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Art commission (version 1 and 2) for @jupiterjames’ incredible fic An Accidental Incubus on ao3
Summary:
On a hunt gone wrong, Dean finds himself cursed to be an incubus. While Sam and Charlie rush to find a cure before the change is permanent, Castiel decides to become Dean’s “offering” when the hunter begins to deteriorate under the effects of the change.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~NOW UPDATED!~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Do yourselves a favor and give it a read! (psst–and hey, click those mofos if they’re fuzzy)
La potenza in fisica descrive quanto rapidamente viene compiuto un lavoro. Due azioni possono richiedere la stessa quantità di lavoro, ma cambiare profondamente nell’esperienza quando avvengono in tempi diversi. Questa legge mostra il legame tra lavoro, tempo, energia e corpo, rivelando perché salire una scala lentamente o di corsa non produce la stessa percezione del movimento.
Potenza in fisica. Quando il lavoro incontra il tempo
Ci sono gesti che sembrano uguali solo da lontano. Un corpo sale. Un peso viene sollevato. Una distanza viene attraversata. Da fuori, il movimento sembra lo stesso, ma dentro qualcosa cambia: cambia il modo in cui quel lavoro attraversa il tempo. Perché non conta soltanto ciò che viene fatto. Conta anche in quanto tempo accade.
Io sono la Fisica.
Fin qui ti ho raccontato come il lavoro lascia una traccia nel movimento di un corpo, modificandone l’energia cinetica. Ora però voglio accompagnarti su una nuova soglia: quella in cui il lavoro incontra il tempo.
Perché un'azione non cambia soltanto per ciò che compie. Cambia anche per il ritmo con cui accade.
È trascorsa una giornata di lavoro. Sei finalmente davanti al portone di casa, ma prima di entrare devi affrontare alcune rampe di scale. È un'azione automatica, una di quelle che compi senza pensarci e senza chiederti troppi perché. Eppure, proprio in quell'azione così ordinaria sta accadendo qualcosa di importante.
Mentre sali, gradino dopo gradino, il tuo corpo sta compiendo un lavoro.
A ogni passo, una gamba si solleva dopo l'altra e la pianta del tuo piede trova il gradino successivo. Il corpo segue il movimento, portando il peso un poco più alto.
Non te ne rendi conto, ma anche in un'azione così semplice la gravità si oppone al tuo sollevamento.
I muscoli rispondono. Il respiro accompagna. Il movimento continua quasi senza bisogno di essere pensato.
È un lavoro automatico, quasi invisibile. Ma ciò che voglio mostrarti, questa volta, non è soltanto il lavoro che stai compiendo: è il modo in cui lo stai attraversando nel tempo.
Osserva.
Stai salendo con calma, un gradino dopo l'altro. Il tuo corpo trova il proprio ritmo. Il respiro resta regolare. Attraversi lo sforzo senza doverlo concentrare in pochi istanti. Il movimento si distende e il lavoro si distribuisce nel tempo.
Ora osserva che cosa accade quando il ritmo cambia. È un altro giorno. Stai rientrando a casa più nervoso, con la testa ancora piena di ciò che dovresti lasciare fuori dal portone. Appena arrivi alle scale non rallenti: sali di corsa. Le scale, però, non sono cambiate. I gradini sono gli stessi di sempre e anche il corpo da sollevare è ancora il tuo.
Eppure, l’esperienza che vivi mentre sali è tutt'altra.
Correndo verso l'alto, stai chiedendo alle gambe di spingerti e sollevarti con maggiore rapidità. Il corpo non ha il tempo di distendere il movimento: deve concentrare lo stesso lavoro e compierlo in pochi istanti. Il respiro si fa corto e affannoso. Il battito del cuore accelera, mentre i muscoli, rispondendo alla tua richiesta, chiedono più ossigeno e sostengono contrazioni più rapide e intense.
Non è cambiata la salita: è cambiato il tempo in cui la stai compiendo.
E ora che hai vissuto la differenza tra queste due esperienze, voglio invitarti a osservarle dall'interno e ad arrivare alla domanda giusta. Non più soltanto: quanto lavoro stai compiendo? Ma: in quanto tempo stai compiendo quel lavoro?
Ora puoi vedere dove si trova la differenza. Nella prima stai salendo le scale con calma, un gradino dopo l'altro, distribuendo nel tempo il lavoro che stai compiendo. Nella seconda hai cambiato ritmo. Stai compiendo lo stesso lavoro in un intervallo più breve e, proprio per questo, lo stai concentrando nel tempo.
E nel mio linguaggio questa concentrazione del lavoro nel tempo si chiama potenza.
Ora però voglio fermarmi a dirti che cosa rappresento perché tu possa riconoscermi non solo nella formula, ma anche nell'esperienza che stai vivendo.
La potenza non misura semplicemente il lavoro. Misura il ritmo con cui compi il lavoro e ti dice quanto rapidamente l’energia viene trasferita, trasformata, utilizzata. Nel mio linguaggio questa relazione si esprime così: P = W/Δt la potenza media è uguale al lavoro compiuto diviso per l’intervallo di tempo in cui quel lavoro viene compiuto. Se lo stesso lavoro viene distribuito in un tempo lungo, la potenza richiesta è minore. Se lo stesso lavoro viene concentrato in un tempo breve, la potenza richiesta è maggiore.
È bene anche ricordare come vengono misurate queste grandezze.
Il lavoro si misura in joule. Il tempo in secondi. La potenza in watt. 1 W = 1 J/s un watt corrisponde a un joule al secondo. Questo significa che la potenza racconta quanti joule di lavoro vengono compiuti in ogni secondo.
Però non lasciarti ingannare dalla semplicità della formula.
Dentro quel rapporto tra lavoro e tempo vive una differenza enorme nel modo in cui compi l'azione e sperimenti il movimento.
Attraverso questa esperienza puoi finalmente riconoscere, nel tuo corpo, ciò che io esprimo con la potenza: quando distribuisci il lavoro in un intervallo di tempo più lungo, la potenza richiesta è minore mentre, quando concentri lo stesso lavoro in un intervallo più breve, la potenza aumenta.
In questa relazione l'intervallo di tempo non è una quantità fissa, ma la variabile che può distendere o restringere l'azione con cui compi il lavoro.
Il tuo corpo sente la differenza. La vive. La sperimenta e a volte la subisce.
Adesso però, visto che è una bella giornata, andiamo a fare un giro con la tua bicicletta, perché voglio invitarti ad osservare ancora meglio in che modo il lavoro cambia volto quando incontra il tempo.
All'inizio stai pedalando lungo un tratto pianeggiante. Stai sostenendo un ritmo tranquillo, la velocità è costante e le ruote scorrono. Non hai fretta. Tutto procede con regolarità e accompagna il movimento.
Mentre avanzi, c'è una cosa che vale la pena osservare. Ti ho già mostrato che il lavoro totale può cambiare il movimento di un corpo modificandone l'energia cinetica.
Qui, però, sul piano e a velocità costante, accade qualcosa di diverso: la velocità non cambia e, con essa, resta immutata anche l'energia cinetica. Eppure, a ogni pedalata, stai continuando a compiere lavoro. E allora, dove va a finire?
Nel mio linguaggio, il movimento non cambia mai da solo: porta sempre con sé la traccia delle forze che lo attraversano.
E anche ora, mentre sembra scorrere uguale a sé stesso, quelle forze ci sono tutte. E tu le stai incontrando.
Mentre pedali, le tue gambe trasferiscono energia alla bicicletta. L’aria che attraversi oppone resistenza. Le parti meccaniche della bicicletta dissipano una parte dell’energia. Il terreno ti sostiene e permette alla bicicletta di avanzare. La gravità, sul tratto pianeggiante, tira verso il basso, ma non frena direttamente la tua corsa in avanti.
In questo caso, il lavoro che stai fornendo serve soprattutto a compensare le resistenze e a mantenere costante il movimento.
Poi, a un tratto, il sentiero cambia e incontri una salita.
La strada si inclina e la gravità diventa più evidente. Non stai più soltanto facendo avanzare la bicicletta lungo il sentiero, ma stai cercando di guadagnarti la salita.
Le gambe premono sui pedali, le ruote avanzano lungo la pendenza, il corpo accompagna il ritmo. Nei tratti più impegnativi puoi anche alzarti dal sellino, usando il peso del corpo per spingere con maggiore intensità. L’azione cambia registro. Il respiro si accorcia, i muscoli lavorano con maggiore intensità, il corpo cerca equilibrio, ritmo e forza.
Puoi affrontare la salita una pedalata alla volta, lentamente, lasciando che il corpo trovi un ritmo sostenibile. Oppure puoi spingere con più vigore, cercando di arrivare in cima nel minor tempo possibile.
Il percorso è lo stesso. Il dislivello è lo stesso, il corpo e la bicicletta sono gli stessi. E se scegli di arrivare prima, devi fornire più potenza: lo stesso lavoro, concentrato in meno tempo.
E guarda cosa è accaduto. Prima stavi salendo i gradini della scala di casa tua e ora stai pedalando lungo una salita. Sono due azioni diverse, ma ti hanno condotto nello stesso punto della legge.
È questo che volevo mostrarti. La potenza non appartiene a un'azione sola. Cambiano il corpo, il percorso, il modo di muoverti, ma ogni volta che lo stesso lavoro viene compiuto in un tempo più breve, la potenza aumenta.
E lei è già lì: non nell'azione in sé, ma nel ritmo con cui il lavoro attraversa il tempo.
Nel mio linguaggio io ti mostro proprio questo: il tempo non è un dettaglio esterno al movimento. Quando entra nel lavoro, cambia il volto dell’azione.
La potenza è la voce del tempo dentro il lavoro.
È ciò che distingue la stessa azione compiuta lentamente da quella concentrata in pochi istanti. E questo vale nel tuo corpo, nelle macchine e in ogni fenomeno in cui viene trasferita energia.
Per questo definire qualcosa “forte” non è sufficiente.
Io ti mostro proprio questo: la forza e la potenza non sono la stessa cosa.
La forza può agire su un corpo, ma la potenza riguarda il ritmo con cui il lavoro viene compiuto. Osserva: puoi esercitare una forza intensa senza compiere lavoro, se il corpo non si sposta. In quel caso la potenza è nulla. Se invece lo spostamento avviene lentamente, il lavoro viene compiuto in un tempo più lungo e la potenza è più bassa. Quando, al contrario, compi molto lavoro in poco tempo, la potenza aumenta.
La precisione, qui, non disinnesca il fenomeno. Lo rende più vero.
La forza racconta l’azione. Il lavoro racconta l’azione lungo uno spostamento. La potenza racconta quanto rapidamente quel lavoro accade.
Quando inizi a riconoscerla, la incontri ovunque: nel respiro che cambia salendo le scale; nel ritmo che aumenta affrontando una salita; nel braccio che solleva un peso lentamente o con più vigore; nelle ruote che devono portarti in cima in meno tempo; nel corpo che sente quando il tempo stringe il lavoro.
La potenza rende visibile il ritmo nascosto dell’energia, ma non sostituisce il lavoro. Non lo contraddice. Lo legge attraverso il tempo.
Fin qui hai incontrato il lavoro mentre cambia il movimento. Ora hai osservato che anche il tempo può cambiare il modo in cui quel lavoro accade, concentrandolo, distendendolo e cambiando l'intensità con cui il corpo lo attraversa.
È qui che la potenza lascia la sua traccia.
Ma il lavoro non ha ancora mostrato tutto. Perché non conta soltanto quanto lavoro viene compiuto, né soltanto in quanto tempo accade. Conta anche che cosa accade a quel lavoro quando attraversa le forze.
Alcune sembrano restituire ciò che hanno preso. Altre lo disperdono trasformando il movimento in calore, attrito, perdita apparente.
E allora il lavoro non si osserva più soltanto nel tempo.
Da questa soglia entrerai con me nel lavoro delle forze conservative e non conservative. Lì vedrai che una forza non conta solo per ciò che fa accadere, ma anche per ciò che lascia dopo il suo passaggio.
Linguaggio della fisica
Source: Potenza in fisica. Quando il lavoro incontra il tempo
After studying all the evidence of Harry's "make out sessions" with women I get to the conclusion that he is an avid boy kisser. And if you think otherwise you are a) must be blind, b) don't want to face the reality or c) never have had an actual passionate kiss
Let me show you some examples:
via poemsforpersephone
happy pride to the gay people in my computer <3
The Ripper saving life: Sorbet, Digestivo
HUNTER PARRISH Weeds | 4.13
Destiel - Fauve by andersss
I am very nervous because it’s my first serious erotic work. And my first Destiel. Because it’s my dear OTP, I waited to increase my skills to draw them… Of course, I used a reference (a gif on tumblr, I think ^^’) and a real wallpaper (on papierpeintdirect.com)
Never forget the nipple freckle when you put that angel in a situation ଘ(੭ˊᵕˋ)੭
Was inspired to participate in Restrainstiel Week which is what it says on the tin and I encourage everyone to be inspired and make art and fic and such
Hannibal (2013-2015)
“Mads took it upon himself to heighten the tension by throwing the books as close to me as he could. There was a lot of flinching.”
-Hugh Dancy (Mizumono audio commentary)
The greatest husband reveal.
“You should fear the other one.”
HOWL'S MOVING CASTLE (2004)
late to the party for restraintstiel week but I am here hi 🧍♂️
I kind of did multiple prompts whoops... | reference | patreon
Happy pride month everyone!!🌈✨️