LA PERCEZIONE DEL CALDO. I CONSIGLI DI UN ASOCIALE
Sono giunto a una conclusione sulle fazioni della percezione termica.
Chi si lamenta del caldo ha veramente caldo.
Chi si lamenta del freddo ha veramente freddo.
Quasi nessuno lo fa apposta (dico "quasi" perché i sadici sociopatici esistono).
Quasi nessuno si lamenta di una temperatura per il gusto di fare uno sgarbo a una certa fazione termica.
Quasi nessuno pensa: "Ho notato che prima stavi schiattando dal caldo. Ma ora provi sollievo con l'aria condizionata. Non posso permetterlo. Mi fingo sull'orlo della broncopolmonite e la spengo subito. Voglio vederti riverso sul pavimento mentre affoghi in una pozzanghera di sudore".
Quasi nessuno accende candele votive nelle chiese sconsacrate per onorare l'inventore del ventilatore con l'idea di fare imbestialire i freddolosi.
Quasi nessuno osteggia qualsiasi rimedio rinfrescante per far collassare chi schiatta in estate.
La temperatura viene percepita in modo differente dalle persone.
Tutto qui.
Forse dipende dal metabolismo, da cause ormonali, da altri fattori che non conosco.
Ma è così.
Quindi intravedo solo due soluzioni.
1. Apriamo i negoziati tra le diverse fazioni per giungere a una soluzione condivisa in uno scenario di empatia e fratellanza da cui partire per costruire un mondo migliore.
2. Riflettiamo sulla natura umana che porta a feroci manifestazioni di intolleranza persino in campi apparentemente innocui come l'estetica delle scarpe (in particolare in Italia), accettiamo la sofferenza in certi luoghi impossibili da evitare come un fatto ineluttabile, e isoliamoci socialmente nel tempo libero, frequentando al massimo esponenti della nostra fazione.
Io, come potete immaginare, scelgo la seconda opzione.
Come sempre, l'asocialità è l'unica soluzione.