson#batfamily#batfam#dc fanart



seen from United States
seen from Spain

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Mexico
seen from United States

seen from Australia

seen from Malaysia
seen from Italy
seen from Australia
seen from United States
seen from Germany
seen from United States
seen from United States
seen from China
seen from United States
seen from United States
seen from Germany
seen from Belarus
seen from Lithuania
L’ultimo evento di Ottobre all’Accademia Valdarnese del Poggio di Montevarchivedrà la presentazione del volume di Andrea Borelli “Nella Russia di Putin. La costruzione di un’identità postsovietica”. Dalla sintesi d
Una storia e una canzone
Una storia e una canzone.
Una storia , non è facile da raccontare.
Una storia , non è solo il nostro passato ma anche il nostro presente.
Tu puoi cambiare la tua storia.
Ogni giorno potrai raccontare la tua storia.
La mia storia , non è facile da raccontare.
Per capirmi , non bastano delle semplice parole, ma c’è bisogno di avere il nostro cuore.
Forse le parole non bastano , e ti scriverò una canzone.
Una canzone, non è fatta di semplici parole.
Una canzone, è fatta per potersi esprimersi e liberarsi delle proprie emozioni.
Un bambino , voleva raccontare la propria storia, ma purtroppo non c’èra nessuno per poterlo ascoltare.
Questo mondo , sembra ingiusto , senza aver nessuno accanto.
Io ti scrivo, di questa storia , per te, povero bambino , che volevi vivere la tua povera vita.
Tu bambino , chiedi solo di poter amare una famiglia , e di essere amato.
Chi perché quale motivo , quelli adulti ti hanno fatto solamente soffrire?
Forse era puro destino , tuo povero bambino.
Quando vorrei avuto poterti regalare , ciò che tu non hai avuto.
Il tuo regalo forse un giorno è arrivato.
Tuo povero bambino, chiedi solo di poter essere amato e protetto dai pericoli di questo mondo.
Tu eri alla fine solo una povera , vittima innocente di questo male c’è in questo mondo.
Quanto avrei voluto togliere tutto il male , che tu hai subito.
Amore dove eri?
Amore tu dov'eri, quando io avevo bisogno di te?
Amore , perché molte volte per te bisogno soffrire.?
Amore , perché permetti che ci sia la violenza?
Amore, ma devo perché permetti , che in questo secolo ci siano ancora delle guerre fra gli stati.
Storia, forse noi umani non abbiamo capito bene cosa abbiamo sbagliato.
A te, Peace , dove sei in questo tragitto ?
Guerra , lo sai , che non è giusto che permetti , di portare solo distruzione , e moltissime vittime che sono solo poveri innocenti.
Vuoi capi di Stato , perché non riuscite a fermare tali eventi? E’ vero già è difficile trovare , una soluzione comune per la nostra unica casa.
Terra
Cara Terra, solo che noi umani sbagliamo sempre, ma tu potresti almeno aiutarci a capire cosa dovrebbero fare farsi che tu stia bene.
Grazie Terra, perché ci dai tutto ciò che abbiamo bisogno.
Io non riesco a capire , perché non riusciamo ad aiutarti a farti diventare sana come tu eri.
Il grande problema , che abbiamo sia perché , che per noi, è l'inquinamento.
Se vuoi esperti di economia dite che si può solo diminuire, allora troviamo un accordo per salvare la nostra unica casa.
Per favore , tutti insieme dobbiamo salvare la nostra unica casa.
La nostra casa , ha bisogno di tutti noi.
Noi possiamo fare la differenza.
Noi dobbiamo unire le nostre forze.
Ansia
Ansia , non sono come definirti, forse è non semplice trovarti il termine giusto per te.
Ansia, tu sei davvero un problema per tutti noi , ma principalmente per te.
Io una soluzione per poterti eliminare, sia chiama la calma.
A me mi fai andare in completa confusione , a volte non riesco nemmeno a parlare.
Io odio quando mi viene, che mi fai sudare il mio stesso corpo.
Io non ti voglio , principalmente quando ti unisci alla paura.
Voi per me siete terribili , per favore lasciami andare.
13 maggio 1909: alle tre di notte parte la prima tappa del primo Giro d'Italia, ideato ed organizzato da Tullo Morgagni e La Gazzetta dello Sport. Ha così inizio la grande storia della Corsa Rosa e dei miti del ciclismo italiano!
Come una tempesta. Capitolo 6.
Un ragazzo di nome Manuel, aveva venticinque anni. Lavorava in un bar poco distante dalla scuola che frequentava Vittoria. Non aveva molti amici, ma il suo tempo libero lo impiegava a fare volontariato in un canile. La sua famiglia aveva un ranch e i cavalli erano scarsi perché un incendio che scoppiò anni fa, distrusse gran parte della fattoria che i suoi genitori costruirono da giovani con i pochi soldi che avevano messo da parte dopo il matrimonio. Il bilancio economico del paese non era molto altro, non vivevano di turismo perché non raffigurava nemmeno sulla cartina geografica o sui sistemi gps delle automobili o dei telefonini. Nonostante questo però, i pochi turisti a cui capitava d'esser di passaggio da quel meraviglioso borgo ne rimanevano affascinati. Manuel cercò di aiutare la sua famiglia lavorando giorno e notte nei locali dei paesi limitrofi che d'estate si popolavano di visitatori in cerca d'avventura, anche per una sola notte. D'inverno il piccolo bar adiacente alla scuola del suo paese che aveva come protagonisti un paio di vecchietti consunti dalla salsedine e dall'umidità, richiedeva delle spalle forti per mandare avanti ciò che restava di quella minuscola bottega, così Manuel diede una mano a tirar su il locale attraverso delle feste che attiravano i giovani del paesino, e fu in un occasione del genere che i suoi occhi si posarono su di una ragazzina poco più diciassettenne. Aveva i capelli castani con dei riflessi rossi e i suoi occhi alla luce del sole si tingevano d'oro. Rideva tanto, ed era uno spettacolo osservarla. Manuel si incantò su quel bel viso d'angelo, ma aveva molta paura nel richiedere la sua compagnia, le donne non erano state molto gentili con lui in passato e temeva di soffrire ancora se si fosse catapultato in un altra relazione. Manuel non era il classico ragazzo che ha una sola cosa in mente. I suoi genitori gli avevano insegnato il valore sacro che ha la famiglia e di quanto bello fosse girare il mondo senza un soldo in tasca ma con tanto amore nel cuore. Viveva di musica e avventura. Si definiva un ragazzaccio, ma non era realmente così. Si emozionava quando sentiva una bella voce cantare, o guardando gli occhi di un cane abbandonato immaginando la sua storia. Amava il mare, come tutti. E spesso si addormentava sulla spiaggia con la sola compagnia di una chitarra e il rumore Continuo e instancabile delle onde. Da bambino passava le ore seduto sul bagnasciuga aspettando che arrivasse, solo per lui, una bottiglia con dentro una mappa del tesoro. Amava i pirati e le leggende che i pescatori raccontavano su di essi. Lo affascinavano le navi e i percorsi o le strade che il mare non aveva, ma che da secoli i marinai hanno imparato a solcare. Passò la serata a servire i tavoli e ad inciampare ogni volta che i loro sguardi si incrociavano. Lei rideva, rideva di lui. Ma Manuel si fece coraggio e l'affrontò. “ridi di me?”. La ragazza l'osservò per diversi minuti, poi gli sorrise e gli porse la mano “piacere, il mio nome è Vittoria. No. Non rido di te, perché dovrei? Ho notato che mi guardavi, posso fare qualcosa per te?”. Manuel arrossì e si scusò per l'invadenza, poi prese il suo vassoio usato come scudo per proteggersi dal mondo e se ne andò via. Si sedette in un angolo nascosto del bar, e pensò a quanto fosse stupido. Il vecchio proprietario che gli aveva offerto quel lavoro, lo guardava di sottecchi mente era intento a lavare i piatti. “ragazzo mio, voglio raccontarti una storia. Ricordi tanto me quando alla tua età conobbi mia moglie. Lavoravamo alle risaie, e m'innamorai di lei, del modo in cui il sole le accarezzava il viso, delle sue mani rovinate dal lavoro e del suo canto che allietava le mie giornate. A quel tempo era fidanzata con un ragazzo poco più grande di me che faceva il ferroviere. Ero tremendamente geloso di lui anche se non esisteva un motivo reale. Per molti anni non le dissi niente riguardo ai miei sentimenti nei suoi confronti, poi un giorno non venne più a lavoro e sentì il terreno cedermi sotto i piedi. Credevo le fosse successo qualcosa di brutto, credevo che si fosse sposata con quel ragazzo e che l'avrei persa per sempre. Dovevo confessare i miei sentimenti prima che fosse stato tardi, prima che potesse trasformarsi tutto in un rimpianto. Così il giorno stesso mi presentai alla sua porta vestito di tutto punto. Lei si affacciò e sorpresa nel vedermi, corse giù per le scale. Mi chiese cosa ci facessi sotto il suo portone vestito così elegantemente. Le risposi che c'era un segreto che le dovevo rivelare a tutti i costi prima che fosse stato troppo tardi, e cominciai a raccontarle del giorno in cui la vidi la prima volta. Le confessai ciò che di lei mi faceva impazzire. E quella ragazza con le lacrime agli occhi, mi rivelò l'amore reciproco che sentiva per me. Fui così felice di non averla persa per sempre e ringraziai Dio della fantastica opportunità che decise di regalarmi. Da quel momento non ci separammo mai e adesso che non c'è più mi manca terribilmente come quel giorno che non la vidi arrivare al lavoro puntuale come sempre e il mio cuore quasi non si fermò. Manuel, non lasciare che i treni passino così velocemente sotto il tuo naso e la paura ti blocchi nel salirci su. Ti piace davvero eh? Allora buttati. Non si sa mai cosa il destino abbia in serbo per te.” Manuel ci pensò su e a fine serata si armò di una bella dose di coraggio e le chiese se qualche volta le sarebbe piaciuto uscire in sua compagnia. Vittoria ci penso su per un momento e poi sorridendo ripose “ci penserò!” e chiudendosi la porta del locale alle spalle, scomparì nel buio della notte. Quella sera Manuel non riuscì a chiudere occhio. Cosa voleva dire con quel "ci penserò?". Provò a cercarla su Facebook, ma non trovò traccia di lei. Era davvero pronto a dimenticare il passato e intraprendere un nuovo cammino sentimentale? Era appena uscito da una storia complicata con una ragazza molto più grande di lui. Una donna che gli giurò amore eterno per anni. Manuel amava le sfide, tutto ciò che era difficile lo affascinava e quella donna era avvolta dal mistero. Si vedevano di nascosto, non usava il cellulare e non lo faceva entrare nella sua casa. Era come se avesse qualcosa da nascondere. Manuel più volte tentò di chiederle cosa stesse succedendo ma ogni volta non otteneva risposta, solo frasi evasive che cambiavano discorso. Un giorno Manuel la seguì e non appena la donna uscì di casa, lui ci si intrufolò. Era una dimora lugubre e polverosa. Le pareti erano di un colore indefinito, quasi bordeaux. Scese giù per le scale che portavano in cantina dalle quali emergeva una luce fioca accompagnata da uno strano odore. Quando arrivò in fondo alla cantina ciò che vide lo traumatizzò. C'erano dovunque frasi scritte in latino con lo stesso colore utilizzato per le pareti che aveva precedentemente osservato. Solo quando fu sufficientemente vicino da sfiorarle con la mano, si accorse che era sangue. Sul pavimento erano presenti molte candele quasi consumate e la stella di David, come a rappresentare un rito satanico. Infondo alla stanza capeggiava un'immenso armadio dal quale proveniva un odore fastidioso. Decise di provare ad aprirlo e quando l'anta cedette, una testa d'uomo rotolo sotto i suoi piedi. Lo spavento fu tale che corse su per le scale, uscì dalla porta principale e chiamò la polizia. Quella fu l'ultima volta che abbe a che fare con il genere femminile e con tutta l'umanità. Usciva dalla sua cameretta di rado, solo per cercare conforto da uno psicologo, e quando fu in grado di riprendere in mano la propria vita, trovò lavoro presso il bar di un vecchio pescatore, lo stesso dove aveva incontrato Vittoria per la prima volta e ne fu come folgorato da così tanta purezza.
NIGHT CHANGES
Apro gli occhi. La testa pulsa, ma i palmi pulsano più forte. Le dita cercano qualcosa su cui imprimere le parole che mi accarezzano la mente. Sono su un letto, i fumi del sonno mi hanno fatto perdere il senso dell’orientamento. Una camera d’hotel. San Francisco. Sento un coro di voci, soffocate dalla finestra serrata. Allungo un braccio verso il comodino, ancora intontito, ancora immerso nella morbidezza di lenzuola pulite e cuscini di piuma, afferro il mio quadernetto. Mi sono addormentato attanagliato dall’incompiutezza di una melodia senza parole. Nel sonno le ho trovate. Un sogno me le ha intagliate sulla punta della lingua con la stessa forza con cui il sapore di lei vi si era impresso in precedenza. ‘Going out tonight changes into something red…’ E mentre scrivo la rivedo. Lei. Nel suo vestito rosso. E’ bastata una notte ad imprimermela addosso. Ma forse alcune persone sono nate per lasciare il segno. Non importa cosa facciano, non importa cosa dicano, risplendono. Il marchio del suo sorriso ancora mi riempie gli occhi. Sottili labbra dello stesso color rubino dell’abito incorniciano i denti bianchi, le profonde fossette sulle guance mi permettono di scorgere di sbieco la parte bambina della sua anima. Ho pensato subito fosse bellissima. Ho pensato subito fosse angelica. Poi la diavolessa ha fatto capolino e purezza e passione si sono fuse nei nostri sguardi.
«io sono Niall.» «Lo so» sorrise. Avrei potuto annegarci in quelle fossette. «E tu sei…?» «Jude.» «Jude di… Judith.» Azzardai. «No, Jude di Jude. Come nella canzone dei Beatles.» Feci per parlare, ma lei mi afferrò le guance con una mano, facendomi arricciare le labbra. «Non. E’. Un. Nome. Da. Uomo.» Annuii obbediente, ancora imprigionato nelle delicata morsa delle sue dita. I nostri occhi erano incatenati, azzurro nell’azzurro. Ma se i suoi erano un fiume in piena, i miei erano appena blandi affluenti. Ritirò la mano come se l’avessi scottata, e lo stesso fece anche con gli occhi. Mio fratello ci si era avvicinato e io non l’avevo neanche notato. Lei lo salutò con due baci sulle guance e chiese di Theo. Io bevvi lo shot di vodka che Greg mi aveva portato e diedi vita ad un incendio nello stomaco, sperando mi distraesse da quello che una scintilla color cielo aveva attizzato nella mia testa.
«Canti per me?» Ridacchiai adocchiando l’espressione da cucciolo che mi aveva rivolto e l’accontentai. Sentendo le parole di ‘Hey Jude’ gettò la testa all’indietro e rise, una risata spensierata, bellissima. Aumentò leggermente il passo, sfidando con caparbietà il sipario della notte per ponermisi d’innanzi e osservarmi cantare. Per la seconda volta quella notte mi persi in lei. Era come se la conoscessi da sempre e allo stesso tempo non la conoscessi affatto. Era il bel viso di una dama in un quadro. Era il sorriso di una migliore amica. Era la sensualità della sicurezza e l’innocenza dell’insicurezza. Le presi una mano e la feci girare su se stessa. L’avvicinai a me. Lei lasciò cadere le scarpe con il tacco che si era tolta appena fuori dal pub. Volevamo solo una boccata d’aria, ma poi avevamo iniziato a camminare. E la luna ci aveva soggiogati con la sua forza ammaliatrice. Purtroppo la notte non avrebbe mai saputo come andava a finire la canzone. Le mie labbra furono obbligate a cadere sulle sue. Alle mie mani venne praticamente ordinato di accarezzare la sua pelle baciata dalla luna. Al mio autocontrollo fu intimato di disgregarsi come cenere. La fiamma era diventata incendio. Ma in realtà il vero incendio non era ancora divampato.
Non so come arrivammo a casa mia, ma c’eravamo. Non so come la mia camicia fosse finita per terra, ma era lì. Le mie dita sudate le sfilarono il vestito di lava per saggiare la pelle di fuoco. La mia bocca bruciava della sua, i nostri corpi reagivano uno alla presenza dell’altro come lo stoppino di una candela al cospetto di un fiammifero. Il piercing sulla sua lingua stimolava la pelle d’oca sul mio collo. Le sue mani snelle mi percorsero il torace con ingordigia, mai però pari a quella che le mie avevano di lei. Era tutto un assaporare, tutto un sospiro. Sudore sulle dita, nei capelli, nel cuore. Colavamo di passione, bruciavamo di vita. Si sentiva odore di peccato, ma un peccato senza rimpianto. “She’s falling doesn’t even know it yet, having no regrets is all she really want”
«Domani riparto per il tour.» «Lo so.» «Starò via per molto tempo.» «Lo so.» «Mi dispiace.» «Lo so.» Pensavamo la stessa cosa: prendiamo quello che viene. La mattina non era più al mio fianco, ma l’impronta del suo respiro si era impressa profondamente nella matrice dei miei sogni.
Stanotte è ritornata. Siamo ad un oceano di distanza, ma stanotte è riuscita a entrare nei miei sogni. Le sue labbra, la sua pelle chiara, le onde morbide dei suoi capelli. La sua risata, le sue mani fredde, la calda impronta delle sue curve nelle mie. Luna e sole che si specchiano nei sui occhi di cielo. E io scrivo. Racchiudo la sua essenza in pochi giri di notte. La rendo immortale. Ci rendo immortali.
“It will never change, me and you”
Le cicatrici sono storia, storia scritta sul proprio corpo
Fumetti da banco nº 1.