Dopo una lunga assenza su questo tlog, torno a parlare di birra. E lo farò entrando a gamba tesa nel panorama brassicolo, con una De Dolle: la Arabier.
Il birrificio De Dolle, dall’olandese “Il Pazzo”, è sito ad Esen in Belgio. L’edificio è testimoniato in alcuni documenti già dal 1835 ed era posseduto da un dottore. Fu convertito in birrificio gia nel 1882 ad opera della famiglia Costenoble. Nel 1980, però, divenne finalmente “De Dolle” quando fu rilevato da Jo Herteleer e Kris Herteleer, quest’ultimo attuale mastro birraio.
Dal 1980 il farfallino sul collo di bottiglia delle De Dolle è sinonimo di qualità; basta ricordare la Oerbier, la Arabier o la Stille nacht, ma anche le meno conosciute Boskeun o la Dulle Teve. Insomma come avete capito c’è da azionare il gargarozzo e godere quando si parla di De Dolle.
Ma come anticipato parleremo della Arabier, una geniale innovazione luppolata e fresca rispetto alle solite Belgian Ale.
La birra si presenta nel bicchiere con un bel colore dorato, con un cappello di schiuma che pare voler andare a farsi una passegiata fuori dal bicchiere.
L’aroma apparecchia subito il dualismo Belgio-luppolo. Le note “Belgio” sono affidate ai lieviti che dispensano note speziate, leggermente pepate e di ginger che con le loro note citriche si raccordano all’erbaceo dei luppoli, che caratterizzano la seconda componente in aroma.
Sulla lingua l’ingresso è nelle prime battute dolce e speziato e pare suggerire: “zì te stai a beve na Belgian Strong!”. Poi, però, il tutto è domato da un amaro zampillante che non si fa intimorire dall’inizio classico, ma mena subito le mani nella mischia e persiste fino a caratterizzare il retrogusto erbaceo e agrumato.
Mediamente carbonata con un buon corpo. Ah! Fa 8% di abv ma non lo sa nemmeno lei.
Se cercate una Strong Ale complessa ma non volete rinunciare alla freschezza e al luppolo, la Arabier fa a caso vostro. Ottima birra.
Birrificio: De Dolle Brouwers
Stile: Belgian Strong Ale
Abv: 8%
Temperatura di servizio: 10-13°C
Bicchiere consigliato: Tulipe.
Abbinamenti consigliati: la sua carbonazione abbastanza sostenuta e il suo carattere erbaceo mi fanno pensare a formaggi erborinati.
Oggi vi presenterò una collaborazione. Ma non tra due birrifici.
Sto parlando della collaborazione tra Thornbridge e il Cocoa, un negozio sito a Sheffield e specializzato nella vendita di cioccolata.
Come potete immaginare il risultato sarà una birra cioccolatosa. Stiamo parlando della Cocoa Wonderland, una porter con l’aggiunta di cioccolato durante la maturazione.
La birra si presenta di un bel colore bruno intenso, con un discreto cappello di schiuma persistente che ricama i merletti di Bruges sulle pareti del bicchiere.
L’aroma è dolce, vi viene la voglia di mangiarla più che di berla, e affida questa tentazione agli aromi ovvi e ben distinguibili di cioccolato, polvere di cacao, vaniglia e quello che a me ha ricordato la copertura dei confetti.
Il palato è invece più equilibrato, si mantiene ovviamente tutta la “cioccolatosità” avvertita nell’aroma ma viene smussato un po’ il carattere dolce grazie alla tostatura del malto che ci ricorda il caffè e ai luppoli che riescono nel non banale compito di ripulire la bocca e di non rendere la birra stucchevole.
Forse farà storcere il naso a chi cerca qualcosa di più classico, ma credetemi vale la pena provarla.
A distanza di pochi giorni torno su una birra Independent, birrificio di cui ho gia parlato in questo articolo.
Oggi descriverò la loro Gold Ale che ovviamente non delude il mio gargarozzo!
Come per le altre birre brassate da Kevin O’Hara, l’etichetta ci mostra i luppoli utilizzati in ricetta: Magnum, Hallertauer mittlefruh e lo Chinook.
La birra si presenta limpida di un bel dorato intenso, la schiuma non è particolarmente abbondante ma persiste a lungo ricamando un soffice e delicato cappello sulla bionda bevanda.
L’aroma è molto delicato, dai profumi freschi caratterizzati da note floreali, erbacee e soavemente agrumate che bilanciano ma non sommergono le note maltate dolci.
L’ingresso in bocca è maltato e punta il dito sul miele. L’evoluzione del gusto vede protagonista i luppoli che però si mantengono leggeri e portano con loro una bellissima nota di liquirizia. Il retrogusto è caratterizzato da note più agrumate, ma che lasciano lo spazio nelle retrovie a una piacevole compontente maltata che fa capolino anche dopo aver mandato giù il sorso.
La leggerezza e il corpo volutamente lieve la rendono spaventosamente veloce da sgargarozzare.
Altro centro di Independent Brewing.
Birrificio: Independent Brewing
Stile: Golden Ale
Abv: 4.5 %
Temperatura di servizio: 9-12°C
Bicchiere consigliato: Pinta anglosassone
Abbinamenti consigliati: Una seconda bottiglia di Independent Gold Ale.
Torniamo in quel di Bakewell, a Riverside Brewery e stappiano una West Coast IPA.
Stiamo parlando ovviamente di una birra Thornbridge che quest’anno compie il 10 anno di attività.
La birra che descriverò porta il nome di Bear State (probabile riferimento alla California?!) ed è stata brassata per la prima volta proprio nel 2015.
Come detto prima, la birra è una West Coast IPA caratterizzata da una bella vagonata di luppoli.
La birra colora il bicchiere con un bel dorato intenso ricoperto da una discreta quantità di schiuma decisamente persistente. Presente un lievissimissimo perlage.
L’aroma è bello carico di note luppolate che evidenziano sentori di agrumi, resina e litchi ed è ingentilito da una leggera nota maltata.
Anche in bocca, dopo una leggera “spruzzatina” di malto, attaccano i luppoli che caratterizzerano la sensazione gustativa fin nel retrogusto. Le note più prepotenti sono quelle degli zest di agrumi a cui si legano note meno spinte di resina e una leggera e gradevole nota frutta gialla.
Una birra che spinge molto sui luppoli e che delega al malto un compito equilibratore. Ciononostante è dotata di una bella pulizia e saprà farsi apprezzare.
Birrificio: Thornbridge Brewery
Stile: West Coast IPA, ale
Abv: 7 %
Temperatura di servizio: 9-12°C
Bicchiere consigliato: Tulipe
Abbinamenti consigliati: Tutto questo luppolo può benissimo reggere una piatto ricco di umami... quindi vada per il classico Hamburger con 300 fette di bacon sgocciolanti.
Siamo in Connemara in Irlanda. Qui, nel piccolo paesino Carraroe fieramente affacciato alla costiera Atlantica, nasce Independent Brewing. Questo birrificio inizia la sua corsa nel Gennaio del 2014 ed è abbellito dalle numerose medaglie vinte nei festival del vecchio continente.
Le loro birre sono calate perfettamente nel affascinante territorio dell’Irlanda occidentale come dimostra l’etichetta raffigurante un corallo, tributo per l’appunto alla Coral Strand o, in gaelico, Trá an Dóilín, spiaggia dai colori suggestivi che ha ispirato le loro alchimie.
Il sapiente alchimista è Kevin O’Hara. Tre sono le birre principali brassate tutto l’anno: una pale ale, una red ale e una gold ale. A queste si aggiunge la prestante Whiskey Stout.
Oggi vi descriverò la sua incredibile Connemara Red Ale, brassata con malti irlandesi e luppoli americani e neozelandesi quali il Williamette e il Pacific Gem, più il Magnum.
Il colore è di un bel rosso-brunastro con poca schiuma discretamente persistente.
L’aroma è stupendo; entrano subito in gioco i malti, molto freschi ed eleganti, portatori di distinte note caramellate e tostate. Gli aromi dei luppoli non sparano alto ma si legano perfettamente al bouquet ravvivando la sensazione olfattiva con gradevoli spunti floreali, di mora, e riscaldandosi, di liquirizia, che invogliano il desiderio del sorso.
L’ingresso in bocca è deciso, maltato con le dolci note caramellate tenute a bada dal tostato che si sprigiona immediatamente dopo sulla lingua. Il gusto è poi trascinato sulle papille fungiformi che descrivono un taglio più luppolato e resinoso. Il retrogusto è spalleggiato sia dalle note tostate che da quelle luppolate. Il corpo è pieno, grazie anche alla presenza del grano, e poco carbonato.
Una splendida birra che saprà regalarvi una magnifica bevuta.
Birrificio: Independent Brewing
Stile: Red Ale
Abv: 4.5 %
Temperatura di servizio: 9-12°C
Bicchiere consigliato: Pinta anglosassone (si nella foto c’è il tulipe, che comunque non sfigura, ma i miei coinquilini continuano ad uccidere i bicchieri)
Abbinamenti consigliati: Uno splendido Sheperd’s Pie.
Dopo una lunga assenza di articoli su questo Tlog, torno a parlare di birra. Non potevo ricominciare se non dal Belgio. Parlerò di una delle più famose birre di questo paese: una trappista, una tripel, una Westmalle.
La Abdij Onze-Lieve-Vrouw van het Heiling Hart van Jezus (no! Giuro che non ho insultando nessuno!) è una abbazia fondata nel 1794 a Malle nei pressi di Anversa.
Questo monastero trappista si fonda su tre pilastri fondamentali: preghiera, comunità e lavoro. Una buona parte di quest’ultimo viene dedicato alla produzione di tre birre trappiste: due diffusissime (la dubbel e la tripel) più una terza, a uso esclusivo dei monaci e raramente trovata in vendita in italia, chiamata Extra.
La commercializzazione di queste birre ebbe inizio nel 1921 e l’impianto venne modernizzato negli anni ’30 quando questi benedetti monaci inventarono la Tripel in risposta alle pilsner e alle pale ale. Eh si! Di solito questo stile viene considerato ancestrale invece è relativamente giovane. La ricetta della Tripel, risalente precisamente al 1934, rimase invariata fino al 1956 e da lì rimasta invariata fino ai giorni nostri.
Ma andiamo a descrivere questa favolosa birra chiamata anche “Madre di tutte le Tripel”.
Si presenta con un abbondante cappello di schiuma decisamente persistente, il colore è ambrato medio ravvivato da un leggero perlage.
Lasciamo ora che questa birra si apra e colpisca i nostri recettori olfattivi.
L’aroma è splendidamente micidiale: veniamo subito bombardati da numerosi odoranti che portano con sé note di malto, frutta, e spezie. Una leggera venatura luppolata si insinua tra queste note più prepotenti e ci fa percepire la sua presenza.
L’ingresso in bocca è subito travolgente. Il sorso ci riempie la bocca anche grazie alla sua carbonazione sostenuta. Le note di malto arrivano sin da subito supportate e rese calde dall’alcol. Tra le tante note percepite, quelle leggere del miele. L’equilibrio è raggiunto subito grazie a una luppolatura che se la scoatta e che rende delicata la chiusura di una birra da 9.5 % di abv. Cioè 9,5! Mica caramelle e cioccolatini!
Un must facilmente reperibile. Ed è disturbante pensare che molte volte viene snobbata per bere la classica APA o IPA fatta male ma più alla moda. Ma forse sono io quello disturbato.
Birrificio: Abbazia di Westmalle
Stile: Abbey Tripel
Abv: 9,5 %
Temperatura di servizio: 13-15°C
Bicchiere consigliato: Baloon o Tulipe
Abbinamenti consigliati: Un’arrosto di maiale. Ovvio che non si può trascendere il classico abbinamento con i formaggi.
Il Birrificio del Ducato nasce ufficialmente nel 2007, ma idealmente nel 2005, quando Giovanni Campari e Manuel Piccoli si incontrano quasi per caso in un festival di Unionbirrai.
Giovanni assume il compito di Mastro Birraio, forte della sua esperienza lavorative nel nientepopodimenochè Birrificio Italiano di Agostino Arioli, mentre Manuel si occupa del settore manageriale.
Dal 2007 fino ad oggi i due soci hanno visto le loro fama aumentare di anno in anno grazie alle favolose birre di Giovanni Campari. Tra queste da ricordare senz'altro la New Morning, la Verdi Imperial Stout e l'incredibile Viaemilia.
Oggi a sottolineare il loro veloce e crescente successo vi è la richiesta incessante delle birre anche fuori dall'Italia e addirittura dall'Europa, che hanno obbligato i due soci a ingaggiare altro personale e a decuplicare la produzione passando infatti dai 300hl del 2007 fino a 3500hl dell'anno 2013.
In questo articolo come avete potuto capire, si parlerà di Birrificio del Ducato e della loro Beersel Morning.
La Berseel Morning fa capolino nei bicchieri nell'anno 2009 ed è un blend, lasciato maturare 12 mesi dopo l'imbottigliamento, tra la New Morning e un lambic 3Fonteinen di 18 mesi.
Ma basta ciance e mettiamo il gargarozzo all'opera:
La birra si presenta con un bel colore ambrato chiaro, con schiuma abbondante e grossolana ma poco persistente.
L'aroma è speziato, brettato, con una componente leggermente mielata. Note agrumate non fanno fatica ad uscire dal bouquet. Complesso e molto interessante.
L'ingresso in bocca è agre. Vira poi con decisione verso i canoni più da saison, che dettano sulla lingua una speziatura pulita accompagnata da sentori agrumati e floreali. Questi, tuttavia, sono spalleggiati dalle onnipresenti note acidule dei brettanomiceti e dai sentori legnosi dell'invecchiamento. Finale secco lievemente luppolato. Un elegante ed equilibrato esperimento che soddisferà appieno la nostra voglia di buona birra.
Corpo leggero, agile con una carbonatura medio alta.
Specialmente in Belgio, Paesi Bassi e Danimarca si usava bere a tavola birre la cui gradazione alcolica fosse sufficientemente bassa da permettere a chiunque di berle. Queste venivano chiamate Bière de Table o Tafelbier. Tali birre venivano addirittura consigliate alle donne gravide in quanto si credeva avessero effetti benefici sulla produzione del latte, altre volte venivano bevute al posto dell'acqua se questa non era potabile.
Sono birre ovviamente e straordinariamente beverine e dal contenuto alcolico modesto.
In commercio ci sono pochi esempi di questo stile, ma per nostra fortuna ci viene in soccorso il birrificio londinese The Kernel proponendoci però una Tafelbier invecchiata in botte.
Descriverò oggi la Bière de Table Oak Aged Saison.
La birra si presenta con un colore dorato intenso con poca schiuma poco persistente. Presente il chilly haze.
L'aroma è vinoso, fruttato con note di uva, supportate dal citrico. Al naso è una birra molto intrigante.
L'ingresso in bocca è vinoso, dolce e leggermente acidulo grazie all'invecchiamento in botte. Note citriche fanno capolino anche sulla lingua. Il retrogusto è fruttato con sentori di frutto della passione e uva. Uno spettacolo di birra, con una beverinità mostruosa che rende la bottiglia da 33cl uno shottino.
Corpo watery, carbonazione media
Birrificio: The Kernel
Stile: Bière de Table, ale
Abv: 4,1 %
Temperatura di servizio: 6-8°C
Bicchiere consigliato: shaker o tulipe
Abbinamenti consigliati: un tagliere di salumi e formaggi
Siamo in Inghilterra, a Londra. Andiamo di nuovo a trovare Evin O'Riordain, mastro birraio della The Kernel.
Oggi vi narrerò della India Pale Ale Citra Chinook, brassata quindi con i due agrumati e ruffianissimi luppoli americani.
La bottiglia porta la seguente data d'imbottigliamento: 13/08/2014.
Ecco tutto. Arrivederci e grazie!!
In effetti basterebbero solo queste informazioni per capire che è ora di alzarsi dalla sedia e andare a prendere una decina di bottiglie di questa birra. Ma io, non contento, ve la descriverò:
Colore ambrato, due dita di schiuma abbastanza persistenti.
Aroma molto agrumato con sentori di pompelmo, limone e buccia di mandarino con una leggera inflessione un po' più dolciastra dell'uva spina. Un aroma molto fresco, come la data d'imbottigliamento ci suggerisce.
Il gusto è ovviamente incredibile: dolce in attacco, con una piacevole nota di caramello e di frutta gialla. Leggero calore dato dall'alcol, presente nella giusta misura, senza né distruggere il perfetto equilibrio della birra né la sua incredibile freschezza. Chiusura strepitosa dei luppoli che menano sul finale pulendo la bocca con le note agrumate e secche del Citra e dello Chinook.
Corpo: oleoso, medio nonostante la facilità di bevuta.
Ovviamente equilibrata, ovviamente fresca, ovviamente buona, ovviamente andate a berla!
Uh! Mannaggia!! Mi è caduta un po' di Fou' Foune nel bicchiere!! Che triste destino mi attende ora che dovrò berla!!
Lasciate che condivida questo fardello con voi:
Questa birra è ovviamente una birra che esce dal birrificio Cantillon. Il nome Fou' Foune è riferito al soprannome di un agricoltore, François Daronnat, amico di Jean-Pierre Van Roy, noto mastro miscelatore di Cantillon.
François nel 1998 spedisce, in seguito a una quasi esplicita richiesta di Jean, 300 Kg di albicocche "Bergeron" al birrificio.
Nasce così il lambic Cuvée Fou' Foune. Pensate che per fare un litro di birra occorrono circa 300g di albicocche. Le albicocche vengono lasciate macerare per circa due mesi in lambic maturati due anni. La Fou' Foune è una delle birre più rare del birrificio con una tiratura di soli 3000 litri all'anno. Inoltre gran parte del litraggio è destinato al mercato belga e francese.
Quindi quando la vedete prendetela, anche se costicchia un po'!!
Vediamola:
Il lambic si presenta con un colore ambrato chiaro, torbido, con molta schiuma mediamente persistente.
L'aroma è meraviglioso, con note acetiche e fruttate delle albicocche. Avvisabile anche una nota di yogurt alle albicocche e note legnose. Aroma complesso e raffinato.
L'ingresso in bocca è agre, acetato, a tratti anche citrico. Evolve poi in una controparte vinosa che si lascia accompagnare da un sentore molto distinto di albicocca. Una birra davvero splendida e meravigliosamente complessa.
Corpo lieve e agile, ma non facile da bere (per alcuni) per la sua acidità.
Birrificio: Cantillon
Stile: Fruit Lambic
Abv: 5%
Temperatura di servizio: 12-15°C
Bicchiere consigliato: Flute o l'ISO
Abbinamenti consigliati: Con un bel dolce!!! O magari piatti leggeri da aperitivo.
Si ritorna a parlare di birra! Dopo una lunga pausa dovuta a relax, Norvegia e voglia di non fare un beneamato cacchio, torno a parlare di birra.
Oggi introduciamo una collaboration beer: la Wilde Saison.
Collaborazione tra Brewing Angel e Extraomnes.
Brewing Angel porta la firma dell'Irlandese John Nolan, proprietario del Johnny's Off License, un beer shop aperto in Via Veio a Roma il 2004 e che ha aperto poi la strada a tanti altri in questo settore.
L'altro birrificio è nuovo su questo sito, ma di certo non di primo pelo nel panorama brassicolo italiano. Stiamo parlando di Extraomnes guidato da Luigi "Schigi" D'Amelio.
Extraomnes produce dal 2010, a Marnate in provincia di Varese, una pletora di buone birre di stampo per lo più belga e ha rapidamente conquistato parecchi appassionati come me. Schigi è stato premiato nel 2013 come "Birraio dell'Anno" non senza qualche polemica (siamo in Italia). Aggiungo che se le birre rimangono su standard abbastanza alti come quelli a cui ci ha abituati questo birrificio...
...beh! Possono fare tutte le polemiche che vogliono, come detto in altri articoli a me interessano solo le birre.
Dopo questa parentesi introduttiva sui birrifici, tuffiamoci nell'"ambrata bevanda".
La Wilde Saison è ovviamente una saison, uno stile con profonde radici belga, prodotta con l'aggiunta del pepe Cambogiano Kampot black nominato da alcuni geek come miglior pepe del mondo.
Vediamo allora all'opera sto pepe:
La birra si presenta di un bel colore ambrato con un ricco cappello di schiuma mediamente persistente ricamato con i merletti di Bruges.
L'aroma è molto deciso e abbastanza potente, con il profilo speziato dei lieviti belga che vengono enfatizzati dalla speziatura del pepe. Una leggerissima traccia citrica ravviva l'aroma.
L'ingresso in bocca è dolce e leggermente astringente, emergono poi note agrumate, citriche che si lasciano accompagnare dalla speziatura del pepe e da quella più classica dei lieviti. Avvisabile ma non invadente una nota alcolica che riesce a smussarne il carattere della birra e a rendere calda la bevuta. Chiusura bella secca, abbastanza prolungata che riconduce alla buccia degli agrumi.
Una birra splendida, che colpisce molto e sopratutto per il suo aroma inebriante.
Con questo articolo torniamo in Belgio; e torniamo tra le braccia dei Brettanomyces e di Cantillon.
Ecco a voi la Cantillon Lou Pepe Gueuze 2010.
Se volete maggiori informazioni su questo splendido birrificio di Bruxells vi rimando qui ai vari articoli.
La Lou Pepe è una Oude Gueuze fatta con lambic di soli 2 anni di maturazione. Oltre alla Gueze esiste una Lou Pepe Framboise e una Pure Kriek. Tutt'e tre le varietà sono accumunate dall'essere blend di lambic di due anni.
Ma, come ho anticipato prima, oggi parlerò della Gueuze.
Il lambic si presenta nel bicchiere con un colore dorato chiaro con schiuma abbondante ma poco persistente. Presente anche un ricco perlage.
L'aroma è acetico con note di arancio candito e legno. Un aroma molto complesso che si affida a un ventaglio molto ampio di sfumature olfattive.
L'ingresso in bocca è inizialmente liscio, emerge in seguito la sua arzilla acidità con un'evoluzione fantastica del gusto che passa dapprima tra le note acetiche e acide del connubio "BB" (Brettanomyces-Batteri, n.d.a) poi tra le note legnose date dall'invecchiamento, chiudendosi in una componente fruttata e leggermente secca. Molto complessa anche in bocca.
Il corpo è lieve con una carbonazione medio-alta.
Una fantastica birra... D'altronde è Cantillon, no?!
Torniamo al Peak District, in particolare a Bakewell, dove è situato il birrificio Thornbridge.
Il Peak District è un bellissimo parco nel cuore dell'Inghilterra che ospita molte manifestazioni, tra cui L'Eroica.
Un nome italiano, in quanto è ispirata alla famosa cicloturistica nata nel 1997 in provincia di Siena. Questa cicloturistica si svolge su bici d'epoca degli anni 80. Vi sono vari tragitti, alcuni lunghi 38 km altri, addirittura, 205 km. I partecipanti vengono appunto chiamati Eroici.
La controparte inglese, chiamata anch'essa L'Eroica, parte da Bakewell e dura 3 giorni con un percorso che si snoda all'interno degli stupendi paesaggi del Peak District.
Perchè vi sto parlando di ciò?! Perchè la Thornbridge ha dedicato una birra a questo evento, chiamandola appunto L'Eroica The Most Handsome Bike Ride In The World.
La birra è in stile Golden Ale, che sicuramente riesce a dissetare e a rinfrescare gli Eroici.
Questa Ale si presenta nel bicchiere con un colore dorato intenso e un'abbondante schiuma mediamente persistente.
L'aroma è dominato dal classico taglio dei luppoli inglesi con sentori erbacei e terrosi e una leggera influenza mielata e agrumata.
L'ingresso in bocca è dolce, mielato; emerge poi una discreta luppolatura con note che ricordano l'erbaceo e il thè. In chiusura, la birra è secca con un retrogusto elegantemente amaro e lungo.
Corpo lieve, carbonazione bassa.
Una birra rinfrescante e dalla beverinità mostruosa.
Da bere col secchiello!
Birrificio: Thornbridge
Stile: Golden Ale
Abv: 4.3 %
Temperatura di servizio: 7-9°C
Bicchiere consigliato: Pinta
Abbinamenti consigliati: Una giornata assolata in cui volete bere qualcosa di fresco!
Ok! Ba'! Ultima birra Arbor della giornata, che è anche l'ultima birra della giornata che descriverò...
Si tratta della Transpacific Pale Ale. Questa Golden Pale Ale è una birra prodotta con luppoli USA e luppoli neozelandesi. I più furbetti di voi hanno già capito perchè si chiami Transpacific Pale Ale!
La birra nasce da una sfida lanciata da un tizio non identificato di Birmingham che disse che a Bristol (città dov'è ubicato il birrificio Arbor) non ci fossero ottime birre luppolate. I prodi della Arbor sentendosi presi in contropiede comprano una palata di luppoli e li distribuiscono regolarmente durante la bollitura.
Il risultato ve lo narrerò di seguito.
La birra si presenta con un colore ambrato chiaro e con una discreta quantita di schiuma abbastanza sostenuta (fiocchi di malto in ricetta?).
L'aroma è molto fruttato in cui spiccano soprattutto i frutti tropicali e di uva spina. Una leggera vena resinosa chiude l'alchimia di sentori.
L'ingresso in bocca è biscottato e leggermente mielato. Evolve verso canoni più luppolati. Luppoli che descrivono un taglio amaro, ma piuttosto fruttato, che ricorda come nell'aroma i frutti tropicali e l'uva spina. Il retrogusto è molto secco e lungo, e possiede una retro olfattività che mi ha ricordato la lattuga. Eh si! La lattuga!
Corpo leggero e agile caratterizato da una media carbonazione
Una birra molto estiva, fresca da bere. Buona!.
Birrificio: Arbor
Stile: American Pale Ale, Pale Ale
Abv: 4,5%
Temperatura di servizio: 8-10°C
Bicchiere consigliato: Pinta
Abbinamenti consigliati: Non vi dico una partita, perchè l'Italia ha perso mentro la bevevo, quindi vi dico cozze e patate.
Continua la nostra carrellata giornaliera sulle Arbor, ma quando fa caldo queste birre sono perfette per sciacquarsi il gargarozzo.
Qui si parla della S Bomb, un' American Pale Ale fatta solo con il ruffianissimo e alla moda luppolo americano Simcoe. Questo luppolo è ricco di alpha acidi e quindi conferisce al prodotto finale un taglio molto amaro.
La S Bomb si presenta con un colore ambrato chiaro, con poca schiuma che, però, resiste eroicamente orlando il bicchiere.
L'aroma è resinoso, come il buon vecchio Simcoe insegna, ma contornato dalle note più fruttate dei frutti tropicali, sopratutto ananas e passion fruit. C'è spazio per un lievissimo sentore terroso.
L'ingresso porta la bandiera dei malti che conferiscono note di biscotti di orzo. Poi gli alpha acidi del Simcoe si buttano nella rissa facendosi sentire con un esplosione di amaro, molto resinoso e agrumato, che raggiunge il picco nel finale, dotando la birra di un retrogusto molto lungo e secco.
Corpo leggero, media carbonazione.
Birrificio: Arbor
Stile: American Pale Ale, Pale Ale
Abv: 4.7%
Temperatura di servizio: 8-10°C
Bicchiere consigliato: Pinta
Abbinamenti consigliati: Un bel cosciotto di pollo piccante e speziato con la paprika.
In questo articolo vi parlerò della Breakfast Ipa. Questa birra è parente stretta della Yakima Valley ( qui l'articolo della Yakima). Infatti è una versione "Session" della famosa IPA con cui condivide gli stessi ingredienti, ma una quantità di malto inferiore, per renderla meno alcolica ( meno malto = meno sostanza fermentabile = meno alcol) ed enfatizzandone la beverinità. La quantità dei luppoli di ceppo americano, invece, è rimasta invariata aumentando così nel prodotto finale la percezione degli IBU.
La Breakfast IPA si presenta nel bicchiere con un colore ambrato medio, con un lieve cappello di schiuma discretamente persistente.
L'aroma è molto agrumato e citrico, con leggere influenze resinose, quindi, dettato soprattutto dalle note dei luppoli.
L'ingresso in bocca è dolce con un leggerissimo sentore di miele e biscotti. La birra ha un impatto molto liscio. In seguito emerge la firma dei luppoli, che dispensano note agrumate che ricordano molto da vicino le buccie di mandarino e di limone. Retrogusto molto amaro e lungo che perdura per un bel po' a sorsata finita. Molto agile e beverina, finisce abbastanza presto.
Corpo leggero caratterizato da una carbonazione lieve.
Una "Session Ale" cristallina.
Birrificio: Arbor
Stile: India Pale Ale
Abv: 4.7%
Temperatura di servizio: 8-10°C
Bicchiere consigliato: Pinta
Abbinamenti consigliati: con nachos accompagnati da varie salse in cui inzupparli... tipo guacamole, salsa al jalapenos e formaggi fusi. Insomma quelle robe lì.
Ritorniamo a parlare del birrificio Arbor. Se volete leggere più articoli su questo birrificio vi rimando al seguente link.
Oggi descriverò la Bravo Single Hop IPA, un IPA che come dice il nome è stata brassata con l'esclusivo utilizzo del luppolo Bravo, un luppolo americano derivato dallo Zeus che conferisce un'amarezza prorompente al prodotto finale grazie alle sue grandi quantità di alpha acidi.
La birra si presenta con un colore ambrato intenso, con un cappello di schiuma abbondante e mediamente persistente.
L'aroma è deciso con sentori agrumati di limone e fruttati di frutti rossi. Nel bouquet aromatico compare anche una nota floreale che ricorda i gerani. Un piccolo apporto di note caremellate è gentilmente offerto dai malti.
L'ingresso in bocca è dolce con note di caramello. L'apporto fruttato dei frutti rossi si fa sentire anche sulla lingua e viene riscaldato da una leggera venatura alcolica. Sul finale emerge nettamente la potenza amaricante di questo luppolo definendo, con le sue note resinose e agrumate e leggermente terrose, un retrogusto persistente e amaro.