"Non sentii altro, giacché la signorina Vinteuil, con un'aria stanca, goffa, indaffarata, onesta e triste, andò a chiudere le imposte e la finestra, ma io sapevo ormai, per tutte le sofferenze che in vita il signor Vinteuil aveva sopportato a causa della figlia, qual era il compenso che da lei aveva ricevuto dopo la morte."
"Certo, nelle abitudini della signorina Vinteuil l'apparenza del male era così assoluta che sarebbe stato difficile vederla realizzata, in quel grado di perfezione, altrimenti che in una sadica; è alla luce della ribalta dei teatri di boulevard, piuttosto che a quella della lampada di un'autentica casa di campagna, che si può vedere una ragazza lasciar sputare un'amica sul ritratto di un padre che è vissuto solo per lei; e non c'è che il sadismo a dare un fondamento, nella vita, all'estetica del melodramma."
"I sadici della specie della signorina Vinteuil sono esseri così puramente sentimentali, così naturalmente virtuosi, che persino il piacere dei sensi sembra loro qualcosa di malvagio, il privilegio dei cattivi."
"Nel momento in cui lei si voleva così diversa dal padre, mi ricordava i modi di pensare, i modi di dire del vecchio maestro di piano. Ben più che la sua fotografia, ciò che lei profanava, ciò che asserviva ai suoi piaceri, ma che restava tra essi e lei, impedendole di gustarli direttamente, era la rassomiglianza del suo viso, gli occhi azzurri della nonna paterna che lui le aveva trasmesso come un gioiello di famiglia, quei gesti di gentilezza che interponevano fra la signorina Vinteuil e il suo vizio una fraseologia, una mentalità che non erano fatte per il vizio, e che le impedivano di conoscerlo come qualcosa di molto diverso dai numerosi doveri di cortesia a cui si consacrava abitualmente. Non era il male a darle l'idea del piacere, ad apparirle attraente; era il piacere a sembrarle perverso. E poiché, ogni volta che vi si abbandonava, si accompagnava per lei a quei pensieri cattivi, per li resto del tempo assenti dal suo animo virtuoso, finiva per trovare nel piacere qualcosa di diabolico, identificandolo con il Male."
L'amore per i figli è qualcosa di istintivo/naturale o qualcosa che deriva dall'essenza dell'essere umano, dal suo spirito? "Saremo premiati" per qualcosa che ci viene naturale o per qualcosa che scegliamo? Se fosse la prima ipotesi esatta, allora forse non ha senso parlare di premi, e nel momento in cui un genitore non facesse del bene al figlio sarebbe più opportuno parlare di realtà snaturata, piuttosto che di scelta. Nella seconda ipotesi può aver senso parlare di premio, proprio perché si tratta di scelta derivata dalla virtù e con la virtù si determina, in parte, il valore di un uomo. Certo, le circostanze hanno un volto molto soggettivo, ma la sostanza su cui si basano le scelte più importanti ha una notevole compartecipazione della virtù. Il signor Vinteuil ha scelto di comportarsi virtuosamente con la figlia, oppure la virtù in quanto tale non esiste e siamo tutti schiavi dei nostri istinti, che ci guidano verso la sopravvivenza della specie? Il fatto che la ragazza rifiuti la figura paterna ci suggerisce che forse siamo più di un semplice groviglio di istinti, che avrebbero indirizzato la signorina Vinteuil alla dipendenza paterna, poiché la figura del padre sarebbe stata determinante per la sopravvivenza della giovane. Così, essendo noi in grado di scegliere o meno la virtù, siamo in grado di rifiutare chi ci ama, a volte in modo così becero.
Ma è solo una storia, giusto?