Il lato più tossico che ho è il distacco!
Sono abituata a stare da sola, quindi è facile per me perdere interesse e tagliare i legami. Potresti mancarmi da morire ma riuscirei comunque a non parlarti mai più.
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Il lato più tossico che ho è il distacco!
Sono abituata a stare da sola, quindi è facile per me perdere interesse e tagliare i legami. Potresti mancarmi da morire ma riuscirei comunque a non parlarti mai più.
avete presente quando va tutto così schifosamente male, e vi sentite soffocare, tanto che vi chiedete se soffocare davvero sarebbe meglio o peggio?
quei momenti lì, quando per riuscire a prendere una boccata d’aria basterebbe un abbraccio di quella persona a pieni polmoni?
già, quei momenti lì, quando quella persona non c’è e per respirare vorreste solo smettere di farlo
ci pensi mai?
che siamo pesci rossi appena comprati chiusi in fasulle bustine di plastica e buttati in acquari di piranha.
Che poi il problema non è stato lasciarsi,
ma lasciarsi andare, dopo.
Non è stato uscire, ma uscirne.
Antonio Distefano
una vastità di pioggia
riversata sull’immensità del mare,
è così che mi è sempre piaciuto
rinvenirti.
i tuoi tunnel azzurri
rimembravano l’infinitesimale
bellezza del cielo
in una fresca giornata primaverile,
ogni singola parte del tuo corpo
profumava d’arte,
ogni singola parola
toccava l’apice dell’erudizione,
le labbra ancora
attorniate dal
sapore dell’oceano.
eri pioggia,
imprevedibile
a volte torbida
fastidiosa
fresca
fragrante
sensazionale.
il tuo proferire sempre
la parola giusta
al momento giusto
era come un inconsistente
turbinio d’acqua dolce che non
vede l’ora di confondersi alla salinità
del mare.
eri la perfetta mescolanza
che veniva a crearsi
tra le deboli lacrime che
scivolavano sul cielo
e l’incommensurabilità del mare,
il tipo di combinazione
che riesce
a soluzione.
eri pioggia
io mare.
ma dimenticai
di ricordarmi
che anche delle soavi
goccioline d’acqua
possono divenire
tempesta
e sconvolgere
l’oceano
rimembrando la
tranquillità come un
remoto ricordo vano.
e mi piace,
mi piace
guardarti
quando mi parli,
anche se
più che ascoltarti
mi incanto
a
pensarti.
ti chiedo solo di non andartene quando non sarò più in grado di farti scivolare via
e la sua pelle chiara e bagnata
era come neve al sole
in quella calda e ardente giornata d’agosto,
il costume bagnato aderiva con bramosia ai suoi quadricipiti erculei,
dai capelli scombinati pendolavano sull’orlo timide goccioline d’acqua,
fragili a tal punto di precipitare al suo minimo movimento.
l’addome, bronzeo e avido di attenzione, si contraeva al sollevarsi delle braccia per portare indietro i capelli.
ed io lo osservavo.
incantata dall’esistenza di una bellezza tanto rara da sembrare irreale.
da una bellezza disarmante,
da far male.
quella bellezza che ti passa accanto
finge di vederti,
di sfiorarti
e sparisce dalla tua vista.
come se non esistessi.
come se non ne fossi degna.
come se non potesse mai appartenerti.
e basta un odore
un suono
un sapore
una mano che si poggia sulla spalla
un fruscio di vento
un goccia di pioggia che accarezza per prima il terreno
un’ape che si accomoda su una margherita
una farfalla che accarezza dolcemente l’aria
un passero che sveglia le cicale
una foglia che abbandona il proprio ramo
la danza del mare
l’addormentarsi del sole
un sorriso,
per rivivere un momento
per farne tesoro
e per crearne un altro.
the real violence,
and I mean
that one
I think it’s kind of unforgivable,
It’s the violence we do
towards ourselves
when we’re too scared to be
who we really are.
Ed era stata spogliata di tutte le sue paure,
le sue insicurezze,
le sue incomprensioni
da una mano dal volatile tocco
con un viso poliedrico
e uno sguardo serafico,
parole taglienti
fuoriuscite da perlacei denti,
accarezzate da una quasi flebile lingua.
spogliata delle sue fragilità,
rimasta a nudo difronte al tagliente gelo,
senza coperte,
senza calore.
Addestrata così a non temere il freddo,
a non sentirlo più
ad esserne impermeabile,
immune.
Addestrata a far desiderare
un po’ di tepore al gelo
alla vista del suo
ora
crudo e flemmatico viso.
scegli bene le persone a cui riserbare te stessa.
scegli bene di chi fidarti.
scegli bene le persone da amare.
perché amare la persona sbagliata è come legarsi al collo una corda avvolta alle membra di un virgulto.
è acerbo, è fragile, esile, cagionevole.
te ne prendi cura
lo innaffi
gli dedichi tutta te stessa
gli dai amore
e lui cresce
cresce piano
lentamente
in un modo effimeramente spontaneo
da sembrare impercettibile.
e tu sembri non vederlo
sembri non accorgertene
che quel tallo
più cresce
più la corda si tende,
più si serra intorno al collo
e più fa male.
più brucia il respiro,
più brucia l’anima.
più manca il respiro,
più manca l’amore.
- @thoughtsofpaper
“Andiamo, non sono una ragazza che vuole farsi commiserare, nè tantomeno mi scredito perché voglio sentirmi dire il contrario. Ma parliamoci chiaro, non ho mai avuto tutte queste attenzioni da un ragazzo. Uno che non fosse un cesso almeno. Quindi dimmi, uno come te,bello,alto,fisico scolpito, cosa potrà mai trovarci in una come me? Cazzo ci sono ragazze che ti vengono dietro che beh, sono proprio un panorama per il più gay dei gay.” dice con tono calmo.
“ Vuoi la verità?”
“Assolutamente”
“ Allora l’avrai.” faccio una pausa
“la prima volta che ti vidi non mi ispiravi per niente. Cioè si insomma, bel fisico, capelli lunghi,ma finiva lì. Niente che non avessi già visto. Niente che mi avrebbe incuriosito più di tanto.
Poi, un giorno, ti vidi da Cocket’s Cofee.
Io andavo lì solamente di mattina,prima dell’inizio delle lezioni, per prendere il mio classico caffè macchiato con cioccolato. Però quel lunedì decisi di ritornarci anche dopo scuola, ero troppo incazzato.
E quella caffetteria, quell’odore di cornetti appena sfornati, la calma che invadeva quel posto; niente di più perfetto per smaltire una arrabbiatura senza finire nuovamente in carcere per aggressione.
E lí, proprio al tavolo attaccato alla parete vetrata, c’eri tu.
Tu e quella tua migliore amica che non ti lasciava mai nemmeno un attimo.
Dio, l’ho maledetta così tante volte!
Comunque, la prima cosa che notai,appena entrai, fosti tu.
La tua risata ondeggiava soave nella sala e la curva che formavano le tue labbra mentre ridevi, gli occhi grandi e scuri socchiusi in due fessure,lucidi,i capelli morbidi che ti ricadevano dolcemente sulle spalle, il tuo classico maglione extra-large color caramello, le tue mani bianche e affusolate con le nocche rosse per il freddo che stringevano la tazza del tuo solito ginseng super dolce che bevevi (e bevi) a qualsiasi ora del giorno; erano tutti dettagli che,ogni volta che ti vedevo, rimanevano sempre più impressi -costantemente- nella mia testa. Iniziavo a domandarmi cosa ti piacesse fare, il tuo cibo preferito, colore, bramavo ardentemente di sapere tutto di te. E non sapevo nemmeno il perché. E mi incazzavo. Perché non avevamo mai parlato, solo sguardi, sorrisi sfuggenti, e cazzate da fottuti 13enni novellini! Quindi quel giorno in cui a mensa ti vidi da sola per la prima maledetta volta, perché la tua migliore amica era partita per una settimana bianca, non aspettai un secondo di più per avvicinarmi.
Iniziammo a parlare.
Le tue battute sarcastiche presenti in ogni singola frase fuoriuscisse dalle tue labbra, altre sparate con cui te ne uscivi con la tua innata ironia.
Eri simpatica, sapevi far ridere, e questa cosa mi piaceva un casino.
Poi iniziai a conoscere il tuo lato più freddo, stronzo,acido, strafottente.
Si cazzo, sei una stronza alpha!
Non so cosa ti abbia portato ad essere così,onestamente.
Odi che ti si venga dato un abbraccio, odi quando qualcuno ti tocca improvvisamente, odi tutto ciò che abbia a che fare con la fisicità.
E per me era un problema all’inizio, perché vivevo solo di quello.
E ciò che non capivi era che,più mi respingevi, più io desideravo di toccarti, dappertutto, in ogni senso.
Provavo a toccarti i capelli e ‘I capelli no perché sono puliti’.
Poi ti prendevo per i fianchi da dietro e mi davi calci agli stinchi.
Il braccio sulle spalle no perché ti sentivi bassa.
La mano nella tasca posteriore dei tuoi jeans no perché “CHI TE L’HA DATA TUTTA QUESTA CONFIDENZA?”.
Non ne potevo più.
Era un continuo litigare con te.
Io volevo di più, a te andava bene così.
Pensai di allontanarmi, che ne avrei trovate altre anche più belle di te.
E ci provai, lo sai.
Ma nessuna mi rispondeva in modo sarcastico se domandavo qualcosa di sciocco, a tuo parere.
Nessuna faceva battutine ironiche quando non sapeva che dire.
Nessuna si mordeva il labbro quando aveva l’intenzione di dire qualcosa ma finiva per non dirla.
Nessuna aveva i tuoi occhi grandi.
Nessuna aveva i tuoi capelli morbidi naturali che profumavano di miele e vaniglia.
Nessuna mi provocava come sapevi fare tu, era una delle tante cose di te che mi mandavano in tilt il cervello.
Nessuna era nemmeno lontanamente paragonabile a te.
E questa cosa mi mandava in bestia.
Era 1 mese che non facevo del buon sesso e non perché non volessi, ma perché ogni volta che mi scopavo una tizia trovata a caso nei pub,non facevi altro che venirmi in mente tu.
Avrei voluto sentirti gemere sotto di me,le tue labbra rosee e gonfie, avrei voluto vedere i tuoi occhi pieni di lussuria perché sarei stato io,io e solo io a farti sentire piena, avrei voluto sporcare giusto un po’ la tua innocenza.
Quando ci fu il nostro primo bacio,dire che fosse stato per me sarei andato oltre, è scontato.
Le tue labbra erano morbide, soffici,calde,la tua bocca sapeva di biscotti al cioccolato perché avvenne sotto il porticato di casa tua, quando venni tutto diretto lì solo per baciarti e tu apristi la porta finendo di masticare un biscotto.
Non te lo aspettavi, onestamente nemmeno io.
Avevo voglia di quel bacio,ne avevo bisogno.
Sei sempre stata fuoco e acqua insieme.
Incendiavi e riparavi.
Dopo quel bacio tutto continuò per il meglio.
Vedi?Anche io so fare battute.
Non capivo il perché del tuo imminente distacco, ma amavo il fatto che nonostante i tuoi insoliti propositi di starmi lontano, ogni volta che ti toccavo, dopo un po’ di ostinazione, ti lasciavi andare.
Continuavi a detestare gli abbracci veri e propri,anche quando ne avevi bisogno e ne eri consapevole.
Eri testarda,lo sei tutt’ora.
Non sono mai stato il tipo da queste dimostrazioni d’affetto,ma ogni scusa era buona per sentirti.
Fosse stato per me ti avrei strappato i vestiti di dosso due giorni dopo averti vista al bar, massimo.
Però dai, alla fine aspettare,aspettarti, si è rivelato soddisfacente, altro che!
E chi se lo immaginava che a letto fossi un piccolo leoncino feroce eh?
Bella, divertente, intelligente da fare schifo, aggressiva a letto, cosa può desiderare di più un ragazzo di 19 anni?
Dio, mi viene da ridere ora.
È iniziato tutto con una risata,in una caffetteria.
Non pensavo avrei mai detto queste caz- cioè, queste cose, insomma.
Quindi, cosa ci trovo di bello in una come te?
Semplicemente te.”
Puoi fare una doccia per mandare via lo sporco che hai addosso,
ma non quello che hai dentro.
( @thoughtsofpaper )
“All I want is books. Books and rain. Rain and books. That’s all.”
— Juansen Dizon
Be proud of yourself .
Ehi ciao,
Come stai?
Puoi dirlo a me,sai?
Non devi necessariamente dirmi ‘bene’, così come non devi necessariamente rispondere.
L’importante è che tu rifletta attentamente sulla domanda,che risponda a te stesso e che ti dia il motivo per la risposta.
Stai bene?
Okay,perché?
Stai male?
Va bene,perché?
Probabilmente se stai passando un periodo brutto,ti sembrerà di vedere tutto nero.
Forse sei un autolesionista, magari sei anoressico, oppure bulimico, omosessuale, nerd, di colore.
Forse non ti accetti, perché non vieni accettato.
O ancora meglio, non vieni accettato perché non ti accetti.
Forse hai problemi in famiglia,litighi spesso con i tuoi, ve ne dite di tutti i colori.
Quindi inizi a pensare che non ti amino.
Non hai autostima,vorresti porre fine a tutto,pensi di non avere amici, di essere solo, di essere sbagliato.
Magari ancora, sei davvero bellissimo, i tuoi parenti te lo dicono di continuo,i tuoi amici anche, ma non ti vedi così.
Ti vedi comunque brutto e senti una mancanza,ma non sai di cosa si tratta.
Non sono qui per compatirti,nè per dirti che sbagli a pensarla così, che magari sbagli a indurti dolore fisico per alleviare quello psicologico, che un ipotetico suicidio non allevierà nulla, che autocommiserarti non ti renderà più forte.
Perché tu,queste cose,le sai già.
Piuttosto sono qui per dirti che hai ragione.
Non hai bisogno di compassione, finiscila di fare il depresso!
Sei giovane,hai una fottuta vita davanti!
Muovi il culo e rimboccati le maniche!
Non sei debole,non hai più 5 anni!
Pensi che i tuoi genitori ti odino?
Tralasciando che in media, è tutta una questione psicologica, ma se così fosse davvero,impara a conviverci!
Sii fiero di te stesso.
Omosessuale?
Siamo nel 21° secolo, purtroppo ci sono ancora persone ghettizzate dalla loro mentalità chiusa,ma che puoi farci?
Sei orgoglioso di te?No?Ecco,impara ad esserlo.
Anoressico?Bulimico?
Vuoi davvero morire per un calo di zuccheri o per un eccesso?
Ah beh,se è così fatti tuoi ma non credo tu lo voglia davvero.
Combatti la tua malattia,sei più forte.
Sii fiero di te stesso.
Sei un autolesionista?
Mh,per quale motivo?
Cosa ha indotto quel piccolo cervello a farti agire così?
Pensaci e rifletti.
Ne vale la pena?Vuoi essere debole?Sei orgoglioso di essere così?Ma non ti stufi?
Fossi in te mi vergognerei.
Diventare debole per lo sfogo di altri.
Ma davvero pensi che tagliarti ti aiuti?
Ma a cosa?
Il coraggio.
Ci vuole coraggio per qualsiasi cosa,prima di tutto per vivere.
Ma non per tagliarsi.
I deboli lo fanno.
E nessuno è debole.
Solo chi pensa di esserlo,alla fine,lo diventa.
Tutti nasciamo forti,poi sta a noi decidere se continuare ad essere tali.
Devi trovare il coraggio di vivere,non di morire.
Perché a morire sono bravi un po’ tutti.
Ciao dolore,ciao sofferenze, ciao mancanza di autostima, ciao tutto.
Ma alle persone che ti amano non ci pensi?
Tu, che per colpa della tua stupidità e bisogno di attenzione hai sempre pensato di essere solo e non hai mai pensato a niente meno che a te stesso.
Non immagini che dolore potresti provocare?
Non sei altruista,non sei una brava persona se credi che il suicidio sia l’opzione più giusta per tutti.
Perché basta anche solo un amico per sentirsi a posto col mondo.
E se pensi che stia dicendo tutto questo senza sapere niente davvero di ciò che stai vivendo,sbagli.
Perché fino a due anni fa,le mie braccia,chiedevano pietà.
La mia testa scongiurava una tregua.
Il cuore sussurrava di finirla.
No,non finire di vivere.
Ma di non farlo.
Perché io non stavo vivendo,io stavo lentamente dicendo ciao ai miei anni più belli.
Vuoi sapere chi mi ha aiutato?
Nessuno.
Così come nessuno ha mai,ancora oggi,saputo dei miei tagli,delle mie lacrime,della mia mancanza d’autostima.
Sono stata io.
Io ho aiutato me stessa.
Perché ognuno è artefice del proprio destino,della propria vita,delle proprie sofferenze,di sé.
Sono stata dura con me stessa, mi sono urlata addosso difronte allo specchio,ho pianto difronte al mio riflesso,ho tenuto sempre tutto per me.
Perché pensavo che i miei genitori mi odiassero,che mia madre non mi volesse come figlia,che fossi sbagliata,perché ero grassa,avevo solo un’amica,gli altri mi prendevano in giro per qualsiasi cosa facessi.
Ma la lotta contro me stessa,potevo vincerla o perderla solo io. Perché spettava a me.
E io ce l’ho fatta.
Io ho vinto.
Perché non abbiamo bisogno di compassione,non possiamo pretendere nemmeno comprensione se i primi a non capirci siamo noi.
Ho iniziato a mangiare sano,per vedermi bella,per essere ad agio con me stessa.
No,non sono mai diventata anoressica,se è questo il dubbio.Ho perso solo qualche chilo,che per la mia autostima ha significato tanto.
Quando litigavo con i miei iniziavo a rispondere di più,non stavo lì zitta ad ascoltare e magari,però, la maggior parte delle volte ignoravo proprio quello che dicevano.
Così ho fatto,in effetti.
Ad un certo punto,ho proprio smesso di ascoltare qualsiasi cosa dicessero sul mio conto,il mio carattere,il mio modo di essere.
Io dovevo piacermi,io dovevo essere perfettamente imperfetta solo per me.
A scuola,quando mi prendevano in giro,anziché prendermela e rimanerci male,ridevo con loro.
E quindi iniziavano non più a ridere di me,ma a ridere per me,con me.
E ti prego,tu che leggi,fai attenzione a ciò che dico,perché la differenza è enorme.
C’è voluto tempo,ma ce l’ho fatta.
Io.
Che ora rido sempre per tutto,che non litigo quasi più con i miei genitori.
Che mi sento amata.
Perché amo me stessa.
Perché sono fiera di me.
Perché continuerò ad esserlo,sempre e comunque.
Perché alla fine, ciò di cui ognuno di noi ha bisogno, è sé stesso.
Perché quando TU sei orgoglioso di te,lo sono anche gli altri.
Ecco,ovviamente non tutti,ma poco importa. Perché alla fine, un leone non andrà mai d’accordo con una tigre. Nonostante ciò,è lui il re della savana.
— (@thoughtsofpaper)
Sono un cazzo di sognatore, ti sogno di notte, ti immagino in ogni cazzo di luogo, in ogni parte del mondo. Ti immagino sorridente, felice.. Ti immagino mentre ci abbracciamo, che mi stringi, che ci baciamo, che ci facciamo i grattini. Ti immagino mentre litighiamo per poi chiudere la discussione ridendo come due cretini. Ti immagino in ogni singolo secondo della mia vita.. Ma è proprio questo il punto. Ti immagino, non ti vivo.
Reckless-Heart