Scrivo qui perchè fuori non posso più parlare!
anche oggi ho pensato di licenziarmi.
È diventato quasi un rituale, come il caffè della mattina o il mal di testa che arriva puntuale quando meno ne ho bisogno.
Appena quel figlio di merda alza il culo dalla sedia, so già che verrà a rompere i coglioni a qualcuno.
E quel qualcuno, guarda caso, sono sempre io.
Lunedì avevo chiesto una cosa semplice a un collega.
Uno di quelli che non mi convince, di quelli che sorridono troppo e ascoltano poco.
Mi ha fulminata con lo sguardo e mi ha detto che non era il momento di chiedere. V
a bene, ho capito, hai deciso di fare il cane da guardia. S
ono tornata a casa, sono passati due cazzo di giorni, e oggi mi richiama in ufficio solo per ripetermi le stesse identiche cose, non per chiarire, non per aiutare: solo per il gusto di rompere i coglioni.
Poi scopro che al suo pupillo dice tutt’altro: “Tu rispondi pure male”.
Ma certo, drogati di meno, merda umana.
Mi fa impazzire come davanti ai titolari nuovi si trasformi in un santo, tutto sorrisi e buone maniere. Un attore di merda.
Dentro, però, resta sempre lo stesso: uno che schiatterebbe bene nel suo stesso veleno.
Avevo già mal di testa oggi, di quelli che ti martellano dietro gli occhi. Ovviamente ci si è messo pure lui.
Torno a casa pensando che almeno lì potrò stare in silenzio, respirare, abbassare le spalle. Illusa.
Mia madre inizia a sbraitare ogni due minuti per problemi che, in qualche modo, diventano sempre colpa mia.
Di solito mi alzo, vado da lei, cerco di sistemare.
Oggi no oggi ho detto vaffanculo.
Vaffanculo che mi devo alzare io. Ho continuato a mangiare, a fare le mie cose. Se vorrà tornare lei, lo farà. Io no.
Devo imparare. Devo capire che sono sola e probabilmente lo sarò sempre. Tanto vale abituarsi subito, così almeno smetterà di fare così male.
Volevo solo stare in silenzio, tranquilla.
Ovviamente anche questo era troppo.
Mio padre mi urla contro perché voleva vedere il suo cazzo di canale. Come se io non avessi mai diritto a guardare un cazzo, a scegliere qualcosa, a esistere senza dare fastidio. I
o non so stare zitta, è vero. Ma da oggi basta. Non parlerò più con nessuno.
Ogni cosa che mi succederà, ogni rabbia, ogni pensiero che non posso dire ad alta voce.
Spero solo che tu non ti stanchi di me.
Perché, a quanto pare, sei l’unico posto dove posso urlare senza che qualcuno mi chieda di abbassare il volume.