Certi giorni, nulla è più naturale che essere semplicemente umani, ed ecco che crescono i peli delle gambe, non mi trucco, mi lavo un poco la faccia giusto per aprire al postino in pigiama. Son bella anche cosí, senza che nessuno me lo dica.
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Certi giorni, nulla è più naturale che essere semplicemente umani, ed ecco che crescono i peli delle gambe, non mi trucco, mi lavo un poco la faccia giusto per aprire al postino in pigiama. Son bella anche cosí, senza che nessuno me lo dica.
ti sei mai sentito solo? Io si ed è brutto. In questo momento vorrei solo piangere ma non posso, vorrei urlare ma non ho la voce quindi sarebbe inutile, e pure se avessi la voce non potrei. Non posso fare nulla qua. Mi sento bloccata, inutile. In questa casa non ho la facoltà di stare male, c'è sempre qualcuno a cui succede qualcosa di peggio di quello che accade a me. Non ho il diritto di provare nulla, non posso ridere, non posso piangere, non posso urlare, mandare a fanculo, non posso vivere. A tratti non posso neanche parlare, c'è sempre qualcuno che deve dire qualcosa di più importante.
Fuori è buio e il letto è freddo e vuoto, ma io ti sento, ci sei. La tazza col caffè è lì, accanto all’abat-jour, c’è da giorni. Il tuo maglione è rimasto sulla sedia e c’è ancora il tuo profumo nella nostra stanza, nel nostro piccolo mondo, che ha racchiuso urla e sussurri, liti e baci. Le tue camicie sono rimaste nell’armadio e il tuo spazzolino è ancora nel bagno, accanto al mio. C’è tutto a dire che ci sei, ci sono io a sentire la tua assenza. Forte come un pugno nello stomaco, forte come un colpo al cuore, proiettile nel vento che ti squarcia l’anima. C’è un silenzio insopportabile da quando non ci sei, c’è silenzio nel mio pianto e tra le nostre foto ingiallite, nei nostri nomi uno accanto all’altro sulla porta d’ingresso, tra i miei nei e nei miei occhi. Dicevano che per uno strano gioco del destino, dov’ero io eri tu, dov’eri tu ero io, ci ritrovavamo sempre, ovunque. Almeno una volta al giorno eravamo destinati ad incrociarci lungo la strada tra i passanti ignari. Ti riconoscevo: le tue mani, il tuo profumo, inconfondibili. Mi riconoscevi: il mio modo di camminare, quel saltare qua e là, scavalcando gli ostacoli, cercando di non inciampare. Ora non è più così, ora i miei piedi sono sempre incollati al suolo, quasi avessi paura di volare in alto, come un palloncino sfuggito ad una bambina distratta. Ora non è più così, forse perché ho paura di raggiungerti, lì dove sei, ho paura di fare i conti con quella leggerezze che mi avevi regalato e che ora si è trasformata in massi pesanti che mi opprimono. E non riesco a respirare, da quando non ci sei. Ma la luna resta lì e non può asciugare il temporale di questi occhi, in cui si ripete come un film, ancora e ancora, la nostra storia, all’infinito. E all’infinito mi mancheranno le tue carezze prima di dormire, il tuo bacio al dentifricio al mattino, i tuoi morsi sull’orecchio, le tue grandi spalle e la sensazione di sentirmi al mio posto quando mi abbracciavi forte, come mai nessuno aveva fatto prima. All’infinito mi mancherà l’odore del tuo dopobarba e il profumo della tua pelle, quel tuo modo di guardarmi e ridere, quel tuo modo di chiamarmi e le tue telefonate per dirmi che mi stavi pensando. All’infinito mi mancherai e all’infinito ti amerò.
...devo convincermi che non è nulla, ma le mie mani tremano. Mi manchi, troppo.
Non sono l'angelo che credi, i miei lucenti sorrisi celano spiriti maligni.
Rileggo cose vecchie, di due/tre anni fa e non posso credere che il tempo sia passato così velocemente... Mi verrebbe da commentare ogni mio pensiero scritto su questo blog ed è strano come cambiano le situazioni. C'è chi mi manca ancora ma non è la stessa persona, c'è a chi voglio ancora bene perché ho superato la fase dell'innamoramento, c'è chi mi ha ferita, chi è tornato, chi sono andata a riprendere ed è restato, c'è chi non c'è e chi ha fatto finta di voler esserci. Ma tutto cambia talmente in fretta che non vale la pena rattristarsi per ciò che è effimero perché ci si fa solo del male, tanto passerà, anche se sul momento non sembra, ma passerà.
Sono brutta, va bene, non possiamo essere tutti belli. Sono grassa, va bene, cerco di dimagrire. Sono maldestra e va bene, cerco di migliorarmi. Sono imbranata, sono problematica, sono un disastro. Okay, va bene, posso sentirmi dire davvero di tutto, tanto nel tempo ho imparato a mandarlo giù, tanto ho capito. Ma insomma. Anche se sono così, io ci provo: provo a voler bene nonostante tutto, provo ad aiutare, provo a stare vicina. Io ci provo. La verità è che non ho mai sentito un, che ne so: "sì, lei non è perfetta, ma almeno è…" puntini puntini con una parola positiva. Che ne so, "almeno è gentile", "almeno mi aiuta", "almeno ci prova". Un "almeno" che mi farebbe tanto bene. No, io sono sempre troppo. Troppo brutta, troppo grassa, troppo un problema. Ma un… Che ne so, un "però le voglio bene lo stesso"?
quelnovemarzo
Non ho niente da dirti, e allo stesso tempo ho bisogno di dirti tutto, dalla prima cosa che penso al mattino all’ultima che penso la sera, che in entrambi i casi c'entri sempre tu.
-Rifiutodiaffondare
Mi affeziono troppo alle persone, mi immergo troppo nei rapporti. Ci metto tutta me stessa e questo mi terrorizza.