Burkina Faso, la Terra degli Uomini Integri e … Liberi
Negli ultimi giorni di ottobre si è sentito parlare anche da parte dei media italiani di Burkina Faso, cosa assai rara … si è parlato di colpo di stato, di situazione caotica, ma questo non corrisponde assolutamente alla realtà ed quindi è importante un piccolo approfondimento. I Burkinabè hanno dato a tutto il mondo un esempio di rivoluzione pacifica, dal basso, e in poco più di 24 ore si sono liberati di un “presidente” che era al potere da 27 anni!
Il Burkina Faso era chiamato fino al 1984 Alto Volta. E’ stato Thomas Sankara a modificarne il nome utilizzando due parole di lingue locali che significano appunto Terra degli Uomini Integri. Sankara, presidente rivoluzionario del Burkina Faso tra il 1984 e il 1987 fu soprannominato il “Che” dell’Africa, lottava per ridare dignità a uno dei paesi più poveri del mondo, sbarazzandosi dei residui colonialistici ed in soli 4 anni ottenne dei risultati inimmaginabili.
Ovviamente era un personaggio scomodo e dava fastidio a molti, primi fra tutti i francesi e gli americani. Fu assassinato nell’ottobre del 1987, in un golpe che fu organizzato proprio da chi era stato suo compagno nella rivoluzione, quasi un fratello, Blaise Compaoré.
Di fatto da allora Blaise Compaoré è stato al vertice del Burkina Faso, prima come capo di un regime militare, poi come presidente eletto, senza interruzioni per 27 anni! Già in passato aveva modificato la costituzione per potersi ricandidare e ora si apprestava a ripetere la manovra attraverso l’approvazione di una legge che avrebbe modificato la costituzione permettendogli di ricandidarsi alle prossime elezioni, previste per dicembre 2015. Il voto del parlamento, in cui il suo partito aveva la maggioranza, era previsto per il 30 ottobre 2014.
Da mesi in Burkina le opposizioni e soprattutto movimenti della società civile, manifestavano pacificamente contro i propositi di Blaise, e da più di un anno, alcune figure rilevanti del partito di Blaise erano passate all’opposizione facendo mancare il loro sostegno. A inizio ottobre, perfino la Francia, attraverso una lettera firmata da Hollande aveva consigliato a Blaise di non insistere su questa strada ma non era servito. Blaise era convinto che avrebbe potuto forzare la mano e far passare sopra la testa del suo popolo l’ennesimo atto di arroganza.
Negli ultimi giorni di ottobre, con l’approssimarsi del voto, le mobilitazioni, sempre pacifiche, si intensificano: il 27 ottobre, le donne, simbolicamente armate di mestoli di legno, manifestano e forzano il cordone dei militari che non se la sentono di sparare gas lacrimogeni "sulle loro madri, mogli e sorelle".
Il 28 è il giorno della grande chiamata alla mobilitazione generale: i risultati vanno oltre ogni aspettativa! Le cifre parlano di 1 milione e mezzo, 2 o addirittura 3 milioni di persone in piazza nella sola Ouagadougou, la capitale. Per una città di 4 milioni di abitanti con il 50% sotto i 17 anni si tratta di un risultato impressionante!
E in tutte le principali città del Burkina la gente scende in piazza. Il paese è completamente bloccato e il popolo chiede il ritiro del disegno di legge di Compaorè. Nessuna risposta dal governo …
Ma a quel punto la gente non torna a casa. La polizia cerca di reprimere le manifestazioni non autorizzate con gas e cariche, ma la mobilitazione prosegue fino al 30 ottobre, giorno del voto. Il governo non ritira la legge, al contrario anticipa l’orario del voto dalle 16 alle 10 di mattina e la notte del 29 fa ospitare i deputati in un albergo lussuoso in centro città, di fianco al Parlamento, con un ingente dispiegamento di militari, allo scopo di non ostacolarne l’arrivo all’Assemblea Generale il giorno seguente.
Forse è la goccia che fa traboccare il vaso … è tutto un popolo che marcia sul Parlamento!
I militari hanno l’ordine di sparare sulla folla, si contano alcuni morti, ancora non è chiaro esattamente in quali circostanze, tentano di fermare i manifestanti, ma poi si fanno da parte.
Il popolo invade l’assemblea nazionale, la saccheggia e gli da fuoco.
Da lì si passa alla televisione nazionale poco distante ed alle abitazioni e proprietà della famiglia Compaorè.
Le immagini di quei momenti fanno il giro del mondo!
A questo punto il presidente si limita, nella serata del 30 ottobre, a emettere un comunicato in cui decreta lo stato di assedio, impone un coprifuoco, scioglie il governo e apre al dialogo.
Ma ovviamente non basta a fermare la rivoluzione in atto! La piazza è ormai cosciente della sua forza e non si accontenta più di fermare il processo di modifica della costituzione. Il popolo vuole le dimissioni immediate di Blaise Compaoré.
La giornata del 31 ottobre segna ore concitate e caotiche, la folla marcia verso il palazzo presidenziale in cui sono in atto delle trattative… infine Blaise Compaoré annuncia le sue dimissioni e con un convoglio di auto scortate da mezzi militari delle Nazioni Unite e il supporto logistico dei militari francesi fugge in Costa D’Avorio.
La realtà è probabilmente andata oltre ogni aspettativa!
Ma adesso … la situazione per qualche ora è molto confusa, poi i responsabile dei movimenti giovanili, principali animatori e attori di tutte le manifestazioni, chiedono ai militari di assumere la responsabilità della situazione per evitare degenerazioni, e si presentano congiuntamente nella rinominata Piazza della Rivoluzione per annunciare che il colonnello Zida guiderà la transizione per ritornare nel più breve tempo possibile a una situazione di democrazia.
Il giorno seguente … ecco, i burkinabé sono davvero un esempio di civiltà e di senso di cittadinanza. Il giorno seguente, la mattina presto, tutti, uomini, donne, bambini, vecchi e giovani, escono per strada per pulire e rimettere a posto. Un esempio per tutto il mondo!
Nei giorni successivi, a un ritmo di lavoro veramente incredibile, si succedono le consultazioni, tutte le parti, organizzazioni giovanili, sindacati, partiti politici, movimenti, capi religiosi, istituzioni internazionali vengono convocati. Certamente, dopo 27 anni di potere incontrastato di un solo uomo, non è facile rimettere in piedi istituzioni e governo in modo più democratico, per ora sono i militari che hanno preso il controllo della situazione e tutti si augurano che manterranno il proposito che hanno espresso di rimettere al più presto nelle mani dei civili la gestione del paese. Le pressioni, anche a livello internazionale, non mancano. C’è da essere vigilanti.
In ogni caso, il merito di quanto è avvenuto va sicuramente anche ai partiti di opposizione, ma soprattutto ai movimenti dei giovani, spesso rasta, musicisti, studenti, che, nonostante al tempo di Sankara non fossero ancora nati, ne hanno ereditato le idee e hanno fatto risuonare i suoi slogan nella Ouagadougou del 2014.
Così, dopo 27 anni dalla sua morte possiamo riprendere una celebre frase di Thomas Sankara:
“Non si possono uccidere le idee, le idee non muoiono mai”
Nota: i fatti esposti sono tratti da testimonianze dirette e da racconti dei protagonisti apparsi su blog e siti di informazione ( per lo più burkinabè ). Le immagini provengono da Facebook.
( Flora, per Associazione Watinoma )