La dolcezza
Nel freddo di un autunno indifferente, morii. Con le mani rivolte al cielo, gli occhi spenti fissi sulla immagine di una memoria che con la sua dolcezza mi aveva accompagnato verso l’ultimo istante, verso l’ultimo respiro esalato con fatica, la vita lasciò il mio essere, lentamente, quasi temendo di disturbare. Mentre mi rendevo conto della fine, una lieve stretta al cuore abbracciò il rimpianto di non aver potuto dire alle persone che amavo cosa provassi, cosa sentissi, che mi dispiaceva, che non era questo il futuro che avevo scelto, che odiavo far soffrire, fin da piccolo detestavo vedere le pieghe agli angoli della bocca della mamma, o gli occhi tristi di mio fratello. Avrei voluto chiedere scusa, avrei voluto piangere fra le loro braccia mentre mi rassicuravano, piangendo a loro volta ma felici che tutto ciò che era successo si era concluso bene, e che sarebbe stato soltanto un un brutto ricordo. Sarei cambiato, sarei stato diverso, avrei smesso, lo giuro, giuro che non avrei mai più continuato, che avrei accettato di cambiare, di non fuggire più, di tornare a casa e di ricominciare la vita con loro. Avrei voluto soltanto una seconda possibilità, e se non fosse stato possibile, almeno rivederli, almeno rivederli…
Il braccio mio era quello di tanti altri. In un momento, era impalato da un ago, in altri era lacerato da una lametta, in altri era bruciato.
La mia morte era quella di tanti altri. In un momento, vomitavo in preda alle convulsioni, in altri mi adagiavo sul letto mentre lasciavo il sangue defluire, in altri svenivo per il monossido di carbonio.
La mia faccia era quella di tanti altri. In un momento, ero un ragazzo dai capelli biondi ma sporchi e dalla faccia di chi si vedeva che era una brava persona ma con troppi problemi, in un altro ero una ragazza robusta con tanta sensibilità nel cuore e troppi tagli sulle braccia, in un altro ero un semplice neonato troppo piccolo per alzarsi e uscire di casa per salvarsi dall’incendio.
Il mio dolore era il loro. Il vuoto che avrei lasciato era il medesimo.
Con un sussulto, venne il buio













