Le opere d’arte impongono a noi di fare un passo verso di loro più di quanto loro devono farne uno verso di noi. Posto che il Cinema è un’arte, una cosa necessaria alle opere d’arte è il diritto di essere viste attraverso il filtro del contestualizzare quando, chi e perché l’ha fatta. Io non guardo Le Catene della Colpa per lamentarmi che è lento o che è in bianco e nero, così come non mi lamento che non c’è spessore nei personaggi di Delta Force: se li guardo sintonizzo il cervello su quando/come/chi/perché per capirli e godermeli secondo standard diversi. Funziona così la fruizione e dovrebbe essere un passaggio naturale, ci mandano a scuola a imparare le cose anche per questo, altrimenti si finisce a dire che “nel medioevo non sapevano disegnare” e che “che ci vuole a fare Picasso, lo disegno pure io”, e non bisogna diventare quel tipo di persone.
i 400 calci - Poltergeist: inutili presenze (via miemoltopiaciuto)












