Negli ultimi mesi mi sono ritrovata a pensare spesso che non mi ricordo più come riuscivo, senza il minimo problema, durante i primissimi tempi dell’università, 19/22 anni?, a starmene pressoché sempre sola. Dedicavo il mio tempo ai libri e ai progetti futuri. Ore e ore di dedizione alla cultura, ai bei voti e all’essere sempre brillante e preparata. Non avevo molti altri pensieri che i libri, gli esami e i semestri che trascorrevano. Vedevo le mie amiche e i miei amici, uscivo, quello si, ma in definitiva ero abbastanza concentrata verso i miei obbiettivi. Niente alcool, niente canne e niente notti insonni a quei tempi. Avevo una vita programmata, statica, e prospettata verso “il mio radioso e brillante futuro”. Ahahahahaha si...
Oggi del futuro non mi frega più niente, nemmeno ci penso, e a malapena penso al programma per il giorno dopo. Non pianifico più niente, vivo quel che viene come se fossi una homeless sotto un ponte che vive alla giornata. Prima mi sforzavo di essere social, ora sono a-social, con tendenza all’anti-social. Prima facevo i miei begli acquisti di vestiti e vestitini, ossessionata da un determinato canone estetico, ci tenevo un sacco. Adesso esco con la prima felpa, senza un filo di fondotinta, con i capelli a stento pettinati, e via.
Quando ripenso a come ero, e a quanta fiducia e passione riponevo in me stessa, penso quasi ad un altra persona, lontana dalla attuale me. Prima pensavo ai giorni in cui i miei sogni avrebbero preso vita, ora penso al giorno in cui avrò una piccola minima soddisfazione. Prima pensavo a quanto sarebbero stati emozionanti i giorni dell’età adulta, adesso penso che è tutta una truffa questa adulthood. Prima pensavo a quando avrei avuto un uomo intelligente, brillante e innamorato di me al mio fianco, ora penso solo che sono quasi 8 mesi che non scopo e cazzo, non si può vivere così. Prima pensavo che sarei stata sempre eterea, candida e romantica, adesso le romanticherie mi fanno vomitare e l’unica persona che io abbia mai amato è stata quella che ha tirato fuori da me i miei più bassi istinti animali, senza tante chiacchiere e senza tanti fronzoli. Prima mi piacevano i timidi e mi vedevo in queste fantasie da amici e amori della porta accanto, adesso veramente non capisco come si faccia anche solo a considerare queste cazzate. Prima pensavo che avrei avuto una bella casetta non lontano dal centro città, dove organizzare cene con gli amici e movie nights, adesso voglio solo 17 gatti, due cani e una casa nel bosco, con le pareti di legno e gli alberi da frutta, e qualcuno con cui dormire abbracciata.
Non so come sia possibile passare dall’essere una persona con sogni e prospettive, ad essere uno strano animale, stanco, disinteressato e disadattato, che prega solo di trovare chi la porti a vivere nel nulla, lontano da tutto questo insensato agglomerato di cose e persone che chiamiamo società.
Non ero così e non sono mai stata così tanto disinteressata alla vita e al futuro come lo sono oggi. Ero un insieme di mondi e di sogni e di prospettive, e adesso sono un insieme di amarezze, delusioni e di noia verso tutti. Non ci credo più in me stessa, e forse alla fine dei giochi è molto meglio così. Non mi aspetto più niente da me.
E non so se vivere così è solo triste o anche liberatorio in definitiva. Sicuramente molto meno impegnativo, perché poche cose mi deludono, rispetto alla vita di prima.