Abbiamo tenuto la corda in due, l’abbiamo stretta, io da un lato, tu dall’altro, salda, per molto tempo, abbiamo provato a spezzarla, ma poi l’abbiamo ripresa e tenuta ancora più forte, come nulla potesse più scalfirla. Poi tu hai smesso, hai allentato la presa, man mano, in silenzio, ma uno di quei silenzi assordanti. E ad un certo punto l’hai mollata, l’ho sentito. Ho sento cadere quel lato. E allora ho provato a reggerla io, per due, più forte possibile e ho sanguinato, perché ha bruciato sulla pelle così forte, da fare male. Ed ho continuato a mantenerla, nonostante questo, nonostante tutto. Ed ora, stanca, a terra, senza più forze, io mollo la presa. Lascio la corda, a quel che sarà, a quel che vorrà essere, a quel che riusciremo ad essere. Tu ed io.


















