La Fortezza storica di Civitella del Tronto (TE) in Abruzzo, in una ripresa aerea realizzata per Russia News con il drone, dal giornalista Marco Iaconetti.
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La Fortezza storica di Civitella del Tronto (TE) in Abruzzo, in una ripresa aerea realizzata per Russia News con il drone, dal giornalista Marco Iaconetti.
Le hanno coniato l’appellativo di E-stonia per il suo dinamismo tecnologico che le ha permesso già da tempo di essere uno dei paesi più progrediti del nostro tempo. Una nazione di modeste dimensione che grazie alla sua magnetica bellezza, la sua natura incontaminata e le sue innovazioni interinali sta’ prendendo sempre più posto nel cuore [&hellip
Sono passati quasi due mesi dal prestigioso appuntamento tenutosi il 5 aprile 2017, presso la residenza dell’Ambasciatore russo a Roma, villa Abamelek, per ricordare il contributo dato dalla Russia alla ricostruzione della città dell’Aquila, colpita mortalmente dal sisma del 6 aprile 2009. L’Abruzzo è una terra che continua a soffrire per le disgrazie che la stanno continuatamente martoriando, ma che non deve abbassare la china cercando di risollevarsi, dato che ha i giusti connotati storico-naturalistici, che se usati saggiamente potrebbero dar vita ad un ricco flusso turistico, soprattutto di matrice straniera. Era doveroso per me abruzzese, dunque voler presentare una città dal gusto militare con una fortezza tra le più grandi d’Europa, dietro solo alla città di Salisburgo: Civitella del Tronto. La gentile guida Silvia Di Giuseppe avvisata del mio arrivo mi aspetta sotto l’arco dell’entrata e dopo aver fatto la ripida salita iniziale metto un po' di tempo per focalizzarla, poiché trafelato. Senza indugi e molto garbatamente mi porta immediatamente negli angoli più remoti del possente maschio, sintetizzandomi con doverosa novizia la linea temporale dell’intero edificato, partendo dalla sua realizzazione a meta cinquecento dovuta grazie agli spagnoli, per volere del re Filippo II d’Asburgo fino alla sua capitolazione avvenuta nel 1861, divenendo così ultimo baluardo borbonico del nascente Regno d’Italia. Mentre camminiamo tra i ripidi saliscendi, persi tra l’ampiezza del maniero che sembra non terminare mai tanto sia la sua vastità, giriamo tra le tre ampie piazze, poste a diversi livelli. Quando il costruito si dirada saliamo in alto su di una passerella per ammirare un proscenio che non ha eguali, giganteggiano sopra di noi montagne rigogliose, mentre dietro le nostre spalle ci si perde verso la linea costiera adriatica che dà vita ad una nutrita palette di colori. Il terremoto non sembra aver tramortito la sua bellezza, anzi la sua fruibilità fa sembrare che il sisma non si sia nemmeno verificato, intaccando solamente le innumerevoli presenze che precedentemente toccavano i cinquantamila visitatori l’anno La passione di Silvia è così coinvolgente da portarmi indietro nel tempo soprattutto quando mi fa alternare la visita tra i diversi edifici ed i camminamenti che perimetrano le case dei soldati. Mi mostra, nel museo delle armi le divise dei due opposti eserciti affrontatisi più di un secolo fa, sottolineandomi uno strano aneddoto che suscita ilarità ma nel contempo mi fa sentire un brivido dietro la schiena, perché dei Ghostbuster qualche tempo fa, forti della presenza di un ossario e del ritrovamento di diversi cadaveri, hanno registrato strani “movimenti”. Sicuramente un fatto particolare che mi strappa un sorriso, ma quando le prime ombre del giorno si allungano sento salire uno stato d’ansia che mi distoglie dalla spiegazione del mio cicerone mentre mi mostra un plastico che mette in luce le dimensioni dell’edificio. Difficile credere come il regio esercito lo abbia potuto espugnare, perché la sua conformazione architettonica e la sua posizione strategica erano tali da metterlo a riparo da eventuali attacchi frontali. Le manifestazioni da calendario sono diverse è quella più gettonata è la visita Wild, con la presenza di un falconiere che accompagna i turisti all’interno della fortezza mostrando i segreti di questa nobile arte ed in cui tutti possono cimentarsi, addestrandosi al volo delle poiane, dei falchi e delle aquile, una vera e propria passeggiata, immersi tra arte e natura. Chiedo alla mia guida, se possa darmi una brochure che serva come aiuto nella stesura del pezzo ed entriamo dentro un piccolo negozio dove faccio la conoscenza con l’altra guida Michela ed a cui chiedo il caricatore di un cellulare, perché il mio ha le batterie quasi esaurite, dopo il volo effettuato con il drone qualche istante prima. Il paese vanta diversi record, oltre alla grandezza della fortezza che si estende per venticinquemila metri quadrati, anche quella della ruetta più piccola d’Italia, primato conteso con la cittadina di Ripatransone, anche se noi tutti ci auguriamo che possa tornare ad essere capofila tra i monumenti più apprezzati d’Abruzzo, magari, proprio dopo questo articolo, anche dal colto popolo russo così incline al fascino del bel paese e della nostra attraente regione. Marco Iaconetti [video id=k2NlYyKhvQA site=youtube][/video]
Bari – Molti l’hanno definita la perla del Mar Nero, ma l’Abcasia (Abkhazia) , un paese politicamente giovane nato dopo la caduta dell’Urss e dal terribile conflitto vinto ai danni della confinante Georgia, è antichissimo da un punto di vista culturale dato che il suo popolo è annoverato come uno dei più antichi del mondo. [&hellip
Pafos è stata eletta capitale della cultura europea 2017 non a caso, parchè grazie alle sue caratteristiche estetiche che sono un nesso tra archeologia, arte ed idilli naturalistici, è divenuta una meta turistica gettonatissima. E’ una città ricca di tutto e che può soddisfare le più svariate esigenze, una destinazione da sogno per i tanti [&hellip
L’Ossezia del Sud è un paese insolito, posizionato nel cuore del Caucaso che sembra essere ricordato per il suo doloroso passato, ma che invece grazie ad i suoi idilliaci paesaggi potrebbe divenire meta per un turismo di nicchia dedito alla riscoperta di territori inviolati ed agli antipodi con la stressante quotidianità occidentale. Sono sempre alla [&hellip
Ci sono paesi che sembrano essere riposti nei cassetti della memoria e che invece grazie alle nuove tecnologie stanno irrompendo nella nostra quotidianità. Non sempre la globalizzazione, spesso amaramente criticata, porta con sé aspetti negativi. Grazie al rinnovato interesse che il Caucaso sta destando nello scacchiere mondiale che sono venuto a conoscenza dell’Abcasia, una giovane [&hellip
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PARADA GLI ANGELI DI STRADA DI BUCAREST - di Marco Iaconetti
La crisi attuale con le problematiche che comporta mi ha fatto diventare sempre più cinico, perché la paura della mancanza di lavoro e della miseria che avanza mi sta facendo concentrare solo su me stesso nell’estenuante ricerca di nuove opportunità che possano garantirmi un futuro migliore.
Scrivo questo articolo per redimermi, almeno in parte, nel fermare in tempo il mio egoismo. Non è sicuramente molto, ma forse un buon inizio.
L’infanzia violata di chi non può difendersi di chi deve accettare la sua misera condizione umana senza poter reagire, mi ha sempre scombussolato interiormente. Per questo ho voluto scrivere questo pezzo incentrato sui ragazzi di strada di Bucarest, dei tanti “invisibili” che vivono nel sottosuolo cercando ristoro dal gelido inverno romeno, tra le condutture di acqua calda poste nel sottosuolo della città.
Ho voluto intervistare Franco Aloisio, uno dei rappresentanti più illustri dell’associazione Parada, che fu fondata dal clown franco algerino Miloud Oukili e che si prende cura di questi sventurati.
Il mio interlocutore incomincia narrandomi la sua vita e del perché si trovi ancora in Romania, la sua storia è dannatamente affascinante e la sigaretta che tiene sempre accesa lo rende molto misterioso, anche se man mano che l’intervista va avanti la sua innata simpatia prende il sopravvento sul mio stato d’animo reso ansioso dal tema crudo del soggetto.
Franco buonasera, cosa è cambiato in Romania al crollo del Comunismo? Il problema dei ragazzi di strada si è attenuato rispetto a qualche decennio fa?
Al crollo del regime è nata una nuova Bucarest, che oggigiorno è ricca ed opulenta, meta del riciclaggio di soldi, piena zeppa di banche, sintomo di un boom economico ancora in espansione, ma come tutti i paesi dell’est dopo 1989 molte speranze sono state deluse. I ragazzi sono ancora lì tra le ampie arterie della città che non riesce a sradicare del tutto il fenomeno, anche se il loro numero è di molto sceso. Personalmente è facilmente risolvibile per una capitale dove gira molto contante ma probabilmente non c’è una vera volontà politica nell’arginare il dilemma. Penso che bisognava reagire immediatamente dopo la destituzione di Ceausescu e porre rimedio nell’immediato.
Com’è cambiato il fenomeno all’attualità?
L’età media si è alzata dai 15 ai 17 anni, ma il problema adesso è legato maggiormente alle tossicodipendenze, infatti molti giovani anche del ceto medio abbracciano questa nuova vita dopo l’esperienza delle droghe pesanti. La cosa che mi rattrista maggiormente è pensare che dopo ventisette anni esiste ancora una città che produce bambini di strada e ciò non è accettabile, soprattutto quando sono un prodotto della società in cui viviamo.
Quali sono le vostre attività ed in che modo vi relazionate con i ragazzi che sono stati per anni lontani dal vivere civile?
In primis abbiamo le unità mobili che fanno un primo intervento diretto in strada. Poi c’è il Centro diurno-laboratorio, una struttura che accoglie i ragazzi dalle otto di mattina e chiude alle sette di sera e che tendenzialmente da all’adolescente un approccio libero, che poi pian piano viene sempre più confinato a delle regole che servono ad allontanarli dalla strada. Quando si è instaurata un po’ di fiducia reciproca l’ospitalità viene ripagata con delle attività lavorative del tipo scolastico, artistico, calcistico e di formazione professionale per l’inserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo anche una nuova iniziativa in fase di realizzazione, quella di una comunità di accoglienza fuori Bucarest e siamo alla ricerca di fondi.
Ci sono degli enti filantropici che devolvono fondi alla vostra attività?
Il ricco Occidente si è adoperato in modi diversi per aiutarci, ma dopo l’avvento della crisi i fondi si sono diradati. Il problema è che fondamentalmente a nessuno importa molto del fenomeno, perché non è un’operazione di marketing importante. Purtroppo anche noi come operatori sociali, come accade anche in Italia, siamo sottostimati e sottopagati, mentre per poterci prendere cura dei ragazzi dovremmo avere persone formate professionalmente ed adeguatamente retribuite.
La politica romena attuale come impedisce il dilagarsi del fenomeno?
Purtroppo il boom economico romeno non ha interessato tutte le frange della popolazione, la forbice tra ricchi e poveri si è divaricata ancora di più e la tanto decantata democrazia non ha portato i suoi frutti. Sembra, però, che il nuovo governo abbia messo in piedi delle politiche indirizzate verso i più poveri. Questo mi fan ben sperare.
Ci sono delle innovazioni all’interno di Parada per migliorare la questione?
Ultimamente ci sono due correnti di pensiero, il nucleo storico che agisce andando a relazionarsi con i ragazzi direttamente nel loro “habitat”, mentre Iuliana lo zoccolo “duro” dell’associazione, che ha aiutato i bambini dal 89, ha proposto un’altra opzione che tende a far salire gli adolescenti fuori dalle loro “abitazioni” per far sì che siano loro a rivendicare i loro diritti ed il loro status sociale. Questa affermazione ha un senso, perché mette in condizione i bambini di cercare un personale riscatto sociale.
Come fai vivendo in tutta questa sofferenza a non farti toccare dal dolore?
Mi sono creato una barriera ed ho anestetizzato i miei sentimenti, forse sarò cinico, ma solamente rimanendo lucido puoi aiutare a migliorare la loro vita.
Qual è il futuro di Parada e della Romania?
Spero che Parada possa continuare il suo percorso e che questa terra a cui sono legato da una quindicina di anni possa trovare gli stimoli per un vero cambio. La nuova generazione azzerata dalla democrazia mancata è sempre più adirata e sono convinto che cercherà con tutte le sue forze una svolta radicale del paese.
Saluto Franco che mi presenta il suo simpatico figlio e che contatterò ad un mio ritorno a Bucarest.
I bambini di questa triste storia sono romeni, ma potrebbero essere italiani cinesi o bengalesi e questo non importa. Scrivo per tutti loro, per tutti i ragazzi di un’infanzia violata e per la bella Romania a cui devo un tesoro di inestimabile valore il volto sorridente del mio amico Hany.
Le quattro scosse che si sono ripetute nell’arco della giornata del 18 gennaio mi hanno letteralmente scombussolato, creandomi una forte piscosi. Neve, pioggia e terremoti, che ci sia un piano da parte di forze avverse nel voler distruggere la nostra bella penisola? Ho dormito male e quando arrivo a Civitanova Marche, per l’intervista con il [&hellip
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Mi rendo sempre più conto che il forte legame che ho con il territorio marchigiano, data la sua bellezza, lo devo condividere ormai con tante altre persone ed in particolar modo con la sempre più folta comunità russa, che qui ha trovato un paradiso celestiale in terra. Ho un ospite di eccezione, Ligia una ragazza [&hellip
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La capitale che cambia skyline giornalmente e che diverrà presto meta del turismo mondiale
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