Chiedo agli italiani se ne hanno la voglia di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle...
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Chi ha ucciso Cristiano Congiu?
Il tenente colonnello dei Carabinieri Cristiano Congiu arriva a Kabul, Afghanistan, nel 2007, lavorando all'ambasciata italiana come ufficiale della Direzione Centrale dei servizi antidroga, con il compito di indagare sulla produzione di droga destinata all'esportazione. Ad un certo punto, però, sul suo profilo facebook compare una frase tanto inquietante quanto profetica: «vogliono farmi tacere». Il 3 giugno 2011, a due settimane dal suo rientro in Italia – sarebbe dovuto infatti rientrare il 19 - Cristiano Congiu viene ucciso.
La prima versione sull'omicidio parla di due colpi di arma da fuoco, uno al petto e l'altro al viso, esplosi verso il tenente colonnello durante un tentativo di rapina. Ma così come per l'omicidio di Iendi Iannelli e Stefano Siringo, anche in questa vicenda di ricostruzioni ce ne sono più d'una. Un'altra versione sostiene che Congiu sarebbe stato ucciso in una rappresaglia dei familiari di un “noto eroinomane” a cui l'uomo avrebbe sparato due colpi mandandolo in coma; una terza versione parla di pestaggio. Testimoni che hanno potuto vedere il corpo, parlano però di un solo colpo di pistola, alla testa (la stessa autopsia cita invece anche un colpo al petto).
Come è morto, dunque, il tenente colonnello Cristiano Congiu? È davvero stato ucciso dalla “criminalità comune”, come riportato da alcuni dei principali organi di informazione italiani? E, soprattutto, perché? C'entra qualcosa quella miniera di smeraldi che, pare, il tenente colonnello voleva comprare per conto della Advanced Engineering Technologies, apparentemente società di copertura per le operazioni estere della Cia?
Leggi il mio approfondimento, pubblicato nel 2013 su Agoravox Afghanistan: Cristiano Congiu è morto davvero per criminalità comune? Afghanistan, 52 macchie di sangue sulla bandiera italiana. Più una
Uncovered Afghanistan
Nel 2014 l’Afghanistan sarebbe dovuto diventare un paese libero, tanto dai talebani quanto dai militari dell'Isaf che dal 2001 hanno invaso il Paese alla ricerca di Osama bin Laden, ucciso in un cinematografico raid nel 2011. Ma così non è stato.
Chiarite ormai le bugie di guerra sulla caccia allo “Sceicco del terrore” e sull’esportazione della democrazia, il vero motivo che ha spinto all’invasione – oltre al tracciato del gasdotto con il quale portare il gas turkmeno in Pakistan attraverso l’Afghanistan occidentale – è uno soltanto: quel papavero da oppio che il Mullah Omar aveva vietato di coltivare nel 1999 ma che fa gola tanto ai trafficanti di droga quanto alle grandi case farmaceutiche.
Un’invasione che, tra omicidi mai chiariti, ha visto il ritorno di una pratica in voga nella Somalia degli anni Novanta: la malacooperazione internazionale.
Leggi l’inchiesta, pubblicata a luglio 2013, su AgoraVox Afghanistan, l’editto anti-oppio e lo “strano” tempismo di una guerra che non finirà; Il Signor Smith svela la “Missione oppio”. Intervista a Giorgia Pietropaoli; L’oppio afghano finanzia le campagne elettorali (statunitensi)? BigPharma: il grande elettore tra Obama e Bush; Afghanistan, 52 macchie di sangue sulla bandiera italiana. Più una; Afghanistan, Cristiano Congiu è morto davvero per criminalità comune? Mogadiscio-Kabul, la lunga strada della (mala)cooperazione; La cooperazione in Afghanistan? Oppio e aiuti internazionali; I soldi della cooperazione afghana tornano ai paesi donatori. Intervista ad Augusto Di Stanislao; Per una “controstoria” dell’invasione in Afghanistan. Intervista ad Enrico Piovesana
Nuovo Post pubblicato su Milano Post Quotidiano ONLINE di Informazione e Cultura #Contrabbando, #ImpattoPilAttivitàIllegali, #MappaUePilCattivo, #Prostituzione, #TrafficoDroga
Nuovo Post pubblicato su http://www.milanopost.info/2014/10/14/ecco-paese-per-paese-la-mappa-ue-del-pil-cattivo/
Ecco, paese per paese, la mappa Ue del "Pil cattivo"
Milano 14 Ottobre - C'è un Pil “cattivo”, che misura il valore economico di droga, prostituzione e contrabbando. Finora ignorato dalle statistiche ufficiali, con le regole entrate in vigore a settembre concorre a pieno titolo alla formazione della ricchezza nazionale. Ecco la mappa Paese per Paese.
1) Italia - Ben 15,5 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil. L'Italia condivide con la Spagna il primato dell'impatto delle attività illegali sulla performance economica. Da sola la commercializzazione della droga, calcolata dall'Istat a partire dai consumatori tra 15 e 64 anni, miglior i conti di 10,5 miliardi. La prostituzione vale 3,5 miliardi, mentre il valore stimato delle attività di contrabbando è pari a 300 milioni.
2) Spagna - Va a braccetto con l'Italia. Qui l'economia illegale vale lo 0,87% del Pil: ben 9,4 miliardi. In testa è il traffico di droga: da hashish, cocaina, eroina, ectasy, anfetamine e Lsd arriva un contributo di mezzo punto di Pil. La prostituzione invece rappresenta lo 0,35 per cento.
3) Olanda - I coffee shop sono uno dei fiori all'occhiello dell'economia olandese. Lo dimostrano i dati dell'Ufficio nazionale di statistica. Il valore aggiunto stimato per il mercato della cannabis è di ben 1,03 miliardi. Complessivamente la voce “attività illegali” fa crescere il Pil, in termini di valore aggiunto, di 2,63 miliardi.
Tra gli altri stupefacenti seguono l'eroina, con un mercato triplo rispetto a quello dell'ecstasy: 317 milioni contro 103 miliardi di ricchezza nazionale. La prostituzione viene invece stimata 540 milioni. L'Ufficio di statistica olandese indica ai raggi X le vari voci di finanziamento dell'economia illecita, dove spicca anche il traffico di merci rubate (279 milioni) e quello delle scommesse (171 milioni).
4) Gran Bretagna - Droga e prostituzione danno una mano al Pil britannico per 10,5 miliardi di euro, pari allo 0,7% in più. Più di tre quarti del “bottino” (8,4 miliardi di euro) provengono dal mercato della droga. L'Ons, l'Ufficio nazionale di statistica, ha aperto un faro su sei sostanze stupefacenti: crack, cocaina, eroina, cannabis, ecstasy e anfetamine. La quota restante deriva dalla prostituzione.
5) Francia - La Francia non segue alla lettera le prescrizioni del Sec 2010 e si limita a stimare il mercato degli stupefacenti che vale circa 2 miliardi, lo 0,1% del Pil. Nel Paese la prostituzione è legale ma non lo sfruttamento. Così i ricavi derivanti dall'attività esercitata in un contesto legale ma non dichiarati vengono inclusi da tempo nel calcolo del sommerso. L'Insee, l'ufficio di statistica parigino, non considera la prostituzione clandestina.
6) Germania - Anche la Germania, come la Francia, si appella al proprio codice statistico per non seguire alla lettera i dettami del Sec 2010. L'unica stima diffusa è quella che riguarda il mercato della droga che vale 1,52 miliardi, lo 0,1% in più per il Pil del Paese che non è immune ai rischi di recessione.
Qui – sottolineano dall'Istituto di statistica - la prostituzione non è proibita e le stime sull'impatto di questo mercato sono già incluse nel Pil, mentre il contrabbando di alcol e sigarette «non ha un impatto economico dati i prezzi relativamente bassi».
7) Polonia - In Polonia il Pil “cattivo” vale di più di quello “buono”: il mercato delle attività illegali frutta infatti al Paese 3,1 miliardi di euro contro il magro assegno da 2,3 miliardi staccato per la Ricerca e lo Sviluppo. Il traffico di droga contribuisce al calcolo della ricchezza per 2,3 miliardi di euro, la prostituzione porta a una crescita di 157 milioni, mentre la parte restante deriva dal contrabbando.
8) Belgio - Le attività illegali fanno crescere il Pil belga dello 0,36% del Pil. La fetta di mercato più consistente è quella della droga che vale lo 0,25% , pari a 903 milioni di euro. Le stime sono state realizzate sulla base di cinque tipi di droga: cannabis, ecstasy, anfetamine, cocaina ed eroina). La prostituzione volontaria non è illegale in Belgio. Secondo la Banca nazionale del Paese, che elabora questo tipo di statistiche, il mercato vale 305 milioni.
9) Austria - L'Austria calcola l'impatto delle attività illegali sul Pil già dal 2008. Per il 2013 il valore aggiunto stimato è di circa 460 milioni, pari allo 0,15% del Pil. L'Ufficio di statistica non scorpora però i dati e precisa che la stima include il traffico di droga, il contrabbando e la prostituzione illegale.
10) Svezia - La Svezia è stata la pioniera del calcolo dell'impatto delle attività illegali sul Pil. Le prime stime sperimentali risalgono infatti al 2005. Secondo l'Ufficio di statistica di Stoccolma le attività fuorilegge valgono lo 0,17% del Pil pari a 5,3 miliardi di euro. Circa la metà del giro d'affari deriva dalla droga, ma nella ricognizione vengono considerati anche il contrabbando di alcol e il mercato delle scommesse. Nel Paese è illegale comprare servizi sessuali ma non è illegale venderli. La prostituzione vale 572 milioni.
Chiara Busi ( Il Sole 24 Ore)