Tutto rigorosamente in bianco, semi-cit ⚪.
Foto: Rosaria.
Luci: Carmen.

#extradirty
Cosmic Funnies

Janaina Medeiros
No title available
Stranger Things
I'd rather be in outer space 🛸

⁂
Alisa U Zemlji Chuda
One Nice Bug Per Day
Not today Justin
styofa doing anything

if i look back, i am lost
ojovivo
$LAYYYTER

izzy's playlists!
will byers stan first human second
Lint Roller? I Barely Know Her
NASA

roma★
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@true-trauma
Tutto rigorosamente in bianco, semi-cit ⚪.
Foto: Rosaria.
Luci: Carmen.
Oggi,
stazione cara
dei miei ricordi,
farai un po’ meno rumore
per le vie della città.
Centottantatré
di anni da spiegare
non son certo pochi:
una storia e tante storie
che s’incontrano, s’incrociano:
milioni di memorie.
Quanti passi ho mosso
all’interno di quel perimetro
io contarli non posso,
ma mi passan tutti in mente,
un unico grande flashback
che mi mette addosso un brivido.
E allora dai, scegline uno:
le corse per quel dell’una
e con mamma, io ero al sicuro
quando piccolo e paffuto
mettevo a posto i miei denti
verso piazza Garibaldi
tra i buoni e tra i malviventi;
puoi sceglier la Feltrinelli
in tempi un po’ più recenti
facevo un po’ da me stesso
ai primi instore ed ai concerti.
Quanti viaggi, quanti orari
quante gite fuori porta
improvvisate, organizzate
ma in fondo in fondo
che importa?
Per quelli come me
forse era già abbastanza
una porta aperta sul mondo
quella speranza che un giorno
era soltanto un sogno;
quando gli occhi si spalancano
è la realtà che crea dei mostri
e ciò che prima era il mondo
di punto in bianco
la speranza, il sogno
si trasformano in ricordo.
Quante prime volte
e quante ultime,
quanti addii, quanti viaggi
ed i chilometri percorsi
in realtà incalcolabili.
Lo ricordi il mio Interrail?
Fu bello,
e quando poi di nuovo
giunsi in terra natia
non sai che sollievo:
un punto fermo
in un’infinità di punti
su una mappa
senza orizzonti.
Da oggi è tempo di fermarti:
ci era stato già insegnato
che nulla in questa Terra
sarebbe stato eterno,
eppure non ci sembra vero.
Caro treno: tu che passi e vai
e porti via lontano ogni tormento,
per questa volta fermati,
lasciati accarezzare dal vento,
da decine di braccia protese
ferme in attesa
solamente del tuo passaggio.
Questa notte, sai
sarà anche l’ultima
per noi;
ma la storia non ha carne
e questo tu lo sai,
ciò che è destino che rimanga
in realtà poi non muore mai.
Due giorni di photovoice e good vibes ❤️.
Se si pensa a @frankiehinrg si pensa ad un personaggio quasi marginale nella scena rap italiana, soprattutto a causa del forte ricambio generazionale che c’è stato dal 2010 ad oggi, che ha mietuto un sacco di vittime nella discografia in generale. Tuttavia, c’è una cosa che Frankie si è guadagnato da parte di tantissimi suoi colleghi, rapper e non: il rispetto.
La sua è una carriera lunga, fatta di alti e bassi, di rime taglienti e di denuncia sociale, in cui si racconta di uno spaccato di vita molto vivido; in un certo senso, Frankie può essere considerato un’anomalia, in quanto è riuscito a diventare nazionalpopolare con dei brani che, contenutisticamente parlando, così tanto nazionalpopolari non lo erano per niente, e si veda anche il caso di Quelli che benpensano.
Quelli che benpensano uscì nel 1997, contenuto in La morte dei miracoli da cui è stato estratto, e che descrive lucidamente la figura dell’arrampicatore sociale che, per dirla con Frankie stesso, “in certi casi siamo noi”: un virus che ci attanagliava tutti venti anni fa, e continua a farlo adesso, forse insito nella natura umana. Promettere per ottenere qualcosa, salvo poi dimenticarsi delle promesse fatte una volta raggiunto il proprio obbiettivo.
Per molti rapper nati e formatisi a cavallo tra la fine dello scorso millennio e l’inizio del nuovo, Frankie ha rappresentato senza dubbio un punto di riferimento importante. Uno di quelli che ha sempre mostrato rispetto e riverenza è Caparezza, che soprattutto a inizio carriera è stato parecchio influenzato dalle tematiche sociali trattate da Frankie Hi-Nrg stesso.
Quando nel 2008 Frankie fu premiato con la targa Tenco per il pezzo Potere alla parola, insieme al collega pugliese ebbe anche modo di esibirsi in un rifacimento piuttosto particolare di Quelli che benpensano: infatti, in quell’occasione, Quelli che benpensano fu realizzata in mashup con un altro pezzo molto importante per il rap italiano, ovvero Fuori dal tunnel, altro caso di hit anomala, finita suo malgrado in tutti i circuiti mainstream che in fin dei conti si criticano nel pezzo.
A distanza di diciott’anni, l’esibizione per i fan del rap conscious ed impegnato rimane una goduria, soprattutto per la grandezza di mondi che convissero assieme sul palco. Un po’ come vedere allievo e maestro affiancarsi per dare vita ad un qualcosa di inedito e vissuto unicamente in quel lasso di tempo; un unicum totale, se si pensa che i due artisti, amici anche al di fuori dei contesti lavorativi, non hanno mai collaborato assieme.
Sono appena andato al cinema a vedere Michael e cazzo, devo constatare che l’attore che interpreta Michael Jackson è persino più Michael Jackson del Michael originale.
L’affermazione che fece Bertrand Russell rispecchia perfettamente il mio pensiero. Da quando abbiamo esaltato e divinizzato il lavoro (e con esso chiunque annulli la propria vita in suo nome), abbiamo disumanizzato l’uomo.
Seppur in ritardo, buon 1° maggio a tutti i lavoratori: a chi un mestiere ancora lo ha, a chi non ancora e fatica a trovarne uno e a chi, invece, uno ne aveva e ora non più.
Il 25 aprile, ogni anno, non si festeggia solamente la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista, ma si festeggia e si celebra la libertà da qualsiasi forma di tirannia e di oppressione, poco importa la latitudine in cui ciò si concretizza.
Nonostante ciò che voglion far credere tanti politici moderni (soprattutto coloro che attualmente siedono ai seggi della maggioranza), la festa della liberazione non è una festa divisiva, in quanto i valori dell’antifascismo non hanno un colore politico, ma uniscono trasversalmente destra e sinistra senza distinzione. Si potrebbe sintetizzare il tutto con la frase che negli ultimi anni si legge spesso online, ovvero: la festa della liberazione è divisiva solo se sei fascista. Inappuntabile.
Era il 2020 quando iniziò a rimbalzare su internet un video realizzato da Francesco Guccini in cui, durante il lockdown dovuto alla pandemia da coronavirus, si immortalò mentre intonava le note di Bella ciao in una nuova versione che fece discutere tanto: infatti, ad un certo punto, Guccini decise di modificare la canzone originale citando esplicitamente coloro che all’epoca erano i principali esponenti dell’opposizione, ovvero Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, chiaramente definiti “fasci” con tanta lucidità e schiettezza.
Francesco Guccini fu sommerso di non poche critiche e anche qualche insulto per aver semplicemente espresso democraticamente il proprio punto di vista sugli attuali attori principali della politica italiana, andandoli peraltro a inserire in una canzone già di per sé molto discussa e trasformata in un veicolo di propaganda politica da chi, in malafede, la apostrofa come una canzone “di parte”.
Bella ciao in realtà, come si sa, non è una canzone nata esattamente dall’antifascismo, essendo in precedenza un canto popolare intonato dalle mondine che a gran voce richiedevano maggiori tutele e diritti, di cui non godevano mica. Solo in un secondo momento la canzone è stata riadattata per divenire simbolo di libertà durante il periodo della resistenza e della lotta contro il nazifascismo. Sia nel primo che nel secondo caso, comunque, si tratta di una canzone che porta con sé valori universali di dignità, di coraggio, di forza, di umanità e di solidarietà che trascendono da qualsiasi fazione o schieramento politico.
Lo stesso Guccini ha poi registrato una versione in studio di Bella ciao, inserita nel disco Canzoni da osteria uscito nel 2023: in quella versione, Guccini aveva anche chiamato il cantante Ario Navahandi per una parte aggiuntiva ed inedita realizzata in arabo. Oltre a Guccini, si fa fatica ad elencare tutti coloro che hanno fatto proprio questo inno di libertà: tra tutti si ricordano Giorgio Gaber, i Modena City Ramblers, Milva, Francesco De Gregori e Giovanna Marini (questi ultimi tre han realizzato due cover del brano nella versione originale intonata dalle mondine).
Il 25 aprile, ogni anno, non si festeggia solamente la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista, ma si festeggia e si celebra la libertà da qualsiasi forma di tirannia e di oppressione, poco importa la latitudine in cui ciò si concretizza.
Nonostante ciò che voglion far credere tanti politici moderni (soprattutto coloro che attualmente siedono ai seggi della maggioranza), la festa della liberazione non è una festa divisiva, in quanto i valori dell’antifascismo non hanno un colore politico, ma uniscono trasversalmente destra e sinistra senza distinzione. Si potrebbe sintetizzare il tutto con la frase che negli ultimi anni si legge spesso online, ovvero: la festa della liberazione è divisiva solo se sei fascista. Inappuntabile.
Era il 2020 quando iniziò a rimbalzare su internet un video realizzato da Francesco Guccini in cui, durante il lockdown dovuto alla pandemia da coronavirus, si immortalò mentre intonava le note di Bella ciao in una nuova versione che fece discutere tanto: infatti, ad un certo punto, Guccini decise di modificare la canzone originale citando esplicitamente coloro che all’epoca erano i principali esponenti dell’opposizione, ovvero Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, chiaramente definiti “fasci” con tanta lucidità e schiettezza.
Francesco Guccini fu sommerso di non poche critiche e anche qualche insulto per aver semplicemente espresso democraticamente il proprio punto di vista sugli attuali attori principali della politica italiana, andandoli peraltro a inserire in una canzone già di per sé molto discussa e trasformata in un veicolo di propaganda politica da chi, in malafede, la apostrofa come una canzone “di parte”.
Bella ciao in realtà, come si sa, non è una canzone nata esattamente dall’antifascismo, essendo in precedenza un canto popolare intonato dalle mondine che a gran voce richiedevano maggiori tutele e diritti, di cui non godevano mica. Solo in un secondo momento la canzone è stata riadattata per divenire simbolo di libertà durante il periodo della resistenza e della lotta contro il nazifascismo. Sia nel primo che nel secondo caso, comunque, si tratta di una canzone che porta con sé valori universali di dignità, di coraggio, di forza, di umanità e di solidarietà che trascendono da qualsiasi fazione o schieramento politico.
Lo stesso Guccini ha poi registrato una versione in studio di Bella ciao, inserita nel disco Canzoni da osteria uscito nel 2023: in quella versione, Guccini aveva anche chiamato il cantante Ario Navahandi per una parte aggiuntiva ed inedita realizzata in arabo. Oltre a Guccini, si fa fatica ad elencare tutti coloro che hanno fatto proprio questo inno di libertà: tra tutti si ricordano Giorgio Gaber, i Modena City Ramblers, Milva, Francesco De Gregori e Giovanna Marini (questi ultimi tre han realizzato due cover del brano nella versione originale intonata dalle mondine).
C’è stato un tempo in cui i politici, anziché abbaiare nei talkshow facendosi perculare da tutta la nazione dotata di raziocinio, erano in grado di essere taglienti con le parole e riuscivano anche domare la lingua italiana. E questo breve video di Enrico Berlinguer lo dimostra palesemente.
Pasqua 2026 ❤️.
Ma ci avete fatto caso anche voi che da quando Matteo Salvini ha smesso di tifare la Spagna e ha iniziato a tifare l’Italia non ci qualifichiamo più manco per errore?
Oggi pomeriggio sono andato a votare e ho fatto la mia parte (non dico cosa ho votato, è irrilevante saperlo, chi mi conosce sa già cosa ne penso sulla materia), però voglio lanciare una piccola provocazione: perché chi va a votare spesso punzecchia chi autonomamente decide di starsene a casa? Ho amici che la fiducia nella politica l’han persa completamente, e in maniera legittima ha deciso di smettere di recarsi alle urne: possiamo smetterla di considerare chi non vota la causa di tutte le storture politiche? Magari iniziando a interrogarci sul perché certa gente ha smesso di esercitare il proprio diritto? Se non avessimo avuto cinquant’anni di berlusconismo, amichettismo politico, opportunismo, prostituzione ideologica, distruzione culturale, sociale ed economica, investimento in cose futili quali armi e vitalizi a politici vecchi come dinosauri, probabilmente oggi il livello di fiducia da parte del popolo nei confronti delle istituzioni sarebbe bello che saldo. Siamo davvero convinti che la colpa sia di chi ha smesso di votare?
Queste parole di Gabriella Tupini dovrebbero essere scolpite nella memoria di chiunque abbia a cuore l’educazione e il futuro dei più piccoli, senza se e senza ma.
E, spoiler: il 99% di tutto ciò in un manuale universitario non è riportato.