IL TASHLIK E I RITUALI DELL’INDIFFERENZA | Luigi Territo S.I.
La parola ebraica tashlik («gettar via») indica un rituale che gli ebrei compiono in preparazione del capodanno. Durante il primo giorno di Rosh Hashanà, recarsi presso dell’acqua per svuotarvi le tasche assume il valore simbolico di una liberazione, una purificazione dai peccati commessi durante l’anno trascorso. Sulle rive del fiume o sulla battigia di una spiaggia si recitano alcune preghiere e si leggono gli ultimi versetti del libro del profeta Michea: «Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati» (7,20).
L’artista israeliana Yael Bartana, ispirandosi alla pratica liturgica di tashlik, ha voluto ritrarre il lento inabissarsi dei peccati commessi durante la storia fratricida del Novecento. Al centro del suo lavoro c’è la questione israelo-palestinese e il desiderio di un’arte che sappia narrare la ricostruzione di un paese lacerato dall’odio e dalle divisioni.
Nel video Cast off (2017) non sono le vittime a liberarsi dei propri peccati, sono piuttosto gli oltraggi e le persecuzioni subite a cadere nel fondo del fiume. Bartana filma il lento e inesorabile sprofondamento dei ricordi. Il movimento rallentato in slow motion fissa sullo schermo una carrellata di oggetti appartenuti a vittime e carnefici, ricordi di persecuzioni etniche, guerre e genocidi. Attraverso il progressivo sprofondamento degli oggetti lo spettatore prende coscienza dei milioni di uomini e donne affondati nelle acque della dimenticanza.
Una inesorabile cascata di vestiti, foto, documenti, salvagenti e oggetti religiosi si staglia su uno spazio indefinito e privo di luce. Lo sfondo illimitato e anonimo dello schermo sospende il tempo e accorcia le distanze. L’eterno presente si ripete. Il tempo fissa nella ripetitiva liturgia della caduta gli attimi di una storia tutta contemporanea. Identiche le sofferenze, identiche le divisioni.
Bartana propone un rituale laico dove la liberazione da oggetti presenti e passati non significa oblio, dimenticanza, ma piuttosto guarigione dalla cecità. Una lenta meditazione sull’indifferenza connivente che attraversa la storia e le nostre coscienze.